venerdì, 15 febbraio 2008

Le spallone di Goldrake

Era il 4 aprile del 1978: su Rai Uno partiva Goldrake, alias Atlas Ufo Robot. Mi conquistò subito, il primo robottone giapponese in tv, e lo guardavo insieme all'Alessio, che allora non aveva ancora sei anni, lui, mentre io credo di non averli mai superati (almeno quanto ad emotività).
E la sigla? Nu’ scigghiu! ( = una meraviglia, una figata;  letteralmente “disordine”)
 
Si trasforma in un razzo missile/ con circuiti di mille valvole/ tra le stelle brilla e va... lui respira nell'aria tossica/ è un miracolo di elettronica/ ma un cuore umano ha...
 
Ecco, l'ho appena sentito a Neapolis, mi sono vista in flash-back con quelle belle (sic!) spallone imbottite, che facevano sembrare  anche me un robot, e mi sono commossa. Che posso farci? Potrei non dichiararlo pubblicamente, come suggerirebbe il mio flaubert personale cestinando senza pietà, ma oggi – ehi!, qualcuno ha letto il mio post di ieri? – oggi è il mio compleanno, ergo è il compleanno di canerinocodarossa: non crederete mica che una pappagalla, anzi una pappagalla dotata di 950 parole, se ne stia zitta e buona proprio nel giorno della sua venuta al mondo? Poffarbaccobaccone, certo che no!
Eh sì, eh già, ho letto il tuo commento, caro il mio monsieur Flaubert, oggi me ne fregherò dei casini e verroni, dei PD e PDL (quando dici una consonante in più, dici la differenza, ih! ih!), oggi andrò in libertà.
 
Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io…
 
LAPO…?!? Al giorno d’oggi, se dici Lapo, non ti vien mica in mente l’Alighieri, ma quel pollone dell’albero fiat che… pussa via, brutto gallinaccio!
Ok, ricominciamo.
 
In alto galleggia una gialla cometa/ passando nel cielo di notte di seta/ volevo cantarla ma si è sprofondata/ lasciando il riflesso di una moneta/ riflesse negli occhi io c’ho due monete/ nel campo dei miracoli le ho sotterrate/ ma se la cometa ritorna a passare/ io non sarò più qui ancora a cantare/ del mare, del cielo, di qualche ricordo/ chissà, della morte, cercando un accordo/ del tempo che passa, di tutto quel moto/ di questo pianeta che nuota nel vuoto…  
 
Ma dico io, vi sembrano versi adatti ad un giorno di festa? Eh? Chi disturba? Ah, è cenerino che replica: “tanti cazzi, hai detto che andavi in libertà e subito te lo rimangi? Ma la conosci sta parola?
LIBERTA’ LIBERTA’ LIBERTA’!
 
Vuol dire quello che senti, che vuoi che scegli che fai che guardi che ascolti che insegui che lasci che ami che curi che dimentichi che rammenti che ti strugge che ti rosica…” Ma come sei inelegante... e cosa mi rosicherebbe adesso che t’è venuto in mente proprio questo? Mumble, mumble…
Mi rosicherebbe che ogni compleanno è una tacca in più sul tabellone della bella signora…Ohilà, chi ha letto “Le intermittenze della morte”? Ohibò, ma le ho lette proprio io! Oh, Saramago, SaràMago?, che scrivi così bello e così bravo, e ti ritrovo dietro molti angoli della mia zigzagante memoria!
Ordunque, la signora Morte, dopo uno scandaloso periodo di latitanza, riprende il suo lavoro e ricomincia ad agire, avendo cura, a scanso di equivoci, di informare della fine imminente i soggetti da lei prescelti con delle spaventose missive scarlatte. Tutte le lettere arrivano a destinazione tranne una, rinviata per ben tre volte al mittente. È indirizzata a un violoncellista che vive in solitudine con il suo cane, riservando ogni momento della sua vita alla musica. Per conoscere quest’uomo, l’unico in grado di evitarla, la morte decide di trasformarsi in una donna e di consegnargli personalmente la lettera. Si introduce di soppiatto nella sua casa, lo ascolta mentre suona, e accade l’impossibile….
Un altro scigghiu, non vi pare? Leggete e sperate.
Di parola in parola…
 
Una signora non più giovane sorride alla fermata del passante per Milano...
 
Ma questa signora, Signore e Signori, sono io, proprio io medesima propriamente! Io vado spessissimo a Milano, io sorrido a Milano! Ed io sono anche “non più giovane”. Grazie Max, grazie che m’hai immortalata senza nemmeno vedermi, così posso fregarmi le mani zitta zitta e dirmi: cazzo, mi hanno messa in apertura di un capolavoro sublime!
 
E poi c’è qualcuno che invece ha guardato proprio la “substantia”, la zampettante cenerina in piume ed ossa, e queste son fortune che non capitano a tutti.
 
E attraversando la mia età
mi fermerei sopra le scale
risento l'eco della voce di papà
gridare
chissà cos'ho fatto di male?
 
Ma ora non è più mio padre
adesso è il tempo che mi picchia
non ci può essere mia madre
a riparare
la mia rovina e la mia bocca
 
Di mio padre ho preso la corporatura
i capelli, l'andatura
da mia madre qualcosa più sottile
l'angoscia di strafare
il piacere di star male
la voglia di scappare…
 
Sì, devo proprio scappare, perché se oggi son qui che strabordo, tra caffè parole e sigarette, domani ho un po’ di amici a cena, non tanti ma d’ogni sesso, colore ed età,  e devo approvigionare la cambusa. La cambusa? Bè, non vorrete che mi dimentichi “La stiva e l’abisso” - amaro Mari, mistico Mari, immenso Mari -  proprio oggi che la nave salpa per un altro altrove?
 
Tutti gli altrove che mi trovo amici mi han sempre richiamata dalla notte..
 
Ciao. mariateresa
postato da: cenerinocodarossa alle ore 19:27 | link | commenti (5)
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giovedì, 14 febbraio 2008

cenerino nacque domani

Già, proprio così! Domani, alle ore 15, cade il mio genetlìaco.  Io credevo fosse oggi e già mi offendevo perché nessuno mi faceva gli auguri. Offuscata da riunioni, relazioni, trattative, polemiche e calci in bocca, credevo che oggi fosse domani. Meno male che c'è il buon Luciano a riportarmi sul crinale della realtà!  Verso le 14:30, di fretta perché all'uscio di casa era già appostato il tecnico fastweb che doveva sistemarmi il collegamento, commentavo con la cgiellina della FP la riunione sindacale col dirigente, appena finita, ed intanto raccoglievo le carabattole che viaggiano con me da casa all'ufficio e viceversa - borse, buste di plastica, pratiche urgenti da mesi, fogli sparsi, giornale  etc. (ahem, incombono i geni di mia madre, accattona per vocazione) - chiudevo il pc, le finestre e i cassetti, svuotavo i posacenere e salutavo gli amici, quando il flemmatico Luci, socchiudendo gli occhi, mi fà: "Guarda che oggi è giovedì, devi rientrare in ufficio"..."Cooosa? oggi non è venerdì?".

Ecco, questo è lo stato in cui mi trovo, però son contenta che venerdì sia domani, così forse qualcuno mi farà gli auguri, magari anche qualcuno di voi! &:^))

Penso spesso al blog, mi appunto incipit , elaboro raccontini avant de dormir (che puntualmente dimentico al risveglio), m'indigno per l'idiozia e disonestà (morale, politica, intellettuale) che sbircio sui giornali e in tv - confesso che spesso faccio le due cose insieme, oppure tengo accesa la tv mentre scrivo le mail, o mangio la pizza con una mano e digito con l'altra, mentre do e tolgo la voce a Vespa che impazza, Tremonti che azzanna, Veltroni che zuzzurelloneggia - proponendomi di farvi partecipi del mio sconcerto. E a proposito, ditemi, come si fa a votare ancora? Forse bisognerebbe votare per decidere se votare... forse bisognerebbe votare come nel "saggio sulla lucidità" di Saramago...forse, bò, la mia amica Maria, una donna schiva, buona e profondamente onesta, quando le ho detto che pensavo di non votare, ha replicato che si meravigliava di me, che lasciar vincere Berlusca&c. è una follia, che insomma lei voterà il pd per sperare che vinca la sinistra (prima votava rifondazione). Mi dà da riflettere la mia amica Maria, perché ormai bado solo a quel che dicono le persone che stimo, ché io son persa nelle tortuosità dell'anima, e, sbattuta a destra e manca tra diffidenza, litigiosità e rancore di tutti contro tutti - una riunione sindacale di periferia è illuminante in proposito - cerco ragioni tra Hillman (il codice dell'anima ed il suo daimon) e Fred Vargas, che scrive gialli fuori di testa e s'inventa un commissario Adamsberg, "spalatore di nuvole", un tizio assolutamente letterario che, al contrario di me, non cerca le idee ma lascia che le idee cerchino lui. WOW!

Sarà vero che Walter Lumaconi  ha deciso di correre da solo non per fare un vero programma riformista, libero dai veti degli alleati, ma perché i guru americani della politica gli hanno detto che così, vincerà sì la destra, ma lui avrà più voti e potere personali? Oh mamma mamma!

E del resto come si fa a permettere che vinca un carrozzone della morte che caldeggia la "moratoria" sull'aborto e che ha tra i suoi quell'orrido ipocrita di Ferrara che si fa una lista ad hoc contro l'aborto?  Senza considerare il blitz all'ospedale di Napoli, con relativo sequestro del povero feto malformato, che la dice lunga sull'aria che già tira.

Ed ogni giorno morti su morti sul lavoro, e tutti che se ne fottono, cordoglio a parole quando ne muoiono più di un paio insieme ed amen. Sette poliziotti contro una donna che abortisce legalmente e zero controlli per le stragi bianche.

Spazzatura a tonnellate, come si può vedere ogni sera in tv, finché non scoccia anche quella, ma i termovalorizzatori ci vogliono o no? Non lo so, cavoli, dice che sono dannosi, ma sta monnezza dove dobbiamo metterla? Faccio la raccolta differenziata da anni e mi dicono che poi la mischiano tutta ed io sono scema.  

Vado a vedere "Sogni e delitti" e mi chiedo: cosa è successo a Woody Allen che consideravo una mia guida spirituale ed ora mi terrorizza? Devo proprio convincermi che il caso decide ogni cosa, che per potersi pentire bisogna prima ammazzare, che la rovina è inevitabile, che il comandamento morale funziona solo per (eventualmente) punirsi  da sè dopo ma non per contenersi prima? 

Aiuto, sono confusa! Daimon, se ci sei batti un colpo!

ciao. mariateresa

 

 

 

postato da: cenerinocodarossa alle ore 22:15 | link | commenti (1)
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venerdì, 01 febbraio 2008

Hollywood (quella cantata da Montand)

Per festeggiare il fatto che laSorella s'è fatta viva (nei commenti) fin dai suoi remoti corsi pisani, vi posto e le dedico il testo tradotto di una canzone composta da David Mac Neill, autore misconosciuto (e fra parentesi figlio di Chagal) molto apprezzato, sopratutto dai colleghi.

È una canzone che mi ha innamorato dal primo ascolto, perchè attraverso la stratificazione di una serie quasi infinita di luoghi comuni costruisce un'odissea di due minuti che attinge alla poesia.

Ogni volta che risento quel "Avec une étoile d'Hollywood qui perdait la mémoire" o anche "En deux mois ils jouaient tout Gershwin sur des verres à moutarde" mi viene una commozione... ma anche solo il primo verso "Sa mère dansait dans les bars imitant Jean Harlow" non tiene dentro già tutto un mondo?
C'è qualcosa di strano in 'sta canzone. Una sorta di pop-art emozionata... se si può dare quest'ossimoro.
La cantò meravigliosamnete Montand durante il suo recital all'Olympia dell'81.

HOLLYWOOD

Sua madre danzava nei bar imitando Jean Harlow
Suo padre faceva il lanciatore di coltelli in un circo a Buffalo
Poi un giorno gli hanno detto “go west” e lui ha pedalato
Da New York a Los Angeles su una bici rubata

Allora ha sparso olio di gomito lucidando banconi
Con una stella di Hollywood che perdeva la memoria
Lungo il Sunset Boulevard, stretti a braccetto
Si giocavano gli ultimi dollari alle slot machines

Un giorno Benjamin Shankar il cugino... o il fratello
Del tipo che suonava il sitar alla corte d’Inghilterra
Gli ha vinto ai dadi il diritto d’essere il suo amante per un anno
E sono andati a vivere in tre nel suo appartamento

Lei raccoglieva curiosi, colleggiali timidi
Che per due dollari l’ora potevano scattarle qualche polaroid
I suoi due amanti chiusi in cucina per non stare a guardare
In due mesi suonavano tutto Gershwin sui boccacci di senape

Hanno fatto qualche numero di music hall travestiti da indù
Lei danzava in baby doll sulla Rapsodie in blue
Un giorno è finita sotto il cofano di una Dodge... o una Cadillac
Lui ha raccolto il cappello e l’altro lo zaino

Hanno continuato per un po’ la loro vita di indiani erranti
E poi lui è ritornato a vivere coi suoi
Sua madre si faceva troppo brutta per fare Jean Harlow
Suo padre aveva ucciso la sua assistente nel circo a Buffalo
postato da: AmoreAnArchiA alle ore 21:11 | link | commenti (4)
categorie: memoria dei cantanti