mercoledì, 25 luglio 2007

luglio 1857

nel luglio del 1857 un articolo del Figaro recitava più o meno così:
Ci sono momenti in cui si dubita dello stato mentale di Monsieur Baudelaire, ce ne sono altri in cui non se ne dubita più; si tratta, per la maggior parte del tempo, di ripetizioni monotone e premeditate delle medesime cose. L'odioso s'aggancia all'ignobile, il repellente si allea all'infetto.

Al Dante della nostra epoca decaduta, dedico - per il nulla che vale - questa pagina con una poesia - fra le meno riprodotte, appositamente tradotta per l'occasione.

Sarah detta Louchette
 
Non ho mica per amante una leonessa illustre
L’accattona, dalla mia anima, s’impresta tutto il lustro
Invisibile agli sguardi sarcastici dell’universo,
La sua bellezza fiorisce solo nel mio triste cuore.
 
Per comprare le scarpe s’è venduta l’anima.
Ma dio riderebbe se, confrontandomi a quest’infame
Trinciassi giudizi, facessi il Tartufo
Io che vendo i miei pensieri per vivere da Autore.
 
Nefasto difetto, porta anche una parrucca
Tutti i bei capelli neri fuggirono la bianca nuca
Ciò certo non impedisce ai baci amorosi
Di piovere su quella fronte pelata di lebbroso.
 
È strabica, e l’effetto di quello sguardo che sfugge
Che ombreggia ciglie nere più lunghe degli angeli
È tale che tutti gli occhi per cui si son dannati
Non valgono per me il suo occhio ebreo e ombroso.
 
E non ha che vent’anni; il mento già basso
Pende da ogni lato come una zucca vuota,
Ciononostante, trascinato ogni notte su quel corpo
Come un neonato la succhio e la mordo
 
E benché non abbia mai il becco d’un quattrino
Per ammorbidirsi la pelle, per ungersi la schiena
Io la lecco in silenzio con più fervore
Che Maddalena eccitata i piedi del salvatore.
 
La povera creatura, soffocata dal piacere
Geme rauchi singhiozzi dal petto gonfio
E indovino dal raschio del respiro brutale
Che ha morso spesso il pane dell’ospedale.
 
I suoi grandi occhi inquieti, per la notte crudele
Credono vedere altri occhi dal fondo del vicolo,
Avendo aperto troppo spesso il cuore a chi veniva
Quando la luce è spenta crede alle ombre che tornano
 
Perciò di cera e stoppini lei usa libre e libre
Più che un sapiente chino giorno e notte sui libri
E teme molto meno la fame e i suoi tormenti
Che l’apparizioni de suoi defunti amanti.
 
Se voi la incontrate, bizzarramente adorna
Sfuggendo, all’angolo di una via perduta
La testa e gli occhi bassi come un piccione ferito
Trascinando nel fango il piede scalzo
 
Signori, non sputate battute ed ingiurie
Sulla faccia impiastricciata di questa povera impura
Che la dea della fame ha una sera d’inverno
Indotta ad alzare la gonna sul marciapiede.
 
Quella zingara là, è il mio tutto, la mia ricchezza
La mia perla, il mio gioiello, la mia regina, la mia duchessa
Colei che mi ha cullato sul suo grembo come un vincitore
E che fra le mani mi ha riscaldato il cuore.
*
*
*
Al contrario del povero Baudelaire noi, nel luglio di 150 anni dopo, abbiamo meritato una bella recensione del nostro neonato Zollette su Bielle. Chissà se fra 150 però se ne parlerà ancora...
***
spettacoli futuri:
Sarò presto a Cropani (CZ), domenica 29 luglio precisamente, per prendere parte con una lezione musicale sui rapporti fra maledettismo e rivolta nella canzone ribelle.
Poi ancora in Calabria a Bova Marina (RC) il 10 agosto per il festival di Paleariza, nella stessa serata anche Concetto Serranò e Peppe Voltarelli.
Il 13 agosto a Castellina Marittima (PI) insieme al caro Massimiliano Larocca.
Il 30 agosto al Festival dell'Unità di Brescia.
Il 7 settembre Firenze per la biennale vetrina dell'editoria libertaria. Ci sarebbe dovuta essere anche Caterina Bueno e quest'anno, senza di lei a raccontarci e incantarci dal palco per ore e ore rischimao persino di incominciare a cantare puntuali. La vita fa schifo. La morte anche di più.
Il 12 settembre ad Arbizzano (VR) presso la cooperativa omonima (omonima col paese... s'intende) mi esibirò... un po' perchè vado sempre ovunque mi chiamino, e un po' perchè quando ho aperto il sito non credevo ai miei occhi... ma allora... a parte Nicola Nicolis e Roccuzzo ci sono dei compagni anche nel veronese!!!
Ancora tutta da confermare è una data a Vibo Valentia (festival di Liberazione) il 15 o il 16 di settembre.
Il 13 Ottobre a Imola col maestro Bartoli.
Il 27 dalle parti di La Spezia.
postato da: AmoreAnArchiA alle ore 13:30 | link | commenti (8)
categorie: lettera dura
giovedì, 19 luglio 2007

Nietzsche, la terza età, le polpette fritte

Non son tanto le diatribe sul cosa far di se stessi quando le età pesano più dei sassi nella pancia del lupo, quando non si disponga di figlioli accomodanti e/o di nipoti accomodatori (sempre che i sassi non te li tirino addosso loro), quando innamorarsi come adolescenti sia senz'altro indecoroso o, peggio, incomprensibile (non son io, al momento, l'innamorata di che trattasi, eh!, ma difendo a spada tratta le innamorate d'ogni tempo, paese ed età).

Non è tanto l'ineluttabilità dello star qui e di starci come si è, con quel che si è diventati, nè il disappunto di sentirsi fuori luogo, ignoranti e distanti dal qui come da qualunque altrove.

Non è tanto che l'allegria trasmuta in malinconia al soffio d'ogni brezza.

Non è tanto ispirarsi a Nietzsche e diventare super-uomo, o ai padri comboniani e farsi missionario, o, perché no, alle coetanee di pia volontà e fingersi brava massaia...

No, no e poi no! Il vero problema è discutere di tutto ciò con un cazzo d'intellettuale spocchioso, alle tre di un pomeriggio a 40 gradi, mentre si tenta infine di mandar giù un boccone: in una mano il cellulare incollato all'orecchio - il sudore che corre a fiumi fra le parole e la tromba stonata di Eustachio -  nell'altra la forchetta, arma impropria che proditoria ti prende la mano.

E' così che s'ingurgita una montagna di fetide polpette fritte, senza sentirne il sapore e senza masticarle. E' così che alla fine, sospesa la trita diatriba filosofico-esistenziale e stipata la panza di carne tritata, si maledice se stessi, gli intellettuali, Nietzsche, la dialettica, il cellulare e le POLPETTE FRITTE!!!

ciao. mariateresa   

postato da: cenerinocodarossa alle ore 17:25 | link | commenti (7)
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giovedì, 12 luglio 2007

Salento Spoon River A/R

Il ciclista coi buchi

Povero, povero anarcociclista pugnalato nella sua più cara quotidianità, povero Alessiuccio im-patentato d'auto inquinanti e assassine, povero Diavolo Rosso degli impiegatini kafkiani, e povera anche la bici, bella addormentata sotto le stelle mentre un sadico ignoto le buca la pelle.

Mi dichiaro commossa, solidale e preoccupata, ma...che cristo è la "TRIFOLA"? Misteri lombardi.

Il ritorno alla realtà
Son tornata dall’avventura teatral-campestre, dopo ch’ebbi narrato ad attoniti viandanti le tristi vicende amorose di Dora, dopo ch’ebbi riposto in valigia i suoi rutilanti abiti di zoccola girovagante (ahem..trattasi dei miei vestiti d’ordinanza: gonnellone sgargianti, magliette coi lustrini, lunghe sciarpe di lurex, vezzosi cappellini), dopo che la tenda regina fu smontata, le carabattole varie caricate in auto, gli addii scambiati, le furtive lacrimucce asciugate.
 
Son tornata all’orrido ufficio, mi son resa conto che ne avevo allegramente cancellata l’esistenza, ho constatato che la vita è sogno e la realtà merda, ho sospirato ed ho riavviato sulla mia PdL la routine degli scarabocchi burocratici.
 
Ah, bucolica residenza, ah, vita d’artista!
Eduardo De Filippo ad una ragazzina ch’era andata a chiedergli di prenderla a bottega teatrale, fece un lungo e saggio discorso sulla precarietà, difficoltà, ansia e fatica che comporta il mestiere d’attore, concludendo infine: “Però… sempre meglio che lavorare!” “;^)
 
Non posso che dargli ragione. Vabbé, non vorrei pensaste che me la meni per una miserrima performance di 10 minuti (ma ripetuta a loop per un’ora e venti), oltretutto mi sono vista in ripresa video e sono inorridita: cazzo, l’avete mai sentita un’americana transfuga a Parigi che canta “No, rien de rien, no, je ne regrette rien…” con spiccato accento barese? La Elenuccia mi stroncherà senza pietà.
Prima della Prima
 
Però mi sono davvero divertita, ho sperimentato la famosa frenesia pre-esibizione, con tanto di mal di pancia e secchezza delle fauci (prendevo a calci, ringhiando, la porta del cesso perennemente occupato, estorcevo pezzetti di caramella alla menta  ad un collega di paranoia che li teneva in tasca avvolti in un lurido tovagliolo di carta, bevevo a garganella e subito me ne pentivo pensando che poi non avrei potuto fare pipì, ripetevo a mezza voce la mia parte e correvo a consultare il copione perché non mi ricordavo una minchia…), mi sono impigliata, bestemmiando al buio, negli stecchi e nella paglia secca che coprivano il percorso, mi son quasi cavato un occhio sui rami sporgenti degli eucalipti ch’erano il nostro sipario…ed infine, ecco a voi: SPOON RIVER!
 
Lo spettacolo
Avanzavo in trance (= rimbambita) sull’enorme aia della masseria, in fila orizzontale con altri 24 assatanati, verso 500 e passa spettatori disposti su tre lati, urlando a squarciagola la mia parte, all’unisono con gli altri che urlavano ciascuno la propria, e niente più esisteva oltre questo.
Al grido del blasfemo: “BASTA!!!”, ci siamo azzittiti di colpo, ci siamo lentamente disposti in ordine sparso, ci siamo presentati uno dopo l’altro (la mia presentazione era: “Dora Williams, l’irrequieta. Enchantée!” – qui m’inchinavo al pubblico allungando il braccio per il baciamano – “Per tutta la vita ho viaggiato di città in città, di amore in amore”), e poi abbiamo ripreso ad andare, tenuti a bada come un gregge di pecore dal blasfemo (che si muoveva e atteggiava come il gobbo di notre- dame), seguendo la nostra anima-guida (Scholfield Harley, La Veggente, che monologava al grido di: “DIOOO! Non voglio morire! Io non-vo-glio-mo-ri-re!!!”, scuotendo le medaglie da zingara cucite sulle vesti), eseguendo i nostri gesti chiave, mescolandoci agli spettatori che ci guardavano a bocca aperta, infine sparpagliandoci in ogni dove e dirigendoci ognuno verso la propria casa: chi sotto un albero, chi su di un bidone, chi sopra un tronco segato, chi in un vecchio deposito di granaglie, chi semisdraiato su una carriola in disuso, chi dietro un cancello sbarrato (Minerva Jones, la poetessa guercia e zoppa, che si è coperta di lividi sbattendo per tutto il tempo contro il medesimo, la pazza di attrice Marta!). Io in una stanza rustica spalancata sui campi, che avevo addobbata a dovere con vecchia poltrona, tappeto consunto, gioielli sberluccicanti, e vestiti-feticci, simbolo dei miei uomini stronzi, appesi ad una scala di ferro.
 
Per un’ora e venti ciascuno ha recitato a loop, sul proprio personale, insolito, palcoscenico, la storia di un’anima di Spoon River, mentre gli spettatori girovagavano, fermandosi a piacimento davanti all’uno o all’altro di noi. La mia Dora si è esibita per sette volte, senza fermarsi un attimo – il pubblico è il dio dell’attore – ed insomma, bè, sarò pure una cagna d’attrice, ma almeno avvincente, perché nessuno andava via prima che avessi concluso il mio pezzo, e dopo ho ricevuto un sacco di complimenti …UAHAAUHUUU!
La conclusione dello spettacolo era di nuovo collettiva, con gran finale di noi tutti stramazzati a terra al centro dell'aia, l’uno sull’altro, e subito risorti per ricevere i nostri bravi applausi (tanti, ri-UAHAHUU!).
 
La Buonanotte
Ohibò!, sono le tre, vi saluto, miei pazienti bloglettori (se mi avete seguita fin qui ed oltre) e vi lascio in compagnia del mio racconto di Dora Williams, l’irrequieta. Enchantée!
Ciao. mariateresa
MARIATERESA E' DORA WILLIAMS 
 
 
M’innamoravo di tutto
Nell’amore mi buttai a capofitto.
Volli leggere tutte le fiabe
E volli poi viverle.
SPOON RIVER
 
Quando ero ancora una ragazzina piena di sogni, amavo Reuben Pantier più di ogni cosa al mondo. Poi lui mi piantò, se ne andò per il mondo, così anch’io fuggii da Spoon River.
 
Tornai ad amare altre volte, molte volte
Ed ogni volta fu la prima.
Cercavo la pentola d’oro ai piedi dell’arcobaleno…
 
SPRINGFIELD
 
Andai a Springfield, là conobbi un porco ubriacone, che si dava arie da gran signore perché aveva appena ereditato un mucchio di soldi. Mi sposò senza sapere quel che faceva: la mia vita diventò un INFERNO!
Dopo un anno per fortuna morì - lo trovarono stecchito sulla pubblica via - così i suoi soldi divennero miei.
 
Cercavo la caverna di Ali Babà: spesso
Trovai soltanto i quaranta ladroni
 
CHICAGO
 
Mi traferii a Chicago. Qui non andò meglio. Un bel giorno conobbi una canaglia, un certo Tyler Rountree, che credeva di aver trovato la gallina dalle uova d’oro.
Ma Dora Williams non era stupida e mangiò la foglia. Presi su e me ne andai, senza salutare nessuno: a New York, che pullulava di capitani d’industria, finanzieri, ricconi insomma.
 
Strofinai la lampada di Aladino
Espressi i miei tre desideri:
Il desiderio era infinito, ma la lampada
Più non brillò.
 
NEW YORK
 
Un magnate dai capelli grigi perse la testa per me, mi supplicò di sposarlo. Era vecchio ma non faceva che scoparmi, così una notte ci lasciò le penne. Mi morì addosso, sapete, per anni rividi la sua faccia violacea, dopo. In città la cosa fece scalpore, non si parlava d’altro. Partii ancora, ma questa volta misi l’Oceano tra me e l’America.
 
PARIGI
 
Comprai un lussuoso appartamento vicino ai Champs-Èlisées, e vissi da gran signora. Ero ricca, molto ricca, ed ero una donna ormai: insidiosa, scaltra, esperta del mondo. Ah-ah-aha.aha,ah! (giro su me stessa ridendo sonoramente) Così almeno credevo.
Parigi era la capitale dell’arte e del beau vivre: anche la mia casa lo divenne. Vi accolsi ogni sorta di tipi: musicisti, poeti, artisti, ma anche nobilastri sfruttatori. Conversavamo in inglese, tedesco, francese, i-ta-lia-no. M’innamorai di un bellimbusto, il conte Navigato di Genova: lo sposai.
 
Detestavo le partenze, gli addii, i mai più.
Più di ogni odiavo il dolore…
ROMA
 
Mi ammalai di un male ignoto, e ne morii. Forse fu mio marito ad avvelenarmi, poi mi seppellì in terra straniera, nella sua città. Nella fredda pietra che mi pose sul cuore fece incidere questo Epitaffio: “Contessa Navigato implora eterna quiete”!
 
(Dora si adagia sulla poltrona, morta, gli occhi chiusi, le braccia abbandonate, le mani immobili. Poi riprende a toccarsi compulsivamente, a scatti,la gola, scuotendo la testa a destra e a manca. D’improvviso spalanca lo sguardo sul pubblico, sorride con aria di sfida, si alza, afferra la sua valigia e avanza verso la soglia)
 
Il mare mi abbracciò tutt’intorno.
A chi mi amò lascio la mia vitalità,
La mia curiosità, la mia inquietudine,
le mie rabbie impetuose, le mie dolci carezze.
 
(guarda in giù, scopre il mare, allarga lo sguardo intorno, sorride sempre più dolcemente, con un piede tocca l’acqua. Torna a guardare il pubblico)
 
GENOVA
 
Il cimitero di Staglieno sta su una collina davanti al mare: io lo guardo, come lo guardava Colombo da ragazzo, quando ancora sognava l’America, ed ogni notte torno a casa mia, a Spoon River.
(Intona "Je ne regrette rien", va a raccogliere i suoi abiti appendendoli al corrimano, torna ad accomodarsi in poltrona e guarda trasognata il mappamondo) 
FINE E...SI RICOMINCIA
 
    

 

postato da: cenerinocodarossa alle ore 03:46 | link | commenti (6)
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giovedì, 05 luglio 2007

Stamane ero quasi felice perchè m'era arrivato il cofanetto coi due volumi delle opere poetiche complete di Aragon (alla modica cifra di centoventieuri... 'sti cazzi di Pleiade sono bellissimi, ma cari come la trifola!!!).
Me li son caricati nello zaino, sul portapacchi della bici, e son partito e dopo un po'...

Cazzarola... senza nessun minaccioso preavviso, senza nessuna ragione apparente, nottetempo o di primissima mattina (fra il mio ritorno dal lavoro - verso le 18 e 30 - e prima che uscissi - cioè verso le 7 e mezza - ) mi son ritrovato con entrambe le gomme della bicicletta tagliate...


Taglio netto e chiaro, m'ha detto con aria consapevole il biciclettaro del naviglio pavese porgendomi lo scatolotto per digitare il pin del bancomat,  laterale...
(Ora che ci penso, protendo per l'ipotesi della prima mattina, perchè son riuscito a fare qualche chilometro prima che fossero a terra).

Che fare?
Mi vedo molto male ad appostarmi per sorprendere lo sgozzatore di pneumatici!
Non ringhierò dalla ringhiera!

Eppoi... qualche anno fa avevo... diciamo... dei vivaci scambi d'opinione coi vicini in merito ai miei gatti e alle chitarre... ma oramai, sono un inquilino (quasi)modello! Niente più gatti e le chitarre le uso molto più fuori casa che dentro.
Nemmeno un ritorno di fiamma (ossidrica: egli era un ex-topo d'appartamento) del mio storico peggior vicino - quello di sotto - si giustifica: proprio in 'sti giorni giace in un letto d'ospedale.

Perchè? ...ché segnale può essere? ...non l'ho mica capito.

E se fosse solo un intemperanza degli infanti che sciamano nel cortile della mia ca' di ringhiera: qualche tempo fa nessuna bici s'è salvata dalla privazione della parte superiore svitabile dei campanelli...
dopo il secondo campanello decapitato ho ovviato comprando un campanello tutto-d'un-pezzo... come si conviene!
Ma questo sarebbe un salto di qualità... un "mirare al cuore della coscienza ecologica" che non voglio figurarmi!

Ufff... dopo la costosa sostituzione, ora m'angustio sulla via del ritorno!

Si accettano consigli...

postato da: AmoreAnArchiA alle ore 16:49 | link | commenti (5)
categorie: memorie di un cantante