martedì, 27 marzo 2007

Bologna... finalmente!

E mi raccomando... alcuno manchi allo spettacolo bolognese di domani sera!
Scuderie ore 21,30.
Con mostra degli originali di Lorenzo Sartori.
Ci saranno anche i compagni di Cenerentola a diffondere il giornale libertario.
Io intanto sono preda di un raffreddore tremendo, ma si sa, se la voce viene fuori (...se...viene fuori!) nasale sarà colpa del fonico!
postato da: AmoreAnArchiA alle ore 14:21 | link | commenti (4)
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Un pass’a n’ante, un pass’indietro.

Due parole su una polemica in cui mi trovo in qualche modo coinvolto, ma su cui non ho una posizione precisa.

Ovviamente so che il secondo re d’Italia, il re “buono” (attenzione alle virgolette), subì tre attentati da parte di altrettanti anarchici e che il terzo andò a buon (questa volta senza virgolette) fine.
Ma orrori e retroscena del primo sfortunato tentativo di arginare la “bontà” di re Umberto mi erano del tutto ignoti, finché qualche anno fa i compagni della FAI Milanese di viale Monza, non mi misero in mano un enorme tomo di Giuseppe Galzerano.
GIOVANNI PASSANNANTE: la vita, l’attentato, il processo, la condanna a morte, la grazia “regale” e gli anni di galera del cuoco lucano che nel 1878 ruppe l’incantesimo monarchico. (Galzerano Editore 1997).
Mi appassionai alla lettura del documentatissimo volume ed entrai col cuore e con la mente nel dramma di Passannante. Ve l'ho già raccontata qualche post fa, ma ribadire giova: era un ragazzo mingherlino di 29 anni, nato a Salvia di Lucania, un paese miserabile di una regione tutt’oggi poverissima. Cresciuto nella più assoluta miseria, sopravvissuto all’altissima mortalità infantile del tempo e della zona, faceva umili lavori di cuoco in trattoria, coltivava la speranza del riscatto, l’ostinazione di imparare – unico della sua famiglia – a leggere e scrivere, vizio per cui era guardato con diffidenza nelle locande in cui prestava servizio.
Presto si appassionò agli ideali repubblicani, divenne un libertario con venature messianiche, un cultore della fraternità, un sostenitore ante litteram dei diritti delle donne, un oste che dava da mangiare gratis alla povera gente e infine, forzando la gentilezza del suo animo, un aspirante tirannicida.

Durante la lunga tourné con cui Umberto sanciva nel 1878 la propria salita al trono, Giovanni a Napoli impegnò la sua giacca per procurarsi un coltellino con cui si avventò sulla carrozza del monarca. Riuscì appena a scalfirlo, e fu subito quasi massacrato dalla scorta. Fu arrestato, torturato, angariato.
Fu condannato a morte (per l’intenzione di uccidere il re!). Poi fu graziato.
L’intera sua famiglia venne rinchiusa in manicomio: solo una famiglia di pazzi poteva generare un regicida! Al paese di Salvia di Lucania venne cambiato il nome. Savoia di Lucania, si chiama oggi.
A Passannante viene riservato un cammino d’inferno: è rinchiuso in una cella sotto il livello del mare, nel buio totale, con una catena di diciotto chili al collo, isolato da ogni contatto umano. Vive e si ciba fra i propri escrementi. In capo a pochi anni è straziato dallo scorbuto e – ora si! – impazzisce. Dopo dieci anni viene trasferito in manicomio e lì muore nel 1910, ridotto a una larva cieca.
Non è finita: la sua testa viene spiccata dal corpo, il cervello conservato in vaschetta ed esposto a fianco al cranio al museo criminologico di Roma. Esposto ancor oggi.

Di questa vicenda ci troviamo a parlare, per gli strani casi della vita, un giorno di alcuni anni fa con Andrea Satta, cantante dei Tetes de bois, artista nella vita prima ancora che nell’arte e agitatore culturale dalla mille risorse.
Per lui la memoria e l’orgoglio di Passannante diventano un rovello: vuole in qualche modo parlare della vicenda, farla conoscere. Credo abbia esercitato fascino su di lui anche quel non so ché di vagamente surrealista che contiene, effettivamente questa storia di paesi senza nome e di cervelli esposti – sia detto con tutto il rispetto per Passannante – sfiora i confini dell’humor nero: i carnefici di Giovanni oggi ci appaiono più vicini a una macabra messinscena, a un Frankenstein Junior in versione tragica; nella loro trucidità non si riesce a prenderli sul serio, una risata li ha già seppelliti questi tagliatori di teste. Andrea Satta in questi ultimi anni si è attivato col doppio scopo di riportare Passannante a casa e nel contempo di restituire a Savoia di Lucania il suo vero nome.
Finalmente un mesetto fa mi chiama a prendere parte a un grande spettacolo a Roma per promuovere queste intenzioni.

Lo spettacolo si svolge in pompa magna al teatro Palladium di Roma il 19 marzo scorso, in una Roma insolitamente piovosa e fredda. Vi sfilano - senza alcun trattamento privilegiato, tutti uguali in cartellone - star dello show business, giornalisti, poeti, persino qualche carica istituzionale (che dopo cinquant’anni di repubblica si siano finalmente accorti che il cranio di un tirannicida non è un’aberrazione di natura?).
C’è Gino Paoli che apre cantando Gli anarchici di Ferré con Andrea e con tutti i Tetes, tanto bravi sul palco quanto premurosi fuori, c’è Ulderico Pesce, attore che ha dedicato un intero spettacolo a Passannante, c’è Enrico de Angelis, Gianni Mura, Carmen Consoli che canta in maniera sublime "Malarazza" Ti lamenti? Di che ti lamenti? Pigghia lu bastune e tira fora li dienti"
Lo spettacolo è una kermesse che, nonostante la lunghezza, magnetizza il teatro stracolmo. Un trionfo. Il nome di Durruti evocato da Mauro Macario è accolto da un interminabile applauso…
Insomma, di che tornarsene a Milano soddisfatti.

E invece sulla posta elettronica mi aspetta un’amara sorpresa, l’ottimo Galzerano – l’autore della monografia di cui ho detto - ha inviato una mail in questi toni: “Per motivi storici e politici è una follia seppellire i resti di Giovanni Passannante.” Un po’ mi sento colpito sul vivo, anche perché, con Galzerano ci stimiamo e ci vogliamo bene… e rispondo piccato. Giuseppe mi invia un lungo appassionato scritto che chiarisce il suo punto di vista di cui vi cito alcuni passi:

“Appello agli storici e agli uomini di cultura. È in atto un brutale e incivile tentativo di cancellare una pagina della storia sociale e politica del nostro paese. (…) È necessario ribadire ancora una volta che per motivi storici e politici sono totalmente contrario alla sepoltura dei resti di Giovanni Passannante (…). Mi sono interessato di Passannante per passione politica e senza secondi fini, quando nessuno se ne occupava, consultando per le mie ricerche numerosi archivi in Italia e all'estero. (…) Attualmente il suo cervello e il suo cranio sono conservati al museo criminologico Altavista di Roma. Questi due reperti che ormai appartengono alla lunga e drammatica storia della repressione italiana testimoniano alle future generazioni la barbarie di quel tempo e della monarchia dei Savoia e di chi diede l'ordine di decapitare un morto. (…) A distanza di cent'anni non ha nessun senso seppellire i due piccoli resti del cadavere, che ormai svolgono un ruolo di testimonianza storica e la storia ha bisogno di essere portata alla luce e non di essere seppellita. Se qualcuno dovesse decidere - per fare un esempio - di seppellire i resti di Pompei, l'opinione pubblica giustamente si opporrebbe gridando ad un attentato alla storia e alla conoscenza. Quei resti devono rimanere per gli storici e per i cittadini come un'indistruttibile ed eloquente testimonianza della durissima repressione monarchica, dei difficili rapporti tra cittadini e istituzioni, testimoni muti eppure parlanti della tragedia di un uomo e allo stesso tempo della mancanza di rispetto per la vita umana ma anche per la stessa morte.(…) Seppellire Passannante nell'attuale Savoia di Lucania significherebbe recare nuove e inacettabili persecuzioni alla memoria del cuoco lucano.(…) Chi vuole la sepoltura di Passannante non ha mai avuto a che fare con la storia e con il lavoro storiografico, che privilegia i documenti e non li nasconde. (…) perchè seppellire solo i resti di Passannante quando le chiese del nostro bel paese sono piene di resti di santi e madonne? Dirò di più, finanche i resti di Cesare Lombroso - la sua testa è conservata in un recipiente di vetro - sono esposti a Torino nel Museo di Antropologia criminale. Allora seppellire solo i resti di Passannante è un'ulteriore ingiustizia nei suoi confronti e un'offesa alla sua memoria. (…) Si vuol fare - mi auguro senza volerlo - un favore ai Savoia, eliminando la prova della loro crudeltà politica ed umana: quei resti ci fanno capire chi erano…(…) Sono un monito politico e storico per il passato, per il presente e per il futuro affinchè nessuno decapiti uomini e combattenti in nessuna parte del mondo. (…) Giuseppe Galzerano.”

Nel frattempo anche un messaggio su questo blog, mi rimanda a un’opinione piuttosto acida espressa da un altro blog “Arte” in merito allo spettacolo cui ho preso parte, la trovate qui.

Bah, ovviamente le critiche contenute in questi interventi mi muovono a pormi delle domande, a formulare degli interrogativi, ma non giungo a darmi una risposta definita.

Io ho partecipato a quello spettacolo, ma non credo di dover fare a mia discolpa l'elenco delle iniziative a sostegno dei compagni vivissimi, e in generale di tutte le iniziative contro la repressione cui ho aderito. Quanto a tutti coloro – Tetes de bois in testa – che si sono mossi per portare la loro solidarietà in questa vicenda, direi che non possiamo proprio dire che per gli anarchici seppelliti vivi nelle prigioni non ci siano stati movimenti d’opinione: come si può scordare, per esempio, l'impegno onestamente profuso da molti non anarchici (Stajano, Cederna, ecc...) alla causa della liberazione di Valpreda e della verità per Pinelli. Io a quelle persone porto stima e gratitudine, pur nell’eventuale differenza delle opinioni.

La cosa che maggiormente mi sfugge è sopratutto dove sia "tutto questo apparato clericale della degna sepoltura" nell’intenzione di togliere ciò che resta di Passannante da quel museo degli orrori. Forse che gli anarchici hanno mai aderito alla pratica dell'imbalsamazione e dei mausolei nella piazza rossa? Forse ho capito male leggendo le pagine stupende dedicate da Kaminski ai funerali di Durruti? Forse che serva spostare la bara di Pinelli dal cimitero di Carrara dove si trova, alla questura di Milano per continuare a provare tutta la propria rabbia?
Forse hanno fatto male i compagni che portarono in corteo per tutta Pisa Franco Serantini al cimitero colle lacrime agli occhi?
O per volare alto ricorrendo a qualche reminiscenza liceale, Foscolo - che non era proprio un clericale modello - ha avuto qualcosa di importante da dire sul potere evocativo di rabbia e di passione dei sepolcri.

Per cui, cari compagni, discutiamo pure dell'opportunità dell’iniziativa in questione, ma tenendo ben presente che, parlare di Passannante oggi, corrisponde al tentativo di riaccendere un lume su questa storia oscurata del nostro "belpaese", ben vengano allora spettacoli e concerti. A parte l'ottimo libro di cui ho abbondantemente detto, cosa è stato fatto contro l'oblio di questa vicenda negli anni passati?

Non so dire se abbia ragione Galzerano o se abbia ragione chi sostiene che ciò che resta di Passannante andrebbe spostato dal museo criminologico e forse a questo punto nemmeno mi pare fondamentale.
Quello che so per certo è che l'unica degna dimora del compagno Passannante – al di là di ciò che resta del suo corpo - è nella sua memoria, viva nella nostra, nelle lotte contro le casate degli oppressori e dei loro degni eredi fascisti e postfascisti. Tutto ciò che conta è in questo cantare e gridare contro l'oblio e contro la barbarie.
L’iniziativa dei Tetes de Bois a questo è valsa: gli spettatori che uscivano dal teatro Palladium ne sapevano certo molto di più su Passannante di quando sono entrati, e per questo sono personalmente orgoglioso di avervi partecipato.
postato da: AmoreAnArchiA alle ore 14:14 | link | commenti (1)
categorie: memorie di un cantante
martedì, 20 marzo 2007

Bacioni a Gino Strada

Mastrogiacomo è libero, sono contenta, come tutti. Però, le avete viste le espressioni "gioiose" dei politici intervistati a caldo? Emmadonna, ma come si fa a dichiarare "sono felice" senza accennare l'ombra di un sorriso, tenendo gli angoli della bocca all'ingiù e la faccia in depressione totale? Prodi sembrava annunciare un'altra crisi di governo, Marini stava intagliato nel cuoio, Bertinotti impenetrabile come il Joker – eh sì che da Vespa era sempre fascinoso e ridente! -, Fassino triste, tristissimo, viso lungo ed esangue. Ma si può? Manco gli zombie!
Poi si è visto Gino Strada. Due foto che allargano il cuore. Nella prima lui e Mastrogiacomo si stringono tanto forte da sembrare una cosa sola, con le braccia così avvinghiate intorno al collo dell’uno e alle spalle dell’altro da far piangere per l’emozione. Nell’altra il giornalista sta parlando al telefonino e Strada, seduto accanto, sorride alla macchina con un faccino da bimbo, la testa piegata di lato verso Il petto dell’altro. Vivaddio, questa è gioia!
Insomma, bravo Gino Strada, gloria a Emergency!
Certo, l’autista l’hanno ucciso quasi subito con ferocia (davanti a Mastrogiacomo, che, poveretto, ha pensato “ora tocca a me”) e dell'interprete, che ha solo 25 anni, non è ancora chiara la sorte. Questo getta un’ombra scura sulla gioia del momento, così come la getta l’inevitabile pensiero che corre a chi non ce l’ha fatta, a chi non è stato salvato.
Ecco, io avrei voluto che mentre si esultava, mentre s’inneggiava alla bravura di tutti (governi italiano e talebano, giornalisti afghani e società civile, Emergency e Gino Strada), mentre tutti i giornalisti sullo schermo  sorridevano, visibilmente felici, uno, uno solo ricordasse per qualche istante Enzo Baldoni, e lo nominasse, che rendesse, nella vittoria della vita, la vita della memoria a quell’uomo fantastico, a quell’altro giornalista coraggioso, di cui neanche il corpo ucciso è tornato in Italia, dalla sua famiglia, e da noi che gli volevamo bene da tanti anni, per Doonesbury e per tutto il resto. Io ci ho pensato, mentre sorridevo per Mastrogiacomo, ho visto accanto all’immagine di quest’omone biondo e massiccio come un nibelungo, i riccioli neri scomposti, gli occhi luccicanti dietro le lenti, il sorriso ironico e scanzonato di Enzo, e mi è venuta una fitta al cuore. Bè, si può essere contenti e tristi nello stesso momento, no?
Ciao. mariateresa   
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lunedì, 19 marzo 2007

La viltà del quotidiano

Vilmente arricciolata sul mal di vivere, non partecipo al blog da un bel pò,  ma prima che inizi un'altra settimana d'ufficio eccheppalle, provo alla men peggio a rompere l'apatia e il silenzio stampa.   

Eccomi dunque alla fine di un bel fine settimana di riposo forzato in casa, aulin e surgelati a far da compagni. Con tali premesse, non è che ci fosse da scialare: un discreto spleen, uno strano romanzo giallo a metà via tra il classico inglese e l'hard boiled americano (dove uno dei protagonisti è Alfred Hitchcock che sta girando "Vertigo", cioè "La donna che visse due volte" e l'altro un delizioso detective buttato fuori dalla polizia: battuta facile, pistola alla caviglia e tremila dubbi nella testa), un paio di film, duecento telegiornali.

Bè, quello di stasera mi ha rintronata del tutto. Queste (dopo Mastrogiacomo) le notizie in sequenza. Battisti - il terrorista dei PAC (proletari armati per il comunismo) diventato a Parigi scrittore di gialli di successo - è stato arrestato a Rio de Janeiro, dove era scappato nel 2004 per evitare l'estradizione. In Italia è condannato per 4 omicidi, certo ora è un altro uomo, ma non so che dire, altri si son fatti anni e anni di galera senza aver ammazzato nessuno.  

Subito dopo è comparso Ratzinger, anche lui  in galera, ma solo per visitare i reclusi, ai quali ha tenuto un bel discorsetto sul "figliol prodigo", che evidentemente ritiene paradigma perfetto per i suddetti. Al suo fianco Mastella, il quale, non essendogli da meno, ha dichiarato meditabondo di sentirsi un "eremita della coscienza" (boh!).

Dopo la morale, i fatti. Un poveraccio a Verona se n'è andato al creatore, dopo 20 giorni di agonia, perché durante un intervento gli avevano trasfuso il sangue sbagliato. Molto meglio il primario di Catania (dall'Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno...), innocentemente gambizzato, che si faceva scucire dai 500 ai 4.000 euro per operare la gente nella struttura pubblica da lui diretta (uno dei suoi pazienti ha raccontato che la notte prima dell'intervento ha dormito con la busta dei soldi nel pigiama!!!): il buon professionista sicuramente ci stava attento a non sbagliare sangue, visto che era così bravo a succhiarlo!

E quest'altra? Su un milione di condomìni monitorati pendono oltre 800.000 cause civili, la maggior parte per rumori molesti. Come condannare le povera Rosa Bazzi che, giustamente diffidando della lungaggini giudiziarie, si è risolta la questione col fai-da-te e qualche decina di coltellate? Il problema è che al mondo non si è mai contenti, infatti pare si sia lamentata perché i giornali non parlano più di lei e del caro coniuge Olindo.

E per finire un'inezia, una notiziola di routine. In Puglia un ragazzo di 17 ANNI, AL SUO PRIMO GIORNO DI LAVORO, è rimasto ustionato sul 90% del corpo da una fiammata sprigionata dal tubo che stava saldando in un cantiere edile a Corato. Giuseppe Di Vincenzo è il suo nome, Andria il suo paese. Un nome qualunque, da cancellare in fretta, accanto all'infinita teoria di dimenticati, sfruttati, mal pagati, assassinati da questo sistema criminale ove le morti sul lavoro sono statisticamente QUATTRO al giorno, ma in realtà molte di più. Basti pensare agli immigrati clandestini, non registrati come lavoratori, a quelli che muoiono in incidenti stradali perché troppo stanchi, a quelli esposti ad agenti cancerogeni o tossici che quasi mai riescono a dimostrare che la causa della morte a cui sono condannati è il lavoro.

Mentre andiamo in Afghanistan e in Iraq a portare la civiltà e la pace. Che vergogna. 

Ciao. mariateresa

postato da: cenerinocodarossa alle ore 01:21 | link | commenti (2)
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giovedì, 08 marzo 2007

mesciu Passannante e auri uagnuni

Qualche settimana fa sono rimasto davvero di sasso a vedere una roba che m'è parsa pazzesca (pazzescamente bella, dico).
Pazzesca perchè era sulla TV, sulla RAI, e perchè era la conclusione di un programma in prima serata.
Il programma della Dandini - Parla con me - che s'è concluso con una canzone che Ascanio Celestini cantava a mo' di sigla. La canzone giocava sul concetto di ladro e di padrone ed era un esplicito attacco alla proprietà privata, il ché già mi aveva messo bene e assai!
Io già a 'sto Celestini gli volevo bene e lo stimavo per i suoi spettacoli! Ora attacca pure un principio come la proprietà, gli stra-voglio bene.
Ma la cosa non s'è fermata lì. Mentre la canzone se ne stava bella bella per finire il Celestini ha chiosato (cito a memoria): "In questi giorni Emanuele Filiberto di Savoia ha detto che l'italia è ormai matura per essere una monarchia parlamentare. In conseguenza di ciò dedico questa canzone a Gaetano Bresci tessitore, anarchico e uccisore di re".

Madò! Ho sentito bene? Proprio così...
(magari chi mi legge - se è capace - se lo può pure andare a vedere su qualche Rai punto clik di sorta!)

Ci son rimasto! Bravo Celestini, non sei solo un grande artista, sei molto di più, sei un uomo coraggioso!
Avrei voluto dirlo a tutti, mi sono messo a saltare qui e lì per casa... fare telefonate in giro...

Voglio quindi esprimere qui la mia più grande ammirazione per Ascanio Celestini. Augurargli ogni bene, ogni fortuna e che possa campare fino 300 anni.
*

Per restare in tema, Andrea Satta sta organizzando un bello spettacolo per Passannante. Sapete chi è stato Passannante? Beh il solito benemerito wiki può essere d'aiuto.
Per farla breve Passannante tentò di uccidere - una dozzina d'anni prima di Bresci -  Umberto I con un coltellino da pane e la pagò (lui la sua famiglia e il suo paese)  durissimamente.
Nell'assurda condizione carceraria in cui fu ristretto diventò pazzo e, una volta morto, gli venne segata via la testa, il suo cervello venne messo in formaldeide e i suoi resti sono ancora esposti al museo criminologico (è orribile, ma "la gente magari fa anche finta / però le cose è meglio fargliele sapere").

Andrea Satta sono anni che s'adopera per una degna sepoltura del compagno (in una repubblica i tirannicidi non dovrebbero poi essere considerati gente così assurda, o no?). Pare che alla fine ci si potrà riuscire. Noi intanto saremo a cantare per Passannante a Roma, al teatro Palladium la sera di lunedì 19 marzo.

Chi siamo "noi"? Che io sappia ci saranno Gino Paoli, Mauro Macario, Paola Turci, Consoli, ecc... (mi scuso con gli altri che verranno e di cui non conosco il nome) oltre che ovviamente i padroni - si fa per dire - di casa, i Tetes de bois.

Un pass'a n'ante un pass'indietro
Nell'aria umida di vetro
Un pass'a n'ante che poi riesci
E se non riesce finisce Bresci.

*

ATTENZIONE! ATTENZIONE! ATTENZIONE!
IL CONCERTO DEL 14 A BOLOGNA ALLE SCUDERIE è SPOSTATO A MERCOLEDI' 28

Mercoledì 28 di marzo grandissima presentazione di "Sotto il pavé" a Bologna, alle Scuderie, con i Moka al massimo della forma, della formazione e della formaldeide (nel senso che se non sono al massimo gli faccio fare la fine di Passannante)!
Il concerto verrà aperto da Maria Elena, ormai vittima di paurosi corsi teatrali e in rotta per divenire una futura Sciantosa di professione (fame per fame, tanto vale fare una cosa beddha) con lei Nicolò Bertozzo e, ad accompagnarli, mesciu Simeone Pozzini: particolarmente meritorio per essere l'unico lodigiano ad applicarsi in un corso di salentino (ce cazzu'sta uardi?). Eseguiranno - in tema con lo spettacolo - pezzi di Brassens, di Chico Buarque e un'antica rarità sottratta ai cassetti segreti del sottoscritto "La nebbia blu".

Non mancate per nessun motivo.
...e poi, e poi i prossimi appuntamenti:

- 17 marzo a Genova si presenta il CD che pochi hanno potuto sentire ma molto bello curato da Isa su Genova stessa.
- 19 marzo Andrea Satta dei Tetes de Bois ha organizzato ecc... ecc... (vedi sopra).
- 23 marzo a Torino MIrafiori Sud (Centro del Protagonismo Giovanile, Strada delle Cacce 36) concerto coi Moka.
- il 24 marzo i giovani di rifondazione di Siena ci hanno invitato a fare un concerto all'Orto de'Pecchi (a 50 m. da Piazza del Campo, mi dicono).
- 28 marzo c'è il concerto delle Scuderie di Bologna di cui sopra
- il 29 marzo a Milano in via Torino ci sarà il nostro show case in FNAC alle ore 18.
- sempre quel 29 lì, a sera, io e Rocco cantiamo alla Cueva (proprio su via Gorizia, piena Alzaia del naviglio)
- 10 apr 2007 18.00 show case in FNAC Genova
- l'11 aprile a Massa ci sarà uno spettacolo resistente con me e il carissimo Della Mea, probabilmente al teatro comunale.
- il 14 aprile sono ospite specialissimo del cantautore più specialissimo che conosco: Max Manfredi a Milano.
- 19 apr 2007 21.00 alla FAI di Milano Viale Monza 255 (in duo con Rocco).
- 21 apr 2007 21.30 ARCI Joe (Moka) Fidenza
- 27 apr 2007 21.00 Coop. Sancho Panza Rassegna resistente Varese
- 30 apr 2007 22.00 aspettando domani primo maggio coi Moka (anteprima Zollette) Asti
- 5 mag 2007 21.30 centro sociale il macello (Moka) Lugano
- 29 giugno 2007 21.30 Porta dei canti in Scighera Milano

ps
Ahem... mi rendo conto, riguardando ora il tutto, che per essere un post dell'8 marzo non si parla moltissimissimo di donne... vabbè, le compagne sapranno spero perdonarmi, io no...

postato da: AmoreAnArchiA alle ore 17:02 | link | commenti (13)
categorie: memorie di un cantante