quest'estate è un pugno di sale/nel deserto di questa vita/quest'estate si gioca un mondiale/e la gente sta bene, sta male/muore vive e va alla partita
Diceva "il poeta" già nel lontano 1994.
Da allora sono scolati gli anni nei tubi (io ponti ne uso pochini) e ne sono successe... (in verità interiormente per me ne erano successe di più prima, ma usa dire così!).
Ciò che non cambia gli è che ogni quattro anni si rinnova la tortura del mondiale di calcio. E la mia incoercibile ostilità a questo malattia mentale collettiva.
All'epoca del '94 ricordo che giravo con laLaura nell'afa del giugno milanese (sempre intollerabile il giugno in questa città) ed essendo io molto più giovane e testa calda ne sbraitavo con chi capitava a tiro.
Vagavamo di pizzeria in pizzeria.
I camerieri stazionavano fuori (per il caldo), ma davano l'impressione di essersi improvvisamente uniformati a quell'incivile pratica europea per cui si usa adescare i clienti fuori dai locali. Qui in Italia la cosa non ha mai attecchito, probabilmente perchè dalle nostre parti mangiare è ancora più un piacere che una triste incombenza.
Io e laLaura prima d'entrare chiedevamo "Per caso il locale è dotato di maxischermo?"
Il cameriere porgeva il miglior sorriso che una spugna intrisa di sudore può proporre e diceva entusiasta "CERTO!"
E noi in coro "Buonasera!" e ci allontanavamo in fretta lasciando esterrefatto il buon diavolo.
Erano epoche di eroici furori, mi consideravo un brigatista fuoritempomassimo e flirtavo idealmente con ogni trucido movimento - purchè rivoluzionario - del mondo.
Così, anche in questo campo, mi ribellavo all'insulsa appartenenza italiota - corroborata dalla magliazzurra - con un radicale "anti/tifo". Provocazioni a Manetta.
Mo' siamo cresciuti, ma non per questo mi ritengo meno radicale. Resto radicalissimo, ma ho un po' perso il gusto delle frasi minacciose, e fare paura a chicchessia mi compiace molto meno d'un tempo.
Credo di essere anche più radicale di ieri e, pur conservando la simpatia per ogni forma rivoluzionaria, anche quelle tostissime, non ho fretta di dare la vita alla prima causa persa, perchè m'interessa molto sposarla alla seconda e vedere se così diventa un po' meno persa.
Sono così anche per quanto riguarda il calcio e il mondiale: non mi sentirete più intonare per la strada improvvisati inni in favore di qualsiasi squadra si scontri con lanazionale... però mi tengo stretto l'antico stupore per ogni uomo sensibile che dedica le sue ore a questa stronzata.
di quest'immobile dolore, contrabbandato per ironia, non so più che farmene.
Un tempo se ne facevano versi...
aveva un senso: le donne all'epoca erano più sensibili (o così mi piaceva pensare) al richiamo della sofferenza.
Avevano ragione: i giovani che soffrono sono commoventi, i vecchi che soffrono sono appena, appena sensati.
Mò essendo io diventato vecchio suscito tutt'al più indifferenza o, se insisto, insofferenza (e se ancora non hai capito che la vita è "un oasi d'orrore in un deserto di noia", che cazzo perdi tempo a citare Baudelaire sin dalla prima canzone del tuo primo disco!).
E poi all'epoca la mia filosofia di vita era più etica: il presente mi pareva impossibile, il futuro necessariamente grandioso.
Ora il presente mi pare vivibilmente indecente (gran parte della vivibilità è data dall'arte della pralineria), il futuro è una necessità negata.
(un altro mondo è impossibile/un altro mondo è indispensabile)
Ma bando alle vane ciance, la mia depressione esistenziale è disturbata da un problema contingente: la mia collezione di cioccolatini si sta sciogliendo! Fa troppo caldo.
Dunque il dilemma è:
- me li mangio tutti (e subito!), mandando a puttane il tentativo numero 35 di cominciare una dieta.
- li metto in frigo, garantendone sì la sopravvivenza, ma di fatto facendo coagulare il burrocacao in superficie, e dunque rovinandoli.
di quest'immobile dolore...
e vabbè... giustamente c'è chi di 'sta cosa qua ha fatto un lavoro.
Intendo: andare in giro a cantare le proprie canzoni.
Nulla in contrario, quando mi capita di essere ben pagato ne sono felice.
Ma non è per questo che ho iniziato e non è per questo che continuo.
Se io canto è per essere ascoltato.
E non è carto gratis.
Il prezzo che chiedo al pubblico è enorme: quello di farmi credere che queste canzoni siano utili a qualcosa.
Per tutti questi motivi, come ho detto per ogni dove, credo nella libera diffusione dell'arte.
In coerenza con quanto detto ho deciso di innaugurare sul sito dei miei compagni di bielle.org una pagina di cd liberamente scaricabili, anche per tentare di mediare l'assoluta libertà di circolazione delle idee con una proposta che tenga almeno un po' conto dei desiderata dell'autore (scaricare tutte le canzoni di un disco, ascoltarle, almeno una volta, nell'ordine suggerito, ecc...).
Resistenza e amore, il disco in questione, aveva fatto tutto quello che poteva fare con gli scarsi mezzi distributivi e promozionali a nostra disposizione (circa 3000 copie vendute, circa 100 concerti, la tourné coronata dalla registrazione del live che prima o poi verrà pubblicato, ecc...). Potevo anche permettermi il lusso di regalarlo, potevo anche affermare l'idea che comunicare mi è assai più caro che vendere.
Altri hanno seguito l'esempio, e ne sono assai fiero!
Ora il sito bielle, in seguito a un intimazione, è costretto a sospendere le pagine in questione.
Effettivamente dal punto di vista formale per distribuire, anche gratuitamente, le proprie opere tocca versare la marchetta alla SIAE.
D'altronde per entrare nei canali distributivi del mercato discografico è inevitabile depositare in SIAE le proprie canzoni.
Io per fortuna ho un editore simpatizzante, mio e delle mie idee, che mi guarda un po' come se fossi un mentecatto, ma non m'impedisce di far le mie mattane.
Ma, nonostante ciò a Bielle è stato intimato di sospendere le pagine in questione e a nulla è valso protestare che IO stesso le avevo avallate.
IL commercio avrà i suoi diritti... ma la libertà di esprimere le mie idee che persino la costituzione mi riconosce sin dal suo terzo articolo?
Probabilmente la SIAE non ritiene che le canzoni siano mezzi per esprimere le proprie opinioni più che le marche di schiuma da barba.
Resta il fatto che impedire di proporre le proprie idee a mio avviso è una pratica fascista.
Come dicevo più sotto sempre Viva V.E.R.D.I. (Vittorio Emanuele Re D'Italia).
Fra papponi e fascisti ci s'intende!
Fra artisti e mercanti un po' meno...
Stasera saremo a PAVIA nella meravigliosa cornice del Castello Visconteo, per un meraviglioso Festival Autogestito (ecchecazzo!). Fatevi vedere.
ULTIMORA: il concerto previsto per domani ad Arezzo è stato annullato!
Credo che le parole del lutto non siano il forte di nessuno, certamente non il mio.
Ieri è morto il mitico batterista dei Gang. Nostri fratelli, nostri compagni, nostri amici.
Lo sgomento e il senso di perdita di questo artista fa abbrunare e tacere ogni retorica, ogni frase in segno di lutto.
La grande tenerezza e l'amore per i fratelli Severini e per gli altri della banda ci ha spinto però a dare questo saluto.
" Speriamo di vederci presto con parole migliori", come m'ha detto Marino.