Soprattutto nei momenti di depressione - più che altro per toccare il fondo e avere una speranza di risalita - faccio quella perversa operazione che consiste nel "controllarsi" su google.
L'ultima volta risale a un paio di giorni fa.
Con l'occasione sono inciampato in una recensione.
Quando quel vecchio arnese di "Resistenza e amore" è uscito - ormai un paio di anni fa - ho fatto presto in tempo ad abituarmi a molti elogi, a qualche stroncatura (anche feroce) e ad alcuni entusiasmi a volte imbarazzanti!
Ma era appunto un bel pezzo fa, e nel frattempo ho fatto anche in tempo a disabituarmi nuovamente!
Dunque ora mi trovo "disarmato" a compiacermi di queste parole:
Malinconia d’amore e voglia di reagire. Così si potrebbe riassumere “Resistenza e Amore”, il disco d’esordio di Alessio Lega. (...) è un disco davvero bello. Un disco molto personale anche, in cui Alessio esplora le varie forme della sua malinconia lavorando su testi che hanno un’eleganza da romanzo francese di fine ottocento, ma leggendoli con lo spirito di un anarchico passionale. (...) Sembra che Alessio abbia assimilato e fatto suo lo spirito letterario da Parigi di inizio secolo scorso, a tal punto da renderlo perfetto per raccontare le sue di ansie di inizio secolo, il linguaggio ideale per mettere in scena le proprie sensazioni e ciò che del mondo le suscita.
Era da tanto che non sentivo una simile cura ed efficacia nell’avvicinare rime, tanto affascinanti per il loro gusto colto e retrò, quanto al contempo fresche ed accattivanti. Nella costruzione dei suoi testi Alessio si rifà alla tradizione musicale europea, sia quella dei cantautori francesi e nostrani (...), sia rivisitando strutture e metriche proprie delle ballate popolari di mezzo continente.
(..) Alessio può vantare la presenza dei Mariposa, con tutto il gruppo impegnato a stravolgere musicalmente le sue canzoni. Come si intuisce dal booklet, devono esserci stati discussioni parecchio sanguinose tra autore e gruppo per decidere come gli arrangiamenti avrebbero dovuto suonare. Ma la varietà di suoni e stili introdotti dai sei musicisti si affiancano molto bene alla bella voce da chansonnier di Alessio, e il felice risultato finale è un amalgama eccentrico ma molto ben impastato di tradizione e novità.
I pezzi del disco sono tutti molto belli, profondi e ben curati, rendendolo un lavoro molto compatto.
La prima parte del disco è caratterizzata da una profonda carica malinconica, trattando temi come il sentirsi stranieri sempre, anche a casa, e il provare la mancanza di una felicità e di un amore che continuano a mostrarsi possibili per poi inesorabilmente sfuggire. Gli arrangiamenti giocano di volta in volta ad assecondare le parole o andare del tutto controcorrente rispetto a queste, risultando spesso movimentati e allegri quando invece i testi esibiscono una desolante assenza di speranza. Pur trovando stupido il fare distinzioni tra i bei brani di questa parte, come l’aerea “Straniero”, la dolce e triste “Nemmeno per un attimo” o gli inni alla donna che da e che toglie di “Resistenza e Amore” e “Un’oasi nel deserto”, per mio gusto personale mi sento di innalzare la divertente e ritmata “Parigi val bene una mossa” (...) e la sgretolata “Chi?”, che con la sua atmosfera cupa e i suoi suoni frammentati descrive perfettamente i sentimenti di chi vede affacciarsi all’orizzonte un sogno d’innamorarsi che rimane sempre tale, distante. Una piccola nota a parte per la splendida “Ode al moto perpetuo”, un allegro pezzo recitato in cui Alessio guida la rivoluzione dall’alto della sua bicicletta (“suola e pedale, questo è il vero ideale”).
Si entra così nella seconda parte del disco, la sua parte politica. Ammetto di essere usualmente diffidente nei confronti di chi cerca di fare musica politica di questi tempi, dopo aver sentito a fatica in questi anni qualcosa che andasse oltre i facili slogan orecchiabili. Per Alessio mi trovo costretto a rimangiarmi tutto, e in dovere di inchinarmi per come è riuscito a trasformare in canzoni le sue idee sulla guerra.
“Rachel Corrie” mi ha fatto piangere. Rachel è stata una ragazza americana di ventitre anni, travolta e uccisa da una ruspa israeliana mentre tentava di opporsi alla distruzione delle case palestinesi. Quando, dopo aver raccontato la cacofonia di dichiarazioni politiche date in pasto alla stampa per spiegare quel che è successo, Alessio arriva a immaginarsi e a pronunciare sottovoce le semplici motivazioni che la ragazza rende alla sua Morte per spiegare il proprio gesto, è difficile non sentirsi al contempo complici e vittime di questo nascondere dietro troppe parole il fondamentale valore della vita di qualcuno. L’introduzione del tema musicale della canzone successiva, suonato dai fiati di Enrico Gabrielli in stile New Orleans, riesce a malapena a curare lo sconforto che “Rachel Corrie” giustamente suscita.
La seguente “Vigliacca!” è invece una ballata senza tempo contro la guerra, che avrebbe suonato bene in bocca a qualsiasi soldato al fronte degli ultimi cent’anni. Di un altro tipo di guerra si parla invece in “Dall’ultima galleria (Genova)”, che come si può intuire dal titolo parla degli avvenimenti del luglio 2001. È un brano molto personale, poetico e carico di dissenso, ma la sua durezza e il suo essere schierato non sembrano intaccarne la forza. Un bel modo per affermare i propri sentimenti e i propri ideali, che immagino siano alcune delle poche cose che chi deve aver vissuto quei momenti potrà sentire ancora pure dopo tutte le porcate avvenute in quei giorni (...). In chiusura troviamo la cullante “Altrove”, che pur essendo un bel pezzo che riprende il tema iniziale del sentirsi stranieri, risulta però sfortunatamente fuori posto e debole dopo la rabbia e il dolore che l’hanno preceduta.
(...) Per la capacità che possiede di comunicare i suoi sentimenti, da parte mia mi sento di dovergli dire che quel suo “sogno modesto e folle: essere utile a qualcuno” di cui il disco vuole essere testimonianza ha tante buone possibilità di essere realizzato, dove (come con il sottoscritto) non l’ha già fatto.
Per concludere, insomma, un grazie ad Alessio e ai suoi compagni Mariposa per quel che hanno saputo regalare, e non me ne vogliano se pur’io mi associo con la mia vocina da poco al grido “potere alle chimere”. (Alessandro Munari - alias Baccardi - July 14th 2006)
ma a bastonare il mio gongolìo arriva invece un rapido quanto velenoso appunto di un "adepto" del forum dell'amico (e sommo artista) Max Manfredi, che, a proposito del disco di recente uscita Porta dei canti curato da Isa, dice:
(...) prendo lo spunto dal libro-cd "porta dei canti" che ho avuto modo di sfogliare e di ascoltare. con tutto il rispetto per il lavoro di gente come isa, alessio lega, cristiano angelini, mi sembra che il dislivello sia quantomeno imbarazzante. (...) come quella di lega che, scusate il pensiero, mi sembra sia rimasto un po' fermo agli anni '70 (e la comunicazione non viene aiutata dalla ricerca di parole desuete o sfoggi di cultura che suonano artefatti e si sente). ho sentito dischi buoni ultimamente anche da parte di autori nuovi o poco conosciuti, questo onestamente mi sembra meno indispensabile. (...) Gianni F.
e ancora
La musica, la canzone, i testi e il modo di scrivere si sono comunque evoluti nel tempo e i Brassens, Brel, Ferrè e compagnia sono stati già saccheggiati abbastanza da molti e molti anni, li hanno suonati, tradotti e cantati in tutte le maniere, molti ne hanno tratto spunti - con risultati non eccelsi, secondo me - ma restare ancorati per anni, lustri, decenni, a quei riferimenti trovo sia un po' limitativo (anche perchè, se voglio ascoltarmi un classico, ascolto direttamente Brassens e non Alessio Lega, con tutto il rispetto).
Intanto sarebbe interessante obbiettare che "Fermo agli anni '70" si può tradurre con "Fermo al movimento" che è un bellissimo ossimoro.
Non nego in effetti che un mio grosso punto di riferimento (morale, visto che son nato nel 1972) siano gli anni '70... Però dell'800!
La comune di Parigi, Rimbaud e Verlaine, Tristan-Corbier... e poi le avanguardie artistiche, Satie, Aristide Bruant, Bakunin...
Che vogliamo farci: c'è chi legge i classici e chi prova a parlarci.
C'è chi vorrebbe ascoltare Brassens e si trova a che fare con me.
Chi vorrebbe polemizzare con Harold Bloom e si trova a che fare con Gianni F.
Il mondo è ingiusto!
Ma non essendo più gli anni '70 è inutile provarsi a cambiarlo, figuriamoci poi con canzoni che - come si evince dagli ultimi commenti - possono sì incontrare - senza nessuna preparazione - il favore delle piazze di un paese del Salento, ma essendo infarcite "di parole desuete o sfoggi di cultura" non mi aiutano a comunicare con Gianni F.
Né d'altronde - come diceva Petrolini - ci tesi mai.
Ed eccomi ancora in una Milano fresca... a tratti temo possa diventare ben presto troppo fresca... quasi piovosa.
Sono in controtendenza col mondo. Io non soffro il caldo (peraltro se non è ventoso non detesto neanche il fereddo).
Invece soffro incondizionatamenet l'aria condizionata. C'è qualcosa di sintetico nell'aria condizionata che mi dà l'immediata sensazione di come quel freddo falso mi stia facendo male.
Gli ultimi dieci anni hanno visto trionfare i condizionatori sulla natura. Ormai è un obbligo, una certezza, una conditio sine qua non del vivere.
Follia, follia... ovunque aria condizionata!
E chi non l'ama è irriso, chi si ribella guardato con scherno e sufficienza, chi si leva per abbatterla è considerato un perverso provocatore, un misantropo inaccettabile.
Ma sarò il solo a odiare il condizionamento?
Ed eccomi a Milano in eterno ritardo su tutto.
Mò la prima scadenza è l'articolo per A (rivista anarchica).
Io non so come facciano i giornalisti veri, che già solo con una partecipazione fissa a un mensile io mi sento sempre il fiato sul collo.
Però non potrei mai pensare di mollare questa collaborazione... (ideologia a parte) continuo a trovare centinaia di persone, in ogni parte d'Italia, che dicono di leggermi regolarmente su A...
sinceramente non pensavo fosse così tanto diffuso!
Fra l'altro si sta sempre più scavando in me la convinzione che, a fare i cantanti e a scrivere canzoni più o meno belle, siamo capaci in tanti, e che, in questo momento, il lavoro più urgente, il più militante, il più necessario alla canzone d'autore sia quello di ricostruire capacità d'ascolto.
Curiosità sopratutto!
Io, come persona, voglio avere a che fare con la curiosità di chi va a sentire un concerto proprio perchè non conosce il cantante e non il contrario.
E' proprio questo che la televisione è quasi riuscita del tutto a sopire la curiosità di qualcosa di nuovo. E ce l'hanno messa in culo.
Io - non solo su A, ma anche nei concerti - evoco continuamente dei nomi, li propongo li cito: Leprest, Renaud, Brel, Okudzava, Jose Mario Branco, Barbara, Lafaille, Utge-Royo, ...
Un tempo erano semplici messaggi nelle bottiglie... procurarsi qualcosa di uno di questi era un impresa da vecchie talpe, da grandi viaggiatori, da scrematori di discoteche (mi ostino a chiamare così i negozi di dischi).
Oggi basta cercare su un e-mulo qualsiasi e un'idea spesso te la puoi fare anche da casa!
Evvabbè... anche quest'internet è un prodotto controllato dal mercato, non c'è dubbio, come non c'è dubbio che non si possa del tutto tagliar fuori i tanti che per ragioni economiche o generazionali non riescono ad acquisire alcuna familiarità con questo mezzo... ma insomma per me è meraviglioso poter dire "No! Milig ar Skañv, alias Glenmor (il padre spirituale di tutta la canzone militante bretone), non me lo sono inventato io! Vai e scaricatelo!"
Ci siamo accapigliati intorno a un tavolo di Aulla, durante un'intera notte del premio Lunezia con quell'uomo adorabile ch'è Piero Galletti (c'erano anche laMamma e il Paolo Talanca).
Lui odia Internet e non la si finiva più di litigare amorevomente su 'sta cosa.
Piero è veramente un resistente: quando alle sei del mattino (partivo alle 9 del giorno stesso) e alla 15esima bottiglia di vino ha detto : "Come non ti fai un'altra grappa???... ma allora sei un fascistone!"... io sono stato lì lì per arrendermi... ma non è nella mia natura!
Milano, Parma, partenza notturna alla volta della Calabria, Cropani di sopra (grande attenzioni e grande accoglienza degli organizzatori locali... grazie, grazie, grazie).
Poi, il giorno dopo, innocente e inconsapevole ho preso i 4 (quattro) treni che mi hanno portato a Lecce nel medesimo spazio di tempo in cui sarei potuto arrivare a Hong Kong.
E c'è ancora qualche demente che parla di ponti sullo stretto... siii, per passare lo stretto in tutta fretta e poi restare a contemplare la riva bloccati per sempre sull'una o l'altra sponda...
E ancora, il 5 son ripartito alla volta di Genova dove il maestro Spiccio - ormai più scarmigliato che mai e con l'aria di avere due anni di sonno arretrato - ci aspettava per accompagnare me e Isa a Solaio.
Pare le condizioni sonore fossero disperate per il pubblico ( a volte dal palco non si capisce) i Tordelli erano invece all'altezza della leggenda!
Poi ho raggiunto Torino, di lì a Milano.
In tutto questo andare e venire ritenevo le farfallette mi considerassero ormai un contendente indegno e codardo e si fossero definitivamente impossessate della casa. Invece nulla... paiono migrate altrove... giusto un lontano residuo in una busta smezzata di carnaroli... ma per il resto tuttotace, non un battito d'ala.
Domani riparto per Mesagne col maestro Bartoli.
***
Fin qui l'argomento leggero della mia vita, ma da qui non sono più in grado di continuare.
Ogni parola è sprecata, ogni fiato è superfluo. La guerra normale e quotidiana - oggi di nuovo il Libano, e la follia cresce - bordeggia questa cosa che è la nostra terribile pace.
Sterminata la pietà, il grande urlo non consente più di occuparsi di sé. E anche questo andrà messo in conto ai Master of War di turno.
(Ricordo che nel mio anno di servizio civile coi tossicodipendenti, tutto quello che era normalmente la mia esistenza mi appariva frivolo, superfluo. Non ho mai litigato tanto come allora).
Quotidianamente giungono in posta mail con link a foto terribili e avvisi su avvisi "non aprite se non siete in vena d'orrore". La prima volta mi son detto "massì...".
La seconda ho aspettato un attimo e poi ho aperto, perchè certe cose vanno viste comunque.
Il faut tenter de survivre?
fra la trasferta calabrese e il ritorno nel Salento natio (il concerto nel castello di Mesagne del 12) ho un concerto bello comodo in Versilia, domani 6 agosto, accompagnato dal maestro Spiccio e da Isa.
Chi può venga, anche perchè il compagno Romolo sostiene che vi si facciano i Tordelli migliori del mondo... e il compagno Romolo se ne intende...
Pensate solo che l'ultima volta che ci siamo visti assisteva a un mio concerto pomeridiano, più o meno da quelle stesse parti (Riomagno credo), e poi m'ha salutato tutto trafelato dicendo che a sera andava ad assistere a uno di Ivan Della Mea a Pisa!
Ora questo denota una resistenza che manco Duccio Galimberti...
Con un compagno in grado di resistere nella stessa serata a me + il Mea (con relativi spostamenti) abbiamo praticamente già vinto la rivoluzione. Basta solo mettersi daccordo per cominciarla.
Le istruzioni per arrivare (domani a l mio concerto... in futuro chissà) - fornite direttamente dagli organizzatori - sono le seguenti:
indirizzo: via solaio 25 pietrasanta lucca....
cioè:
da Pietrasanta verso Seravezza, lungo la provinciale che costeggia il fiume,
all'altezza della frazione e del cartello Vallecchia (100mt dopo)
trovi una chiesa su di un curvone....attento a non superarla....
altrimenti nella sua piazza fai manovra e torna indietro perche subito prima
della chiesa, a destra,
trovi via solaio (che non si vede tanto bene....) su quella strada trovi la
casa del popolo e tante bandiere che ti diranno che sei arrivato.