Ehi, psst, pssst, ehi!? Ehi voi, Signori comprator di sassi, posso? Sono io, ccr, vi ricordate ancora di me? No? E c’avete ragione, c’avete! Eccome!
A parte un miserrimo commentino sprofondato dentro un post dell'illustrissimo signor titolare, sono latitante dal blog dal 3 maggio: un tempo da “requiem-etaernam-dona-loro-signore”, lo so, lo ammetto, lo confesso, e mi pento…non sarete mica più spietati dei pretacci, che al massimo mi affibierebbero, a mò di penitenza, duecento rosari e cinque fioretti, rimettendomi così in pari alla gara “Gran Premio Paradiso”? Dite, qui posso far penitenza? Ok, grazie, continuo. 
Bè, ne è passata di acqua sotto i ponti in questi due mesi, portandosi via gli ultimi scampoli di una sinistra enfisematosa, tra Prodi che s’accigliano e D’Alema che s’agitano, tra Berlusconi che salgono al Colle e Veltroni che abbracciano il Lingotto (d’oro?), tra scaloni pensionistici in cui inciampa lo zoppicante governo e scarpate elettorali ove precipitò l’infondata Rifondazione …
Eh, sì, torno or ora da un’assemblea della fantomatica “Sinistra per Lecce”, ove quattro o cinque gatti di provenienza varia - rifondaroli, comunisti italiani, verdi e d.s. ...o s.d.? - si sono tristemente interrogati sul bruciante tracollo. Spettabilissimi Siore e Siori, a Lecce, forse lo sapete, la destra s’è pappata a prima botta la poltrona di sindaco e R.C. ha perso, insieme al suo unico consigliere, quasi il 60% dei voti rispetto alle precedenti amministrative!). Così i luttuosi superstiti hanno fieramente deciso di dar battaglia... con un nuovo forum. Però!
E cosa dice 'sta nascitura Sinistra per Lecce? Dice che la sinistra soffre di “intellettualismo", che la politica si è divisa dalla cultura, che la gente quando pratica la cultura è di sinistra e quando vota pensa agli interessi (perciò vince la destra), che alla sinistra la gente non chiede quello che chiede alla destra (e che chiede la gente? Non l'hanno detto! Io credevo che la gente chiedesse a tutti le stesse cose, cioè casa, salute, lavoro, scuola, e che la differenza fosse che per la destra questo è un privilegio e per la sinistra un diritto, ma si vede che non ho le idee chiare), dice che dobbiamo smettere di far politica con le idee, che dobbiamo essere pragmatici, dice che dobbiamo pensare moderno, usare internet e frequentare i pub.
Vabbè.
Passiamo ad altro. Sono stata al Gay Pride del 16 giugno. Per me era la prima volta: fantastico, coloratissimo, disordinato, immenso, allegrissimo. Una fiumana di gente di ogni età, genere e sesso circondava l’innumerevole teoria di carri che ha invaso Roma, sputtanando il tristissimo Family Day di qualche tempo prima, e tutti sorridevano, si salutavano, ballavano, zompavano e fotografavano.
Io mi sono divertita un sacco, ero, con figlia e alcuni amici, sotto il carro del Cassero di Bologna (“Cassero Pride: 25 anni di lotta con classe”). Ci siamo messi la maglietta bianca celebrativa del venticinquennale ed abbiamo sfilato con quella. Ho assistito alla pitturazione in loco di quattro ragazzi completamente nudi (tre maschi e una femmina), mentre quella scema di Elena mi ammoniva sghignazzando: “mamma, non guardare sempre i piselli dei maschi!” (non li guardavo più di tanto, lo giuro!).
Mi sono fatta fotografare sotto il carro dei “Genitori orgogliosi e felici di avere un figlio gay” e sotto quello “Puglia for Gay”, ed anche mentre indicavo Pannella, alquanto corrucciato, che digitava di continuo sul suo cellulare, e poi ho immortalato una ragazza che sfilava compunta sul marciapiede di lato, vestita con una lunga tunica bianca, da cui si innalzava un pancione finto, e con in testa un’aureola recante la scritta: “dio creatrice”. C’era anche un tizio che si faceva tutti i pali che incontrava, ballandoci voluttuosamente e sfrenatamente intorno (su uno ha preso una capocciata grandiosa), e poi diavoli rossi seminudi
, antichi romani con tanto di elmone ed uno straccetto intorno alle pudenda, trans con il tanga sul pisello e il niente su pocce megagalattiche, una venere nera tutta inargentata, un cardinale bardato di tutto punto che benediceva coppie peccaminose, e così via. Una vera festa, vi dico.
News
Da lunedì sarò per una settimana in “residenza artistica”, in una masseria vicino Lecce. Non ricordo se vi avevo raccontato del laboratorio teatrale che frequento da dicembre scorso. Bene, il percorso artistico si concluderà con una particolare messa in scena dell’antologia di Spoon River, l’otto luglio prossimo.
Prima però c’è questa full immersion di prove per sei giorni, tutti insieme appassionatamente: si dorme in tenda, 1 bagno per 16 persone, docce fredde, servizio sguatterato a turno…forse dovrei chiamarlo lager!
Spero che le mie ossa escano integre dalla prova che affronterò per l’Arte (non ho mai dormito in tenda!!!), più che per me lo spero per Dora Williams, il mio alter ego Lee Masters-iano.
In realtà sono eccitatissima e spero solo non mi facciano storie in ufficio per le ferie che vado a chiedere (è un periodo di merda là, sto lavorando moltissimo).
Bè, vi saprò dire. Intanto, essendo ormai l’una passata, vi do la buonanotte, lasciandovi in compagnia della mia amata Dora (quella di Lee Masters, versione Pivano). La prossima volta vi trascrivo il personaggio che metterò in scena, come rielaborato da me medesima. Sappiate per ora che dovrò anche canticchiare una canzone, che sono stonatissima – la progenie ha ereditato non da me ma da mia madre - e che ho scelto “Je ne regrette rien”…ARRRGGHHHH!).
Ciao. mariateresa.
DORA WILLIAMS
Quando Reuben Pantier se ne andò e mi piantò
Andai a Springfield. Là incontrai un libertino,
il cui padre era appena morto lasciandogli una fortuna.
Egli mi sposò ubriaco. La mia vita fu disgraziata.
Passò un anno, e un giorno lo trovarono morto.
Così fui ricca. Me ne andai a Chicago.
Qui conobbi un bel giorno Tyler Rountree, canaglia.
Me ne andai a New York. Un magnate dai capelli grigi
Perse la testa per me – un altro patrimonio.
Mi morì una notte proprio fra le braccia, sapete.
(Vidi la sua faccia violacea per anni, dopo).
Fu quasi uno scandalo. Me ne andai,
questa volta a Parigi. Ero ormai una donna,
insidiosa, scaltra, esperta del mondo e ricca.
Il mio elegante appartamento vicino ai Champs-Élysées
divenne centro d'ogni sorta di tipi:
musicisti, poeti, bellimbusti, artisti, nobili.
Vi si parlava francese e tedesco, italiano, inglese.
Sposai il conte Navigato, di Genova.
Andammo a Roma. Mi avvelenò, credo.
Adesso nel Campo Santo che guarda
il mare dove Colombo giovane sognò nuovi mondi,
ecco cos'hanno scritto: "Contessa Navigato
implora eterna quiete".