domenica, 31 dicembre 2006

...uno dei cento

Stamattina (ieri mattina, per voi che leggete) arriva una mail in cui m'avvertono che io sono sulla Repubblica (inteso come giornale).

Allora dico a papà "portami Repubblica", e la guardo da cima a fondo... e non mi vedo.

Cosa sarà?
Magari è solo sulle pagine di Milano, e mo' sto a Lecce...
magari a questa copia manca proprio la pagina giusta...

insomma un po' deluso me n'esco e me ne vado in piazza sant'Oronzo a contemplare un personale sfacelo:

Hanno chiuso l'Alvino

L'Alvino, il bar mitico, il caffè storico delle colazioni "in faccia" (noi diciamo così per dire "di fronte") all'anfiteatro.
L'Alvino dei migliori rustici, l'Alvino dei sartù di riso monoporzione (si fa per dire).
L'Alvino delle cartucce (si tratta di biscotti con un impasto soffice come pandispagna ma con dentro la polvere di mandorla, che hanno esattamente le dimensioni e la forma di una cartuccia di fucile).
E pensare che meditavo appunto un racconto dal titolo: "Cartuccia, la madeleine
 te li leccesi".

"Era un covo di fascisti!" penso, cercando di consolarmi... ed è vero, era notoriamente un covo di fascisti.
Però che spumoni.
E quando, reduce da un concerto a Ragusa, riuscii a spiegare passo passo al barista come compilare una brioche con gelato (genere qui sconosciuto)... che trionfo personale far accettare tale novità agli iperconservatori baristi dell'Alvino.

Mi hanno chiuso l'Alvino insomma e, in culo a tutti i fascisti, restava il mio bar preferito.


Mentre me ne passeggio assorto in queste cupe considerazioni papà da casa mi telefona radioso - anzi telefona sul cellulare di mia sorella che il mio l'avevo volutamente lasciato a casa, per non essere disturbato in questa visita estrema, in questo capodanno funereo.

"Non avevi cercato bene, ci sei... sei sulla Repubblica di oggi" (ormai ieri per voi che leggete).

Nella seconda parte de
i 100 nomi dell'anno che Gianni Mura segnala per buoni o cattivi motivi (io per motivi abbastanza buoni, in verità)... ci mette me e il mio ultimo disco.

Pazzesco... e, ancor più pazzesco, sono esplicitamente segnalato come cantautore anarchico.

Meno male che c'è Mura...

Sogno di portarmelo, il Mura, in un Alvino riaperto, uguale a quello che è sempre stato, tranne che per un angolo in cui s'intravede una bandiera rosso/nera e i tovagliolini di carta, sempre con quel monogramma: la "A" di Alvino... però cerchiata!

postato da: AmoreAnArchiA alle ore 02:12 | link | commenti (2)
categorie: memorie di un cantante
sabato, 23 dicembre 2006

Missione compiuta

Sono "solo" le tre e mezzo di una notte che ha ulteriormente rabbuiato un diurno cielo scuro, piove senza interruzioni da due giorni su questo sud del sud dei santi, famoso per lu sule e lu ientu (sole e vento), mannaggia e poi caramba!

Però la mia prima missione natalizia è compiuta: i porciddhuzzi sono venuti al mondo ed ora attendono la mistica vestizione di miele e pinoli, che sarà eseguita domani.

In cui dovrò compiere altre ed imponenti mission: fare il presepe, parare l'albero (ma come, ancora non li ho fatti? Ebbene, sì, ancora non li ho fatti, ritardataria ora e sempre), trovare una decina di regali da metterci sotto...vi risparmio il resto.

E porgo una ritardataria buona notte.

ciao. mariateresa

 

 

postato da: cenerinocodarossa alle ore 03:39 | link | commenti (3)
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venerdì, 22 dicembre 2006

A Natale porcellini!

Non è un invito a imbucarvi il 24 dicembre in un sexy-shop, bensì un'allusione a certe dolci tradizioni natalizie: i "purciddhuzzi", appunto.

A Napoli li chiamano diversamente. "Gli struffoli!!!" esclamò rapita la Isa, torinese di San Remo (che pur essendo nordica, ne è meritoriamente ghiotta), la prima volta che vide i miei porciddhuzzi, detti così nel leccese perché ricordano l'aspetto dei porcellini: palline un pò ovoidali  dalla schiena setolosa (piena di "spernuzzuli"), il chè si ottiene passandoli uno ad uno sul retro di una grattugia. 

Ma procediamo con ordine. Presa da irrefrenabile impulso mammagallesco, oggi discetto di questo. Domani passerò alla pratica esecuzione, e m'è dolce (sic!) immaginare che qualcun altro voglia sperimentare. Personalmente trovo bello conservare qualche tradizione, così ogni anno li preparo, insieme al presepe, all'albero ed alle "pittule". Queste ultime per oggi ve le risparmio - anche se sono fantastiche e molto facili da fare (qui si usa dire "ecché, son pittule?" in contrapposizione a qualcosa che facile non è).

 PURCIDDHUZZI

(RICETTA DELLA NONNA PATERNA DI ALESSIO, ANCHE SE GLI INVIDIOSI DICONO CHE NON E' QUELLA)

Ingredienti: 1 kg di farina 00 - 150 grammi di liquore d'anice (va ben anche l'alcol puro ed alcuni usano il vino bianco) - 200 grammi di olio d'oliva - 3 mandarini - il succo di 3 arance - miele quanto basta (1 kg circa) - pinoli, mandorle tostate, nocciole, cioccolata, confettini a piacere - olio per friggere (meglio se di semi d'arachide).

Esecuzione: sfumate in una padella l'olio d'oliva insieme alle bucce dei 3 mandarini (sfumare vuol dire più o meno soffriggere, potete spegnere quando le bucce cominciano ad arricciarsi e imbrunirsi sui bordi)), lasciatelo intiepidire, togliete le bucce di mandarino e unite l'olio alla farina, all'anice ed al succo di arancia (magari questo mettetelo un pò alla volta per regolare la consistenza dell'insieme). Lavorate l'impasto finché non diventa liscio ed elastico, poi ricavatene dei lunghi bigoli (rotolini di spessore tra uno e due centimetri circa, più o meno come il dito medio di una leggiadra fanciulla), che taglierete quindi in innumerevoli gnocchetti. Stracicate i (o gli?) gnocchetti sul retro di una grattugia,  disponendoli man mano sul piano del tavolo. Friggeteli in abbondante olio bollente fino a quando non assumano un bel colore giallo-marron (come il tinello di Paolo Conte, ma molto più allegro), fateli sgocciolare su carta-cucina bianca (bianca eh?, che quella con le cazzate stampate sopra è cancerogena).

Riscaldate in un pentolino il miele, rendendolo fluido (ma quando tende a bollire spostatelo dalla fiamma), immergetevi a manciate i porciddhuzzi, rigirateveli un pò, sgocciolateli con un mestolo bucato e continuate fino ad esaurimento delle bestioline.

Dove deporrete il pastrocchio appiccicoso? In coppette, piattini, vaschette di allumino (che avrete tenuto a portata di mano), oppure, se vi piace mangiare come Totò e compagni in "Miseria e nobiltà", tutti insieme in un piattone da portata.

Siamo al tocco finale. Cospargete le collinette di porciddhuzzi (o la montagna del piattone unico) di pinoli, mandorle tostate, nocciole, pezzetti di cioccolata, anisini (che sono confettini coloratissimi, belli ed insipidi come le veline televisive). Se vi piace l'effetto neve, spolverizzate con zucchero a velo.

Questa è la mia carne, questo il mio sangue: mangiatene e fatene mangiare a volontà! (se siete ipocondriaci, prenotate prudenzialmente dal vostro dentista). 

Resto a completa disposizione per consigli, altre ricette, complimenti e/o insulti.

Ciao. mariateresa 

p.s. Stasera sono stata al concerto di Gian Maria Testa. Forse nella prima mezz'ora un pò troppo compreso, ma nel complesso bello e bravo. Grande attenzione da parte del pubblico, applausi calorosi, richieste di bis. Mi è piaciuta molto la canzone ambientata a Porta Palazzo (quella della ragazza extra-comunitaria che partorisce vicino ad una bancarella di fiori), mi sono piaciute le parti discorsive. Gran sorpresa e commozione per me, quando ha cantato una vecchissima canzone di Bixio-Cherubini che lui sentiva da sua madre ed io, pensate!, dal mio babbo...

"...nella miniera è tutto un baglior di fiamme/ piangono figli, spose, sorelle, mamme/ ma ecco che arriva un giovin dal volto bruno/ io, andrò io laggiù, che non ho nessuno/ ... E nella notte un grido solleva i cuori/ Mamme! son salvi, tornano i minatori/ manca soltanto quello dal volto bruno/ ma per salvare lui non c'è nessuuunooo". Sob!

postato da: cenerinocodarossa alle ore 01:48 | link | commenti (3)
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lunedì, 18 dicembre 2006

Buone azioni e buoni sconto

Proprio così. Splinder ha finito di tingersi i capelli, si è sposata e magari ha fatto anche in tempo a divorziare ed ora che io, rassicurata  dalla A alla Z, vado sul retro, trovo che in effetti tutto è tornato normale. WOW!

Eccomi dunque a post-eggiare. Però è tardissimo, mannaggia, quasi l'una di l'une(dì) e l'ufficio ammicca beffardo dietro l'angolo della notte. M'affretto dunque ad un parziale resoconto della domenica del Signore degli Acquisti. Din-don, è Natale, peggio, è pre-natale, e i negozi, lo sapete vero?,  tengono le mascelle generosamente spalancate anche nel dì di festa.                

Giuro, non avevo intenzione alcuna di farmene divorare, anzi m'accingevo a digerire in tutta tranquillità l'enorme porzione di rigatoni al ragù d'agnellone con cui avevo santamente celebrato la mia buona domenica. Ma Luciano m'informa che  sua sorella, e benemeriti  associati, hanno messo su all'Ipercoop un banchetto di raccolta giocattoli per gli orfanelli. Mi sovviene che ho da un bel pò nel portafogli un buono sconto del 25% per acquisto giocattoli  alla Upim (scadenza oggi) e mi dico che devo proprio trarne profitto per gli orfanelli. E poi, sì, mi spiaceva avere un buono sconto inutilizzabile, dato che i miei bambini, insomma, per i giocattoli sono un pò fuori età!

Sospinta dal vento delle buone intenzioni e dal demone dello sconto, m'imbarco nell'imprudente avventura di andare alla Upim, che, me tapina, sta incorporata nel centro commerciale Carrefour, lontanissimo dalla città ed in più al lato opposto dell'ipercoop. Dopo due ore di coda a passo d'uomo e d'irripetibili imprecazioni,  trovo un buco nell'ambìto sterminato parcheggio, mi immetto nella bolgia degli acquirenti natalizi (più incazzati che nei giorni normali), arraffo i due ultimi giocattoli disponibili (strappandoli a viva forza da mani innocenti), pago ad una cassa  affollatissima e ad una cassiera che vistosamente mi odia, e finalmente, grondante sudore come fosse ferragosto, riguadagno l'auto e la strada per l'ipercoop, onde consegnare il mio contributo  agli orfanelli.

Ma ecco che, come San Paolo sulla via di Damasco, vengo colta da un lampo di luce abbacinante. Inchiodo l'auto (evitando per un pelo il tamponamento a catena), frugo nella borsa, apro il portafogli e...IL MIO BUONO-SCONTO E' LI': HO DIMENTICATO DI USARLO!

Morale? Non fate le buone azioni, SOPRATTUTTO A NATALE!!!

Ciao. mariateresa

postato da: cenerinocodarossa alle ore 02:13 | link | commenti (2)
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venerdì, 15 dicembre 2006

fu leggenda e perciò è vero

Mi è appena arrivato un sms che mi dice che il leggendario compagno Franco Leggio ha raggiunto la sua leggenda.
Mi dicono ora sia in una prigione da cui non si può uscire... trattandosi di lui però permettetemi di dubitarne.

Forza compagni, qui come a Ragusa, noi restiamo in 'sta merda di realtà, da cambiare - da oggi - senza di lui.

postato da: AmoreAnArchiA alle ore 16:57 | link | commenti (3)
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