giovedì, 31 gennaio 2008

Al post precedente ho - in tutta fretta - voltato in italiano ("tradotto" mi parrebbe un verbo un po' pomposo, visto che l'ho fatto quasi furiosamente e procedendo a orecchio, senza consultare vocabolari) una poesia di uno dei miei preferiti.
L'ho fatto perché mi trovo in un periodo di grande ritorno di fiamma per Desnos e anche perché mi pareva importante confrontarmi con quei versi azzardati, violenti, urgenti.

Il buon Nicola (il "filosofo pigro", i suppose?) commentandola mi fa giustamente osservare che "Poterne des peupliers" - che io ho lasciato tale e quale - può tradursi con "postierla dei pioppi".
Lo ringrazio, ma in questo caso in particolare il mio orecchio mi dice un po' di lasciare le cose come stanno... innanzi tutto per un fatto totalmente idiosincratico: "postierla" mi pare un termine di bruttezza inutilizzabile, e così desueto (se mai termine tanto brutto è stato usuale!) da distrarre dalla lettura galoppante con cui trovo giusto approcciare quella poesia. Si tratta di un poema fluito nella clandestinità, per un poeta effettivamente poi arrestato e deportato pochi giorni dopo averlo scritto... lui forse non lo sapeva, io purtroppo si.

Poi c'è anche un motivo più generale... e qui m'interrogo e interrogo chiunque in ascolto: perché talvolta i luoghi stranieri vanno tradotti e talvolta no?
Difficile spiegarselo, ma quando leggo "Campi Elisi" al posto di "Champs Elysées" mi scappa da ridere e quando - passeggiando per la medesima Parigi - si passa sotto "l'arco di tronfo" piuttosto che "l'arc de triomphe" la cosa mi pare del tutto naturale...
Misteri della traduzione!

Questioni di lana caprina... nei casi dubbi val sempre la regola di fidarsi del proprio orecchio.

Intanto nella mia assenza da ogni connessione che caretterizza questo periodo mi dimentico di informarvi di concerti e affini... vabbé... non pensiate che io sia stanco o paralizzato.

Inutile ora dirvi dove sono stato di recente, ma mi viene in mente che sarò:

9 feb 2008 h17.00 in viaggio genovese (ospite di Isa) a Cento (Ferrara)
14 feb 2008 h10.30 scuola ITIS Einstein in autogestione Vimercate (MI)
16 feb 2008 h17.00 Sotto il pavé (con Roberto Bartoli) Cento (FE), Ferrara
18 feb 2008 h21.00 Centro civico di Tavagnacco, Udine
22 feb 2008 h21.00 Villa Pallavicini (Milano) recital musical-poetico con Isa e Anna Lamberti-Bocconi
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categorie: lettera dura
domenica, 27 gennaio 2008

vous avez le bonjour de Robert le diable

Quello che veglia sul Ponte del cambio

Sono quello che veglia sulla via di Fiandra
Veglio mentre Parigi dorme.
A nord un incendio lontano arrossisce la notte.
Sento gli aerei passare sopra la città.

Sono quello che veglia dal Ponte del Giorno.
La Senna si allarga nell'ombra, dietro il viadotto di Auteille,
sotto ventitrè ponti attraverso Parigi.
da ovest sento le esplosioni.

Sono quello che veglia sulla Porte Dorata.
Intorno alla torre il giardino di Vincennes ispessisce le sue tenebre.
Ho sentito un grido dalla parte di Creteil
E i treni corrono verso l'est, frammenti di canti di rivolta.

Sono quello che veglia dalla Poterne des Peupliers.
Il vento del sud mi porta il fumo acre,
dei rumori incerti e dei lamenti
che si dissolvono da qualche parte, a Plaisance o Vaugivard.
Al sud, al nord, all'est, all'ovest
Solo fracassi di guerra che convergono su Parigi.

Sono quello che veglia sul Ponte del Cambio
Veglio sul cuore di Parigi, nel rumore che cresce
Dove so gli incubi di panico del nemico,
Gli urli di vittoria degli amici e quelli dei francesi,
Gli urli di dolore dei fratelli torturati dai tedeschi di Hitler.

Sono quello che veglia sul Ponte del Cambio
Non veglio solo questa notte di Parigi
Solo questa notte di tempesta su Parigi, nella sua febbre e fatica
Ma sul mondo intero che ci circonda e ci sospinge.
Nell'aria fredda tutti i fracassi di guerra
Camminano fino a qui dove, da tanto tempo, vivono gli uomini.
Urli, canti, lamenti, boati vengono da ogni dove,
Vittorie, dolore e morte, cielo color vino bianco e the,
Dai quattro angoli dell'orizzonte attraverso gli ostacoli del globo,
Con profumi di vaniglia, di terra bagnata e sangue,
D'acqua salata, di polvere e legno,
Di baci di una gigantessa sconosciuta che sprofonda a ogni passo la terra grassa di carne umana.

Sono quello che veglia sul Ponte del Cambio
Vi saluto, al soglio del giorno promesso
Voi tutti compagni dalla via di Fiandra alla Poterne dei Pioppi,
Dal ponte del giorno alla Porta Dorata.

Vi saluto voi che dormite
Dopo il duro lavoro clandestino,
Tipografi, bombaroli, guastatori, incendiari,
Portatori di comunicati, contrabbandieri, staffette,
Vi saluto tutti resistenti, ragazzi di vent'anni dal sorriso di fonte
Vecchi più bianchi dei ponti, uomini robusti, a immagine delle stagioni,
Vi saluto sul soglio del nuovo mattino.

Vi saluto sulla riva del Tamigi,
Compagni di ogni nazione presenti all'appuntamento,
Nella vecchia capitale inglese,
Nella vecchi Londra, vecchia Bretagna
Americani di ogni razza e bandiera,
Aldilà degli spazi atlantici,
Dal Canada al Messico, dal Brasile a Cuba,
Compagni di Rio, di Tehuantepec, di New York e San Fancisco.

Ho dato appuntamento a tutta la terra sul Ponte del Cambio,
Che veglia e lotta come voi. Da poco,
Annunciato dal passo pesante sul selciato sonoro,
anch'io ho ucciso il mio nemico.

Morto sul greto, il tedesco di Hitler anonimo e odiato,
La faccia piena di fango, la memoria già marcia,
Mentre già sentivo le vostre voci di quattro stagioni
Amici, amici e fratelli di nazioni amiche.

Ascoltavo le vostre voci nel profumo di aranceti africani,
Nei pesanti sommovimenti dell'oceano Pacifico,
Bianche squadre di mani tese nellíoscurità,
Uomini di Algeri, Honolulu, Tchoung-King,
Uomini di Fez, di Dakar, di Ajaccio.

Inebrianti e terribili clamori, ritmi di polmoni e di cuori,
dal fronte di Russia infiammato nella neve,
Dal lago Ilmen a Kiev, dal Dniepr al Pripet,
Arrivate fino a me, nati da milioni di petti.

Vi ascolto e vi sento. Norvegesi, Danesi, Olandesi,
Belgi, Cechi, Polacchi, Greci, Lussemburghesi,
Albanesi e Yugoslavi, compagni di lotta.
Sento le vostre voci e vi chiamo,
Vi chiamo nella mia lingua che tutti sanno
Una lingua che ha una sola parola:
Libertà!

E vi dico che veglio e ho ucciso un uomo di Hitler
è morto nella via deserta
Nel cuore della città impassibile ho vendicato i miei fratelli assassinati
Nel forte di Romainville e al Monte Valérien,
Nell'eco che fugge e rinasce del mondo, della città e delle stagioni.

E altri che vegliano su di me come me e uccidono,
come me sorvegliano i passi sonori nelle vie deserte,
come me sentono i rumori e i fracassi della terra.

Alla Porta dorata, al Ponte del giorno,
Via di Fiandra e Poterne dei Pioppi,
Attraverso tutta la Francia, nelle città e nei campi,
I miei compagni sorvegliano i passi nella notte
E cullano la loro solitudine ai rumori e fracassi della terra.

Giacchè la terra è un campo illuminato da mille fuochi.
Alla veglia della battaglia si bivacca per tutta la terra
E forse compagni, ascoltate anche voi le voci,

Le voci che vengono da qui quando cade la notte,
Che spaccano labbra avide di baci
E che volano a lungo sulle distese
Come migratori accecati dalla luce dei fari
E che si spezzano contro finestre di fuoco.

Che vi arrivi dunque la mia voce
Calda, allegra e certa,
Senza rimpianti e senza rimorsi
Che la mia voce vi arrivi con quella dei miei compagni,
Voce dalle imboscate e dall'avanguardia francese.

Ascoltate anche voi, marinai, piloti, soldati,
Vi diciamo buongiorno,
Non vi parliamo delle nostre sofferenze ma della speranza,
sulla soglia di domattina vi diciamo buongiorno,
a voi che siete vicini e anche a voi
che ricevete il nostro voto al mattino
nel momento in cui il crepuscolo calzato di paglia entrerà a casa vostra
e buongiorno comunque e buongiorno per domani!
Buongiorno di cuore e con tutto il sangue!
Buongiorno, buongiorno, il sole si sta levando su Parigi,
anche se le nubi lo nascondono lui sarà lì,
buongiorno, buongiorno con tutto il cuore buongiorno!

Robert Desnos
nato a Parigi nel 1900, morto nel campo di concentramento di Terezin nel 1945.
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mercoledì, 09 gennaio 2008

venerdì 11 serata deAndreiana in Scighera

Insomma... lo so che c'è il rischio della "ricorrenza"... ma, alla fine, in sei anni di rassegna - fra il compianto Matatu e la Scighera - Acrobatici Anfibi non ha abusato di serate dedicate al mito, ormai un po' troppo nazional-popolare lui malgrado, di Fabrizio de André...
così non ho saputo resistere alla pressante richiesta di provare a (dis)-organizzarne una...
Insomma per farla breve venerdì prossimo saremo lì e tenteremo di fare del nostro meglio per lavorare su un qualcosa che mi piace definire memoria viva.
Qui sotto il comunicato:

Acrobatici Anfibi
presenta
DE ANDRE’ IN SCIGHERA: LA MEMORIA VIVA.

In nessun modo una celebrazione... piuttosto un viaggio in compagnia di Alberto Cantone, Marta Marangoni, Oscar Agostoni, Isa, Alessio Lega, Rocco Marchi, Lorenzo Valera, ecc…

Interamente dedicata a Fabrizio de André e alla sua opera una giornata di studio, memoria, musica, convivialità, teatro dalle 21 in poi.

Acrobatici Anfibi e La Scighera assieme, mettono quest’anno in campo le loro forze per far vivere la memoria in musica e parole di uno dei massimi cantanti e scrittori di canzoni del ‘900, Fabrizio De André.

Una giornata particolare, con decine di interventi e molti punti di vista completamente inediti.

De André la musica, le parole, le idee (Rocco Marchi, Marta Marangoni, Oscar Agostoni).

Suite strumentali ispirate alla complessa concezione musicale dei dischi quali “Non al denaro non all’amore ne al cielo” o “Storia di un impiegato”, si alterneranno ad accompagnare elaborazioni teatrali di un florilegio di testi tratti dalle interviste e dagli interventi, dai versi di de André, presenteranno separandoli e nuovamente intrecciandoli i percorsi del pensiero musicale e ideologico di un grande compagno. Non solo il cantautore dunque, ma il poeta e musicista rivoluzionario.

De André, le fonti e i maestri francesi: il regista e l’originalità (Alessio Lega, Isa, Voci di Mezzo).

Una piccola e divertita conferenza/spettacolo rintraccerà i rapporti fra de André e le sue fonti, i suoi collaboratori vivi e immortali, ad esemplificare tali rapporti assieme alle sue le canzoni quelle degli adorati maestri francesi (Brassens, Brel, Ferré), quelli anglofoni (Dylan e soprattutto Leonard Cohen) ma anche gli stimoli con cui opere come Creuza de ma e le Nuvole aprirono in Italia un nuovo dialogo fra canzone d’autore e Word music.

Gran finale florilegio deAndreiano (Alberto Cantone e artisti a sorpresa)


Infine, poiché dalle canzoni vengono accompagnate le nostre vite, i nostri amori, le nostre lotte, un gran finale di canzoni di de André, che, col procedere della serata e dell’ebbrezza delle idee e dei corpi, vedrà Alberto Cantone, cantautore resistente e grande interprete deAndreiano cimentarsi con quel bruciante repertorio.

Pian piano scomparirà il palco e si crerà un’apertura a chi voglioso di abbattere la distanza fra arte e pubblico voglia cimentarsi nel piacere poetico della condivisione.

Un non-spettacolo vi attende. Forse teatro, forse concerto.  Certo pieno di musica e idee.

Un momento di poesia, certamente, di bellezza e di solidarietà in quest’inverno, in cui i rari momenti di pace sembrano una tregua fra la passata e la prossima guerra.

postato da: AmoreAnArchiA alle ore 14:22 | link | commenti (4)
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