divagando divagando, certo...
Ho iniziato il precedente post per raccontare quello che in realtà vi racconterò ora - un'altra divagazione - poi però m'è sorta nel pensiero quella memoria scolastica e m'ha preso la mano.
Dicevo del vaccino antinfluenzale che i cantanti - come gli scolari, i maestri, i dottori e gli anziani - fanno a volte, per non mettere a repentaglio i concerti.
L'ho fatto per i tre anni precedenti a questo.
Sarà che l'ipocondria è un Laocoonte strozzato dagli stessi serpenti a cui in realtà si regge, ma l'anno scorso costrinsi - appunto per ipocondria - il buon Roccuzzo a una corvé molto pazienziana.
Non so da ché medico avevo sentito dire "fai pure da te il tuo vaccino, però sta attento a non prendere per sbaglio alcuna vena, che inniettare quelle sostanze in vena procura convulsioni celebrali".
Ora a me questa definizione di convulsioni celebrali mi affascina di orrore e sono già un tutt'uno col figurarmi in terra con la bava alla bocca a dimenarmi nelle mie convulsioni celebrali.
Così l'anno scorso, dopo aver rimandato infinite volte, vengo colto da quell'impazienza per me tipica, e decido qui e ora.
L'ora corriaspondeva alle otto di sera quando, dopo una giornata di prove in quel di Bologna, io e Rocco stavamo aspettando il treno (ovviamente in ritardo) per tornarcene a Milano. Il qui corrispondeva appunto alla stazione di Bologna in cui stavamo aspettando.
Vado dunque a comprare il vaccino antinfluenzale alla farmacia della stazione (per chi non lo sapesse viene venduto già pronto in una siringa).
Sono assalito dal timore di trovarmi in preda alle convulsioni se me lo innietto tutto solo e chiedo a Rocco: "non è che mi accompagnmeresti al cesso così mi faccio il vaccino?".
Il buon bassista è abituato alle mie alzate d'ingegno, dunque m'accompagna.
Il cesso della stazione di Bologna è al binario 1, giusto di fianco al posto dei carabinieri.
I due baldi giovanotti che siamo entrano nel cesso assieme, si chiudono nel medesimo vano WC (il ché è già sospetto di suo). Poi io consegno giubbotto e maglione a Rocco, sollevo la manica, infilo l'ago nel deltoide, aspiro per controllare di non aver beccato un vaso e innietto il vaccino, chiedendo nel frattempo 26 volte a Rocco: "sei sicuro che non mi sia preso una vena, no? Hai visto anche tu che non c'era sangue nella siringa...". Rocco è un po' pallido, ma fa di no.
Chiudo gli occhi e aspetto le convulsioni. Poi chiedo a Rocco: "Non ho le convulsioni, vero?"
Rocco è un po' pallido "Mi pare di no"...
Dunque mi rivesto. Usciamo. Aspettiamo il treno (che ovviamente è ancora più in ritardo di quanto annunciato) identificandoci un po' nella scena, degna - anche per ragioni logistiche - di un fumetto di Pazienza, che abbiamo appena recitato.
Non c'è che dire, dallo sguardo del prode bassista capisco che sono ancora capace di stupirlo.
Prossimi spettacoli:
- Il 2 febbraio all'alba (tipo fra le 9 e le 10 del mattino) io e Roccuzzo andiamo a portare solidarietà cantante agli studenti del ITIS Einstein di Vimercate in autogestione.
- sempre quello stesso 2 febbraio (e non il 3, come detto in precedenza) lunga diretta/delirio con Piero Galletti di Notturno Italiano. Se siete rimati svegli (con qualsiasi mezzo necessario!) fino all'ora giusta... poi lasciate fare a noi: ci sarà da divertirsi.
Riemergo dalle nebbie delle febbri, a botte di antibiotico... finisce che l'anno prossimo mi faccio di nuovo il vaccino!
L'anno scorso l'avevo fatto, e quello prima pure!
Il vaccino è fatto in modo che te lo innietti direttamente tu nel deltoide: ho una reminiscenza di che cos'è in base ai miei studi di anatomia artistica, una delle materie fondamentale della scuola del fumetto che ho frequentato fra il 90 e il 93.
...eeemmm però non ero proprio un genio in anatomia!
Si lega al prof di anatomia uno dei ricordi più umilianti della mia vita!
Il primo anno di scuola del fumetto ero proprio un disastro... poi un po' migliorai... ma l'anatomia era un cruccio!
Mi ci applicavo e mi ci ri-applicavo con determinazione e costanza alfieriana (vollisemprevolli).
Riempivo centinaia di fogli di manichini in ogni posizione... ritagliavo (ahem... piuttosto strappavo, sbranavo...) fogli dalle riviste per copiare le posizioni più variegate del corpo umano.
Alla fine del quadrimestre c'era una prima analisi del lavoro, un esamino in classe dei lavori fatti e degli eventuali progressi.
Tutti erano in fila con i loro portfolii più o meno ordinati, più o meno ricchi.
I più fichi e professionali portavano tre disegni ben incorniciati in eleganti paspartout neri; più era fichetto lo studente, più il paspartout s'allargava, come il piatto rispetto alla pietanza in un ristorante nouvelle cuisine.
Altri però semplicemente e senza pompa avevano una copertina di effequattro fabriano con dentro una ventina di disegni...
Molto al di sotto del più trasandato di questi mi presentai io. Avevo portato TUTTO!
Un mostruoso agglomerato di fogli, foglietti, schizzi, appunti. Un ammasso di cellulosa ripegata, malstrappata, angolettata, sudicia. Tutti i fogli presentavano imbratti e ditate di grafite, di inchiostro, di carboncino per ogni dove.
Ed erano tanti, più tanti e tantoni. Centinaia.
Quand'arrivò il mio turno il prof. prese con un espressione vagamente schifata lo scartafaccio e cominciò a scorrerlo. Man mano che andava avanti girava foglio sempre più veloce. Sempre di più.
Poi - ancora continuando a voltare foglio come per un automatismo - girò la faccia verso di me, tacque un attimo e disse:
"O... ma... tutti brutti..."
Tutti risero. Io avrei pianto, sarei voluto scomparire, mi sarei voluto incendiare come un bonzo.
Riprende massiccio il gir in giro, la peregrinazione perpetua per portare musica e idee per le strade.
Per esempio venerdì prossimo, il 19 di gennaio, sarò in un locale mitico che si apre a una musica che non gli è consueta, per ospitare me e i Mokacyclope in un nostro inedito spettacolo DeAndreiano.Il Bloom di Mezzago (qui per arrivarci).
Il concerto inizierà alle 22, l'ingresso è libero (in tutti i sensi!).
Sarà uno spettacolo su cui abbiamo a lungo lavorato per tentare di trovare una nostra ("cattiva") strada - nel senso musicale come in quello teatrale - attraverso le canzoni di Fabrizio (di cui interpreteremo: la città vecchia, il recitativo, il cantico dei drogati, via del campo, un giudice, il testamento, andrea, la canzone del maggio, nella mia ora di libertà, la domenica delle salme e altro) e quelle dei suoi "maestri" francesi (Brassens, Brel, Ferré), all'origine del nostro più recente disco "Sotto il pavé la spiaggia".
Sarà uno spettacolo che di De André ambisce a proporre il coté più impegnato, perché la divinizzazione postuma tende a consegnare al futuro - guarda caso - il meno possibile di quel repertorio, così importante nella vocazione intimamente libertaria di molti di noi.
Sabato 20 gennaio saremo invece a Cantare alla Fontana di Avesa (VR) sempre coi Mokacyclope in grande spolvero. La Fontana ci ha giò ospitato in un paio di occasioni... Ed essendoci trovati (anche gastronomicamente:-)) bene, ci torniamo sempre più che volentieri... col nostro Pavé tutto nuovo da presentare.