mercoledì, 31 gennaio 2007

omaggio a Pazienza

divagando divagando, certo...

Ho iniziato il precedente post per raccontare quello che in realtà vi racconterò ora - un'altra divagazione - poi però m'è sorta nel pensiero quella memoria scolastica  e m'ha preso la mano.

Dicevo del vaccino antinfluenzale che i cantanti - come gli scolari, i maestri, i dottori e gli anziani - fanno  a volte, per non mettere a repentaglio i concerti.
L'ho fatto per i tre anni precedenti a questo.
Sarà che l'ipocondria è un Laocoonte strozzato dagli stessi serpenti a cui in realtà si regge, ma l'anno scorso costrinsi - appunto per ipocondria - il buon Roccuzzo a una corvé molto pazienziana.
Non so da ché medico avevo sentito dire "fai pure da te il tuo vaccino, però sta attento a non prendere per sbaglio alcuna vena, che inniettare quelle sostanze in vena procura convulsioni celebrali".
Ora a me questa definizione di convulsioni celebrali mi affascina di orrore e sono già un tutt'uno col figurarmi in terra con la bava alla bocca a dimenarmi nelle mie convulsioni celebrali.
Così l'anno scorso, dopo aver rimandato infinite volte, vengo colto da quell'impazienza per me tipica, e decido qui e ora.
L'ora corriaspondeva alle otto di sera quando, dopo una giornata di prove in quel di Bologna, io e Rocco stavamo aspettando il treno (ovviamente in ritardo) per  tornarcene a Milano. Il qui corrispondeva appunto alla stazione di Bologna in cui stavamo aspettando.
Vado dunque a comprare il vaccino antinfluenzale alla farmacia della stazione (per chi non lo sapesse viene venduto già pronto in una siringa).
Sono assalito dal timore di trovarmi in preda alle convulsioni se me lo innietto tutto solo e chiedo a Rocco: "non è che mi accompagnmeresti al cesso così mi faccio il vaccino?".
Il buon bassista è abituato alle mie alzate d'ingegno, dunque m'accompagna.
Il cesso della stazione di Bologna è al binario 1, giusto di fianco al posto dei carabinieri.
I due baldi giovanotti che siamo entrano nel cesso assieme, si chiudono nel medesimo vano WC (il ché è già sospetto di suo). Poi io consegno giubbotto e maglione a Rocco, sollevo la manica, infilo l'ago nel deltoide, aspiro per controllare di non aver beccato un vaso e innietto il vaccino, chiedendo nel frattempo 26 volte a Rocco: "sei sicuro che non mi sia preso una vena, no? Hai visto anche tu che non c'era sangue nella siringa...". Rocco è un po' pallido, ma fa di no.
Chiudo gli occhi e aspetto le convulsioni. Poi chiedo a Rocco: "Non ho le convulsioni, vero?"
Rocco è un po' pallido "Mi pare di no"...
Dunque mi rivesto. Usciamo. Aspettiamo il treno (che ovviamente è ancora più in ritardo di quanto annunciato) identificandoci un po' nella scena, degna - anche per ragioni logistiche - di un fumetto di Pazienza, che abbiamo appena recitato.

Non c'è che dire, dallo sguardo del prode bassista capisco che sono ancora capace di stupirlo.

Prossimi spettacoli:
- Il 2 febbraio all'alba (tipo fra le 9 e le 10 del mattino) io e Roccuzzo andiamo a portare solidarietà cantante agli studenti del ITIS Einstein di Vimercate in autogestione.
- sempre quello stesso 2 febbraio (e non il 3, come detto in precedenza) lunga diretta/delirio con Piero Galletti di Notturno Italiano. Se siete rimati svegli (con qualsiasi mezzo necessario!) fino all'ora giusta... poi lasciate fare a noi: ci sarà da divertirsi.

postato da: AmoreAnArchiA alle ore 13:27 | link | commenti (5)
categorie: memorie di un cantante
lunedì, 29 gennaio 2007

dove finiscono i fumettari (e nascono i cantanti)

Riemergo dalle nebbie delle febbri, a botte di antibiotico... finisce che l'anno prossimo mi faccio di nuovo il vaccino!
L'anno scorso l'avevo fatto, e quello prima pure!
Il vaccino è fatto in modo che te lo innietti direttamente tu nel deltoide: ho una reminiscenza di che cos'è in base ai miei studi di anatomia artistica, una delle materie fondamentale della scuola del fumetto che ho frequentato fra il 90 e il 93.

...eeemmm però non ero proprio un genio in anatomia!
Si lega al prof di anatomia uno dei ricordi più umilianti della mia vita!
Il primo anno di scuola del fumetto ero proprio un disastro... poi un po' migliorai... ma l'anatomia era un cruccio!
Mi ci applicavo e mi ci ri-applicavo con determinazione e costanza alfieriana (vollisemprevolli).
Riempivo centinaia di fogli di manichini in ogni posizione... ritagliavo (ahem... piuttosto strappavo, sbranavo...) fogli dalle riviste per copiare le posizioni più variegate del corpo umano.

Alla fine del quadrimestre c'era una prima analisi del lavoro, un esamino in classe dei lavori fatti e degli eventuali progressi.
Tutti erano in fila con i loro portfolii più o meno ordinati, più o meno ricchi.
I più fichi e professionali portavano tre disegni ben incorniciati in eleganti paspartout neri; più era fichetto lo studente, più il paspartout s'allargava, come il piatto rispetto alla pietanza in un ristorante nouvelle cuisine.
Altri però semplicemente e senza pompa avevano una copertina di effequattro fabriano con dentro una ventina di disegni...

Molto al di sotto del più trasandato di questi  mi presentai io. Avevo portato TUTTO!
Un mostruoso agglomerato di fogli, foglietti, schizzi, appunti. Un ammasso di cellulosa ripegata, malstrappata, angolettata, sudicia. Tutti i fogli presentavano imbratti e ditate di grafite, di inchiostro, di carboncino per ogni dove.
Ed erano tanti, più tanti e tantoni. Centinaia.

Quand'arrivò il mio turno il prof. prese con un espressione vagamente schifata lo scartafaccio e cominciò a scorrerlo. Man mano che andava avanti girava foglio sempre più veloce. Sempre di più.
Poi - ancora continuando a voltare foglio come per un automatismo - girò la faccia verso di me, tacque un attimo e disse:

"O... ma... tutti brutti..."

Tutti risero. Io avrei pianto, sarei voluto scomparire, mi sarei voluto incendiare come un bonzo.

postato da: AmoreAnArchiA alle ore 16:38 | link | commenti (3)
categorie: memorie di un cantante
lunedì, 22 gennaio 2007

come quelli veri

Resistenza e amore mi ha condotto per questi ultimi due giorni di concerti (Bloom e Fontana), fra mal di gola e incipiente raffreddore. Però ne è valsa la pena: abbiamo rivisto tanti compagni... La brigata bergamasca al gran completo.
E poi il compagno Ferretti, già dieci anni fa la grande speranza dell'anarchismo reggiano.
L'uomo che era dietro alla mitologica maglietta di autofinanziamento con su l'effige di Bakunin che diceva in un fumetto "Io mi sono iscritto alla FAE" (Federazione Anarchica Emiliana, of course!).

"C'est pas du campanilisme... c'est du situationisme" Mi ha detto, ancor l'altrieri nei camerini, l'impunito...

Al compagno Ferretti io e LaSorella dobbiamo sempiterna gratitudine, anche perchè ci portò via da Genova, al pomeriggio di sabato 21 luglio, proprio quando noi (lungimiranti come sempre!) avevamo stabilito di andare a posare le stanche ossa nella scuola Diaz!

A proposito... quante belle notizie in questi giorni!
Dalle bottiglie molotov scomparse a Genova ("Ciò che dal nulla appare nel nulla scomparirà", dal vangelo secondo il gen. De Lorenzo...), alla base di Vicenza...

DE QUOI DEGUELER!!! VRAIMENT!

Forse più per quest'amarezza che per altro, finita la tensione emotiva mi sono accasciato iersera nei 39 gradi e mezzo di febbre...
Anche Roccuzzo ha affrontato tutti e due i giorni già febricitante da un po', per di più - com'è nella sua natura - ha fatto di tutto per risparmiarsi, facendo la spola, specie durante il sound check alla Fontana, fra l'interno colla temperatura del deserto del Gobi e correnti di aria a 60 gradi e le numerose sigarettine fumete fuori a meno tre... quale sarà il confine fra il vero uomo e il simpatico pirla?
Vabbè
"...La fièvre, moi, je l'aimais bien
Quand tu me collais des angines
Je voyais des dragons de Chine
S'agiter sur mes papiers peints"
(Anne Sylvestre)

Quanto a me, era un po' che non provavo un febbrone così... però! Non mi ricordavo, bell'esperienza allucinogena aggratis.
Non ho capito bene se è dovuto ancora ai postumi dell'umiliante assunzione della Tachipirina, ma facendo un giretto sul blog della nostra amica Fata verde (assenzia!) ci ho trovato questo post di "domenica 21 gennaio" con qualche ripresa di me medesimo visionabile.

Che dire... mi sono sentito come i cantanti... quelli "veri"! Grazie.

A corroborare ulteriormente l'impressione vi avviso anche che è appena uscito in edicola il "Mucchio extra" con un CD allegato di tributo a De Gregori, io canto in duetto coi Gang "L'impiccato".

- Mercoledì 24 gennaio (se mi riprendo sufficientemente) a Pieve di Cento (BO) Teatro comunale Alice Zeppilli sarò ospite di uno spettacolo di Isa.
- Venerdì 26, a quarant'anni dal suicidio di Luigi Tenco, in Scighera siamo in tanti a ricordarlo, ad accompagnarmi sul palco con piano e fisarmonica per la prima volta il maestro Simeone Pozzini.
- Il 2 febbraio all'alba (tipo fra le 9 e le 10 del mattino) io e Roccuzzo andiamo a portare solidarietà cantante agli studenti del ITIS Einstein di Vimercate in autogestione.
- sempre quello stesso 2 febbraio (e non il 3, come detto in precedenza) lunga diretta/delirio con Piero Galletti di Notturno Italiano. Se siete rimati svegli (con qualsiasi mezzo necessario!) fino all'ora giusta... poi lasciate fare a noi: ci sarà da divertirsi.
- Venerdì 9 febbraio fra le 19 e le 21 sono ospite con chitarra della trasmissione Nuove Ossessioni di Radio Lupo Solitario (90.7 mhz Varese/Milano).
- il 16 febbraio alle 21 sarò a Firenze alla facoltà di agraria in Piazzale delle cascine accompagnato da Simeone Pozzini
- il 17 febbraio a Pisa all'Agorà via Bovio, 48/50. Fra le voci degli amici per Mario Mantovani, canterò qualche canzone di Mario e qualcuna mia accompagnato da Simeone.
- il primo marzo a Crema (come sopra) fra le voci degli amici per Mario Mantovani, canterò qualche canzone di Mario accompagnato da Simeone Pozzini.
- il 3 marzo al CPA di Firenze. "Sotto il pavé" live.
- 4 marzo Pisa - Centro Sociale Rebeldia, via Battisti 51 OKKIO h 17 (!)- "Sotto il pavé" live in duo con Simeone Pozzini (sottotitolo "Ezio ti amiamo").
postato da: AmoreAnArchiA alle ore 23:40 | link | commenti (7)
categorie: memorie di un cantante
lunedì, 15 gennaio 2007

sur la route again

Riprende massiccio il gir in giro, la peregrinazione perpetua per portare musica e idee per le strade.
Per esempio venerdì prossimo, il 19 di gennaio, sarò in un locale mitico che si apre a una musica che non gli è consueta, per ospitare me e i Mokacyclope in un nostro inedito spettacolo DeAndreiano.Il Bloom di Mezzago (qui per arrivarci).
Il concerto inizierà alle 22, l'ingresso è libero (in tutti i sensi!).
Sarà uno spettacolo su cui abbiamo a lungo lavorato per tentare di trovare una nostra ("cattiva") strada - nel senso musicale come in quello teatrale - attraverso le canzoni di Fabrizio (di cui interpreteremo: la città vecchia, il recitativo, il cantico dei drogati, via del campo, un giudice, il testamento, andrea, la canzone del maggio, nella mia ora di libertà, la domenica delle salme e altro) e quelle dei suoi "maestri" francesi (Brassens, Brel, Ferré), all'origine del nostro più recente disco "Sotto il pavé la spiaggia".
Sarà uno spettacolo che di De André ambisce a proporre il coté più impegnato, perché la divinizzazione postuma tende a consegnare al futuro - guarda caso - il meno possibile di quel repertorio, così importante nella vocazione intimamente libertaria di molti di noi.

Sabato 20 gennaio saremo invece a Cantare alla Fontana di Avesa (VR) sempre coi Mokacyclope in grande spolvero. La Fontana ci ha giò ospitato in un paio di occasioni... Ed essendoci trovati (anche gastronomicamente:-)) bene, ci torniamo sempre più che volentieri... col nostro Pavé tutto nuovo da presentare.

postato da: AmoreAnArchiA alle ore 16:29 | link | commenti (13)
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giovedì, 11 gennaio 2007

CARTA/SPINA

(esterno - tardo pomeriggio)
Nelle pozzanghere si specchia
Sotto la pioggia che puntina
Ed il bagliore che riecheggia
Una follia di carta/spina

Con i fanali che di corsa
Danno un lampeggio e con la ruota
Fanno tempesta d'acqua sporca
Spargono attorno spruzzi e mota.

Nelle pozzanghere si specchia
Il nostro divenire acquoso
In un riflesso a triplo fondo
Di questa luce rugginosa

Nelle pozzanghere barcolla
La nostra immagine fedele
La vita misera e satolla
Di questo tempo untuoso e fiele

(interno - sogno ricorrente)
E che ne è stato dei nostri sogni?
Cosa ne è stato dei nostri sogni?
Le fanfaluche comprate all'asta
E gli ideali di poco costo
L'eredità di speranze stanche
E le passioni d'altrui memoria
Lo zoppo traino di bestie sfianche
Al bianco statico della storia.
Che ne sarà delle nostre storie?
Gli avari fremiti della vita
Il poco vivere poche ore
Negli anni della noia infinita.
Che ne sarà delle voglie sorde?
Le foglie secche sopra l'asfalto
Tenuti ai lacci (di quante corde?)
Cogli occhi persi a cercare l'alto...

(esterno - notte)
La strada brillantina pioggia
Si stende bruna e attraversata
Da righe bianche e tiranneggia
La notte lucida e affogata

Questa città di fango e sangue
Che non da tregua e che dispera
Truce, pneumatica e costante
Anche servita in salsa nera

Anche nel buio fa sentire
Lo sguardo mesto eppur cattivo
Anche di notte non dà requie
Azzanna ciò che ancora è vivo

La pioggia sulla strada viola
Sotto un bagliore di sirene
Chiede pietà per la tagliola
E a volte grida e a volte geme.

(interno - incubo ricorrente)
E che ne è stato di noi compagni?
Cosa ne è stato di noi compagni?
Alla vendemmia dei nostri sogni
Le vite strette nei nostri pugni,
La vite ha dato alla morta vita
Un vino acceso al colore arcano
Che si è bevuto e che ci ha ubbriacato
Dei nostri sogni sognati invano.
Che ne sarà della nostra ebbrezza?
Ora che un vento ringhioso spazza
E sbatte porte, trascina e cozza
Le vuote stanze, la vuota piazza
E noi per sale e per corridoi
Che barcollanti verso l'uscita
Dopo la festa, morti gli eroi,
Stinti d'aceto sulla ferita.

(esterno - primo mattino)
Ma la ferita resta aperta
Sotto la benda imputridita
Benchè al mattino sia coperta
Dalla pietà della fatica

Benchè la pioggia del mattino
Renda più goffa e più negletta
La frenesia di Piazza Duomo
E la sua estetica di fretta

E la sua etica a tre zeri
Cartamoneta/moschicida
La sicurezza dei forzieri
Che aperta geme e chiusa grida

Per tutta la tristezza immane
Che veste asfalto d'ordinanza
E implora dalle sue puttane
Come si adeschi la speranza.

(ora!)
E riprendiamoci i morti sogni
Baciamo in bocca la sconosciuta
Facciamo il filo al nostro domani
Prendiamo in mano la sporca vita
Rendiamo al banco dei nostri impegni
Questa pazienza che è rinnegata
E riprendiamoci la speranza
- Baciamo in bocca la sconosciuta -
Baciamo in bocca la nostra vita
E riprendiamoci i sogni all'alba
Neghiamo seguito alla partita
Che è dignitosa, per quanto scialba
E dilavata, scenda dal petto
Finchè una pioggia - non più veleno -
Intrida i muri, poggi un sospetto
Che schiuda al cielo l'arcobaleno...

E riprendiamoci i nostri sogni
Riprendiamoci i nostri sogni.

1997-2001
postato da: AmoreAnArchiA alle ore 22:53 | link | commenti (11)
categorie: diario in versi