Budapest, venerdì, 26 ottobre 1956
Appena dopo l'alba, un cinquantanovenne con enormi baffi e un cappello da cowboy, armato di fondina e cartucciera, si presentò davanti alle barricate di piazza Szena. Era Janos Szabo, che presto diventerà per tutti a Budapest lo zio Szabo, il più amato fra gli insorti.
Szabo sarà forse sembrato un po' bizzarro con quel suo naso aquilino e l'aria trasandata, ma aveva uno strano fiuto per la guerriglia, un contegno schivo e un'autorevolezza indiscussa.
"Lo zio Szabo fu una scelta obbligata nel nostro gruppo. Era semianalfabeta, parlava poco o nulla, ma aveva una visione molto chiara delle cose e capiva al volo la situazione. Aveva un carisma ineguagliabile."
Janos Szabo era nato in una povera famiglia contadina a Zaruzseny, ora in Romania. Abbandonata la scuola a dodici anni, si era fatto le ossa come operaio specializzato. Durante la brevissima repubblica sovietica di Bela Kun, fu comandante di brigata dell'armata rossa. Rimasto in Romania fra la minoranza ungherese in Transilvania, lavorò nelle ferrovie come manutentore. Nel 1944 si spostò in Ungheria e trovò lavoro come autista per il ministero dell'agricoltura. Per un po' fu l'autista di fiducia di Imre Nagy, quando quest'ultimo era ministro dell'agricoltura nel governo di coalizione postbellico. Szabo entrò nel partito nel 1945 e ne uscì all'inizio della dittatura del testa di cazzo Rakosi. Nel 1949 fu recluso per tre mesi dopo un tentativo di espatrio clandestino. Scarcerato, tornò a fare l'autista per un'impresa statale di distribuzione, ma fu arrestato nel 1953 con la falsa accusa di essere una spia. Per sua fortuna scampò alle torture e uscì di prigione dopo nove mesi senza affrontare un processo.
Nel 1956, piazza Szena era una trafficata stazione dei tram e degli autobus nel cuore di Buda, che collegava i ponti sul Danubio alle strade dirette a nord. Dalla prima mattina dell'insurrezione, un gruppo di ribelli combatteva sul posto, utilizzando i tram come barricate. Più di una volta si erano dispersi riuscendo però, fra mille difficoltà, a riunirsi di nuovo. Quando zio Szabo prese il comando, gli insorti - non più di cinquecento - costruirono una postazione facilmente difendibile.
"Prima combattemmo con pochi fucili d'assalto e qualche pistola mitragliatrice presa all'esercito ungherese. Poi sottraemmo ai sovietici parecchi mitra e perfino un blindato con una mitragliatrice pesante. Eravamo organizzati ma, in parte, anche piuttosto confusionari. Se un tizio voleva combattere, afferrava un fucile, andava in piazza Szena, si appostava all'angolo di una strada e combatteva, tutto qui. Nessuno lo interrogava o cercava di impedirglielo."
Dopo aver messo al sicuro la base, zio Szabo spedì i combattenti in missioni di disturbo che lasciarono i russi di stucco: "Normali casseruole o padelle riempite d'acqua, appese a dei cavi, venivano calate in mezzo alla strada. Quando sentivamo venire avanti i russi , abbassavamo lentamente le pentole fino a un metro da terra. All'inizio i carri russi esitavano. Questa indecisione dava il tempo sufficiente ai combattenti negli appartamenti o negli uffici in alto per lanciare le molotov e le granate dalle finestre." Un'altra tattica consisteva nel piazzare mattoni in mezzo alla strada e coprirli con assi di legno. Da lontano assomigliavano a mine di terra. Zio Szabo ricordava a tutti i ribelli che, una volta messi fuori uso, i carri diventavano ottime barricate per la successiva scaramuccia. A Buda, la parte collinare della città, zio Szabo escogitò l'idea di rivestire le strade di seta e di versarci sopra acqua saponata: i carri scivolavano, sbandavano e si scontravano fra di loro.
Piazza Szena cadde il 6 novembre. Zio Szabo fu catturato mentre cercava di riparare in Austria. Fu impiccato nel gennaio del 1957.
Non è che sia nato maestro di trionfalismi, per carattere piuttosto nichilista anzi.
Però è stata una grande occasione. Tutto il repertorio del nuovo disco, affrontato in molti casi per la prima volta in pubblico, con tutta l'elettricità del caso, ci ha galvanizzato.
La gente tantissima ed attenta, fino alla fine...
Grazie a tutti.
10 serate all'anno così e addio depressione!
Proprio due giorni e 85 anni fa nasceva Tonton, Georges Brassens, a Sète, che allora si chiamava Cette.
Ma il "quando" non aveva tanta importanza per lui (Le temps ne fait rien à l'affaire), quanto al dove:
LA BALLATA DI QUELLI NATI DA UNA QUALCHE PARTE
È pur vero che son piacevoli questi villaggetti
questi borghi, le frazioni, i siti, le città,
con le fortificazioni, le chiese, le spiagge
non hanno che un difetto: essere abitati,
ed essere abitati da gente che sogguarda
gli altri con disprezzo, dall’alto dei bastioni,
la razza degli sciovinisti, i portatori di coccarde,
gli imbecilli felici d’esser nati da una qualche parte.
Maledetti tutti i figli di una madre-patria
che si impalassero una volta per tutte sul loro campanile
quando vi mostrano le loro torri e i musei e i municipii,
e vi riempiono del loro paese natale fino a farvelo vomitare.
Che vengano da Roma, Parigi o Sète,
o da casa del diavolo, o da Zanzibar,
anche fosse Montcuc, son capaci di vantarsi, perdinci,
gli imbecilli felici d’esser nati da una qualche parte.
La sabbia nella quale, finissima, i loro struzzi
sprofondano la testa, non ce n’è di più raffinata...
Quanto all’aria con cui gonfiano le loro palle
le bolle di sapone, è un soffio divino.
E così, poco a poco, giungono a montarsi
la testa fino a ritenere che lo sterco dei loro cavalli
(anche di legno) renda invidioso il mondo,
gli imbecilli felici d’esser nati da una qualche parte.
Non è un “luogo comune” quello della loro nascita,
compatiscono davvero quei poveri disgraziati,
gli incapaci che non ebbero la presenza di spirito
di vedere il giorno nel loro stesso luogo.
E quando la squilla li chiama, rompendo la tranquillità precaria,
contro qualche straniero, certamente barbaro
escono dal loro fosso per morire alla guerra
gli imbecilli felici d’esser nati da una qualche parte.
Dio mio, che bella sarebbe la terra umana
se non si incontrasse questa razza demente
questa razza importuna, che abbonda ovunque
la razza territoriale, la gente d’origine controllata.
Sarebbe bella la vita, in ogni caso
se non avessi cavato fuori dal nulla questi cazzoni,
prova definitiva della tua inesistenza:
gli imbecilli felici d’esser nati da una qualche parte.
Di questi tempi Tonton è sempre nei nostri cuori, anche perchè stiamo preparando la grande mostra degli originali di Lorenzo Sartori per il mio nuovo disco (già visitabile domani alla conferenza stampa di presentazione di Acrobatici Anfibi in Scighera alle 12).
Diamo appuntamento a tutti per sabato 28 (sempre in Scighera) per il concerto di presentazione ufficiale del disco.
Chi avesse anche voglia di una serata più intima sappia che il giorno prima (venerdì 27) al circolo ARCI Sagapò c'è uno spettacolo che affronta in modo più sobrio, voce e chitarra - come una chiaccherata fra amici con canzoni - i rapporti fra le mie canzoni e quelle dei "riferimenti" italiani popolari e non (mentre il giorno dopo affrontiamo quelli francesi).
In questo caso sarà con me - strappato al suo lavoro di montatore cinematografico - Claudio Cormio, da anni il sodale di Ivan Della Mea e di tanti altri, che giocherà con me il gioco di collegarmi idealmente a quel mondo dell'Istituto De Martino e del Nuovo Canzoniere, di cui pure mi onoro di sentirmi in qualche modo un "figliuolo".