lunedì, 27 febbraio 2006

contro la delega

La delega ci sta invadendo l'anima sempre peggio.

È
 una storia perfida questa, e non riguarda soltanto il voto/non voto alle elezioni politiche o amministrative

Io non ho dogmi in proposito: in generale sarei favorevole all'astensione, talvolta me ne manca il cuore. Facciamo che (se proprio ci si sente di doverlo fare) si vota per scegliersi un nemico meno indecente!
Alla fine si è anarchici per avere delle chiese in meno non dei precetti in più.

Ma vorrei parlare di una delega più occulta di quella delle urne (funerarie) di questa democrazia presunta.
La delega della vita che vogliamo.

Il fenomeno del Reality show mi pare in questo sintomatico.
L'intero sistema della cosiddetta "Fabbrica dei sogni", lo denuncia già il nome: è nato per delegare, per proiettare altrove la propria capacità di immaginarsi una vita altra.

Non parlo del cinema, del fumetto (ecc..., ecc...) in sè, parlo del sistema di diffusione e sfruttamento che vi sottendono.
Ebbene è un delegare in grande: principi azzurri, principesse (s)velate, maghi, streghe, cavalieri, (s)cappa e spada, astronavi...

Lo immagini facilmente l'esercito impiegatizio di scarafaggioni kafkiani a sognare, pop corn alla mano, di essere Zorro.

Poi il sogno abbassa la sua soglia, la sua consistenza, la sua qualità... lascia o raddoppia: non si raddoppia proprio niente! Si lascia, si lascia sempre qualcosa di più...

E ora? Ora la nostra vita s'è così pervertita che una casa "normaloide", con dentro gente "normaloide" che fa cose straordinarie tipo: aprire il frigo, fare i piatti, parlottare del più e del meno... è qualcosa di
interessante in cui proiettarsi.

Siamo così in miseria da delegare anche il sogno di una vita qualunque.

Come reagire?
La reazione potrebbe essere quella di portare il proprio corpo per la strada. La repressione inizia sempre dalla repressione dei corpi, innanzi tutto. A quelli si rivolgono le manganellate, e in ultima analisi a quelli si rivolgevano i picchiatori di Genova.

Se voti con una croce su un simbolo tutto sarà distante e sicuro, se già cominci... non dico a fare la rivoluzione, ma anche solo a manifestare col tuo corpo... beh questo è già molto sgradito. Chi tocca muore.

"Il corpo già muore di per sé" ti dicono "non vorrai mica morire scomodo per strada?"
La civiltà si conquista morendo soli chez soi e delegando alla propria vita qualcuno o qualcosa.

Abbasso la delega.

Portiamo il nostro corpo per la strada!

postato da: AmoreAnArchiA alle ore 15:15 | link | commenti (7)
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martedì, 21 febbraio 2006

...come da minaccia

Studio legale Gesta & Po associati.

egregio Alessio Lega,

con la presente le comunichiamo la volontà del nostro assistito, il cavalier Giorgio Olmoti, di tutelare la sua credibilità professionale impedendo che lei perseveri nel volerlo accostare a immagini poco edificanti e talora biecamente insinuanti. Allo scopo la diffidiamo dall'ascrivere in riferimento al nostro assistito i termini "compagno", "bombarolo", "professore" (questo poi viola anche la par condicio) costringendoci, per ristabilire le sorti del dibattito a chiamarlo a nostra volta "cavaliere". le informazioni raccolte sulla sua persona ci fanno intendere che lei è persona poco rispettosa delle regole e per questo ci piace ricordarle che, qualora si verificassero altri incresciosi episodi di lesa immagine saremo costretti a citarla per danni, pignorandole da subito la mole ingente di materiale sonoro che arreda la sua casa mal collocata in milano, pur consapevoli che essendo per buona parte materiale piratato, il valore effettivo si riduce a poco. Sappiamo però di procurarle un dolore immenso e questo già ci consola. Le rammento che all'atto del sequestro verranno anche attivati dei gruppi d'assaggio giudiziari che le saccheggeranno le scorte di prelibate cioccolaterie che lei nasconde in un tramezzo in cartongesso dietro il termosifone finto.
il nostro studio rimane a disposizione per eventuali chiarimenti. se volesse raggiungerci prenda la linea nera della metropolitana e non badi a quei simpatici che le piomberanno il vagone, stanno solo facendo il loro lavoro. lavoro, caro lega, ha una vaga idea di cosa significhi questa parola. noi crediamo di no. si tagli i capelli e vada a lavorare, che ci è purtroppo noto che voi giovani volete tutto e subito, senza fatica.

avvocato Furio Gesta
postato da: AmoreAnArchiA alle ore 12:37 | link | commenti (4)
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lunedì, 20 febbraio 2006

ciò che il lega infamò torni al mittente

Profondendomi in scuse mi dichiaro pentito e, a pubblico e perenne mio ludibrio, do immediata e totale esposizione del commento dello stimato professor Olmoti... e mi valga da gogna! Peccai, ma sono pronto a riparare...

"posso anche pensare che tu lo faccia in buona fede ma, per quella minima nozione che ho del controllo che il grande guardiano applica sul mondo tutto se al mio nome annetti la doppia definizione di compagno e bombarolo mi stai praticamente consegnando al boia. ti ricordo che per anni tutte le renault quattro rosse d'italia sono state guardate con sospetto dopo quella trovata a roma moromortomunita. insomma gli basta poco a questi qui...
potrei rilanciare dicendo che sei un cantautore anarchico dalla verve esplosiva e che hai il tremendo vizio di sporgerti dai davanzali oltre il dovuto ma siccome io ti sono amico davvero, e non come dici di essermi amico tu che poi non mi tuteli la salute e vai anche a vivere nella via di milano meno raggiungibile che si conosca, lascerò perdere.
se poi come incipit della nostra serata insieme scegli un "e dunque l'abbiamo fatto" anche la mia immagine di maschio ne viene seriamente danneggiata. chiedo scusa alla folta platea femminile che mi scrutava con desiderio comprensibile, che se fossi femmina mi farei anche io, scoprendo in me non un anziano ciarlatano ma un simpatico "diversamente giovane". quarant'anni e non sentirli sarà del resto anche il mio motto dalle patrie galere se persisterai nel volermi dipingere come un pericolo per la storiografia.

riceverai notizie dal mio studio legale.

con immutata stima

giorgio olmoti"

postato da: AmoreAnArchiA alle ore 15:55 | link | commenti
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domenica, 19 febbraio 2006

ieri per De Andrè

E dunque l'abbiamo fatto!
Un po' mi sento in colpa, un po' è sempre un piacere...
Mi son ripromesso più volte di smettere di cantare in pubblico De André, lo fanno proprio in tanti... lo fanno anche molto bene, da molti punti di vista.
A me poi piace tanto anche cantare tante canzoni sepolte dall'indifferenza ingiusta, tante canzoni belle esattamente come quelle di De André, ma non conosciute e la cui esecuzione è dunque più indispensabile.
Mi riprometto, mi riprometto e poi ci ricasco sempre...
Sarà che per me, come per l'ochetta Martina di Konrad Lorenz, l'imprinting lì mi riporta, quelle son le prime canzoni sentite che m'hanno solleticato una vocazione al canto... e alle questioni sentimentali non si comanda...

Allora mi dico, se proprio lo facciamo almeno facciamoci pagare tantissimo (uh, uh, uh!), che la progressiva istituzionalizzazione di questo compagno porti almeno qualche frutto in un granaio spesso troppo vuoto, e invece poi qualche amico che te lo chiede c'è sempre, e cosa vado a chiedere soldi a Maddalena del Matatu?

Dunque in piena incoerenza ho fatto una serata DeAndreiana anche quest'anno. Le (auto)scuse per farla erano 2:

- il compagno Giorgio Olmoti, il bombarolo della storiografia, che presentava il suo libro, e fare qualcosa con Giorgio è di per se motivo di scompiscio profondo, oltre che di profondità tout court.

- a dicembre ho visto a Parigi uno spettacolo di Maxime Le Forestier, del suo progetto che da dieci anni a questa parte viene portato avanti col nome di Cahier Brassens. Già documentato da qualcosa come 10 dischi live, è un progetto in cui le canzoni di Brassens vengono addirittura sottoarrangiate (l'originale era sovente due chitarre e contrabasso, il cahier è fatto solo con la chitarra) alla ricerca del nocciolo di questa semplicità difficile a farsi.
Bene forse, ho pensato, dopo tante belle versioni che privilegiano a volte la parte teatrale e di costruzione (gli spettacoli di Bisio su Buona Novella e Impiegato) a volte il respiro musicale con ricostruzioni vuoi filologiche, vuoi innovative degli arrangiamenti, è giunto il momento di tentare un'operazione che riporti al punto di partenza della PAROLA CANTATA.
Quella. Senza sovrastrutture musicali o drammaturgiche. Quei versi ricchi di rima e senso.

A me basta poco a volte per divertirmi. Il pubblico sembra aver gradito, anche per la presenza di Isa, di Suso, di Marco Levi e di quelche altro amico di cui non conoscevo il nome.

Grazie a chi è venuto.
postato da: AmoreAnArchiA alle ore 15:48 | link | commenti (7)
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venerdì, 17 febbraio 2006

domani al compleanno di Faber

dal comunicato di bielle.org

Un compleanno. Una festa doppia. Come ogni anno, dal 2000 a questa parte, si sono moltiplicati gli omaggi postumi al nostro massimo cantautore, Fabrizio De Andrè. Siamo contenti. Pensiamo però che l'uomo che ha scritto "è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati" potrebbe gradire che anche la data in cui "ci siamo incontrati" sia una data in cui è bello ricordarsi di lui. Vi invitiamo dunque al sessanteseiesimo compleanno di Faber presso il Matatu, Sabato 18 febbraio 2006.
La serata presenterà due anteprime assolute per Milano:
-la presentazione spettacolo del libro: Fabrizio De Andrè ? una musica per i dannati di Giorgio Olmoti Ricordi 2004
-l'anteprima dello spettacolo "Il cahier De André" di Alessio Lega
Inserito nella prestigiosa collana della Ricordi "Le voci del tempo il libro rintraccia un percorso storico, politico, poetico e umano che viaggiano di pari passo negli anni del secondo novecento nostrano. La presentazione, accompagnata dalla chitarra di Alessio Lega, è un vero spettacolo che prende le mosse dal libro per evolversi in un divertente e agghiacciante ritratto del nostro paese, attraverso lo specchio dell'opera di uno dei suoi massimi poeti. "Il Cahier De Andrè" è uno spettacolo di disarmante semplicità che debutta appunto al Matatu in quest'occasione. L'idea è venuta ad Alessio Lega assistendo allo spettacolo "Le cahier Brassens" di Maxime Le Forestier. Alessio pensa che forse, dopo tanti adattamenti e arrangiamenti teatrali e musicali, interessanti o azzardati che siano è l'ora di fermarsi un attimo e scavare nell'essenzialità delle canzoni di De Andrè, alla ricerca di una chiave universale che possa aprire la porta di canzoni che si rinnovano ad ogni interpretazione. Un microfono, un quaderno pieno di parole, una chitarra e il cuore degli amici che vorranno venire, sono gli strumenti che oggi più ci servono per cantare De André. A seguire PALCO APERTO (Portatevi le chitarre!)
postato da: AmoreAnArchiA alle ore 19:31 | link | commenti (2)
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