lunedì, 23 giugno 2008

Gianni Nebbiosi - un nuovo progetto 2

“E ti chiamaron matta” (1972) di Gianni Nebbiosi - prodotto da Giovanna Marini per i gloriosi Dischi del Sole - è tornato disponibile, dopo più di trent’anni, nel catalogo della NOTA nella reincisione integrale mia e di Roccuzzo.
È un disco urgente, 35 anni fa come oggi, perché testimonia l’interesse della canzone nei confronti di quel grande movimento d’opinione che si coagulò intorno alla figura di Franco Basaglia perché in Italia la liberazione arrivasse anche ai manicomi.
*
Il 13 maggio del 2008 sono passati esattamente 30 anni dalla legge n. 180 del 1978, nota come “legge Basaglia”, dal nome del suo ispiratore.
 
Nessuna legge è perfetta (anzi, molte sono abiette) ma c’è stato un tempo in questo paese - oggi precipitato nel suo medioevo tecnologico - in cui grandi movimenti politici e culturali dal basso hanno dato l’avvio a una serie di iniziative che miravano alla liberazione dalle catene, dalle sbarre, dai poteri istituzionali, dal controllo poliziesco, dal controllo medico.
 
Da un confine nord, da una terra flagellata dalla guerra, testimone di fucilazioni e di disfatte dell’umanità, mosse una forza che abbatteva i cancelli, che metteva la società di fronte a sé stessa. Dal manicomio di Gorizia e poi da quello di Trieste mosse un pensiero, una speranza, un progetto di libertà e di vita.
I manicomi erano lager i matti vi erano reclusi, i “normali” che li gestivano erano aguzzini.
Tutto questo veniva messo in discussione, portato alla luce, cambiato in una prospettiva rivoluzionaria.
 
Oggi cosa è rimasto di quell’esperienza?
L’ironia di molti, l’ignoranza e il disprezzo dei più. Peggio: si torna a parlare dell’utilità dell’elettroshock, della diffusione sempre più capillare degli psicofarmaci, per ogni diverso, per ogni età, per ogni dissenso dal conforme.
 
Ma quell’esperienza è ancora viva nell’orgoglio e nella speranza. Nella grata memoria. Nell’immagine del cancello schiantato, del muro abbattuto, nel ritorno al mondo dei vivi di un mondo nato libero che aspira a vivere libero.
 
Del grande movimento di opinione di quegli anni ci restava anche un piccolo grande disco.
Gianni Nebbiosi psichiatra e clarinettista scrisse e pubblicò nel 1972 “E ti chiamaron matta” un EP (ovvero un 33 giri di piccolo formato della durata complessiva di circa 20 minuti) con dentro 6 meravigliose canzoni che raccontano le storie dell’ordinaria repressione e di speranza di quegli anni. I testi, la musica, la voce di Nebbiosi, gli arrangiamenti di Giovanna Marini ne fanno un classico sconosciuto.
Io e Roccuzzo - da anni impegnati come siamo in un progetto musicale e poetico che propone e ripropone la canzone come strumento di lotta sociale, per i temi, per le modalità e per i luoghi in cui portiamo il loro mestiere di cantastorie: dai teatri alle strade - con l’appoggio dell’etichetta friulana NOTA e la produzione di Valter Colle, abbiamo integralmente reinciso in un nuovo CD quelle canzoni, da troppo tempo introvabili, e le stiamo "promuovendo" con un tour nei vecchi luoghi di cura e in tutti quegli spazi che vorranno, non solo rendere un omaggio a Basaglia e a tutto il movimento di quegli anni, ma anche contribuire a riaprire una discussione per troppo tempo muta.
 
La musica è stata una delle grandi testimoni del processo che da Gianni Nebbiosi e Giovanna Marini fino al recente impegno di Simone Cristicchi e Ascanio Celestini, con orgoglio rivendica la propria solidarietà e la propria vocazione a lottare contro la repressione.
postato da: AmoreAnArchiA alle ore 15:59 | link | commenti (12)
categorie: e ti chiamaron matta
mercoledì, 18 giugno 2008

ognuno la sua celebrazione - un nuovo progetto 1

Tanti erano i possibili anniversari di quest'anno... Primo fra tutti il '68.

Però in particolare, quando s'è avvicinata la data dell'anniversario della "legge 180" di dieci anni dopo, m'è sorta impellente - in reazione ai tempi che stiamo vivendo - la necessità di parlarne... Non tanto per parlare bene di una "legge", che non è certo il ruolo di un anarchico, quanto per dire, dirmi e dirci che se oggi c'è chi vuole costruire nuovi muri e nuovi lager, c'è stato un tempo in cui una massa s'è mossa con generosità per abbatterne.

E non era facile, perché mettersi di fronte alla follia faceva e fa paura a tutti.

In fondo questo non è sempre stato un paese di merda.
Bisogna ripeterselo ogni tanto, come un mantra della speranza.
postato da: AmoreAnArchiA alle ore 11:34 | link | commenti
categorie: e ti chiamaron matta
lunedì, 09 giugno 2008

l'uomo nero (ciascuno il suo): ancora Vysotskij

Il mio uomo nero
 
Il mio uomo nero in doppiopetto grigio
Che sia burocrate, sbirro o ministro
Bussa alla porta, inatteso e ligio
Cambia di maschera come un clown sinistro
 
Mentre mi spezza le ali mi sorride
E mentre grido mi guarda cattivo
Per l’impotenza la voce mi stride
E grazie tante se ancora sono vivo
 
Mi faccio calma, allungo la scena
Chiedo consiglio ad un santone indiano:
Tutto ha una fine, anche ‘sta catena
E poi mi esplode l’urlo, mi dimeno.
 
Attorno a me l’isteria chiama la gogna
“Guarda che viaggi, a Parigi che fa
E i dirigenti stanno zitti? Vergogna!
Ci fosse ancora quello di qualche anno fa!”
 
Le voci salgono calunniosamente
Su come faccio denaro e vacanze
Vi lascio tutto, anche immediatamente:
Del mio regno vi do tutte e tre le stanze!
 
Certi miei amici, poeti laureati
Paternalistici danno lezioni
“I versi è meglio tenerseli appuntati
E non buttarli al vento delle canzoni”
 
Io reggo a malapena me stesso
È alla morte che parlo e che ascolto
Era già un pezzo che mi veniva appresso
Ma la mia voce rauca la spaventa molto
 
Son sempre pronto per gli appuntamenti
Ed a domanda rispondo come so
Io con la vita ho già fatto i miei conti
E mi trascino il fardello da mo’
 
Fra il sacro e il falso la so la differenza
E chi ha provato non me l’ha divelta
Sulla strada che mi avanza, io avanzo
Che per fortuna non ho avuto scelta.
1979
postato da: AmoreAnArchiA alle ore 12:26 | link | commenti
categorie: memoria dei cantanti
giovedì, 05 giugno 2008

Woody e i nazisti del Quidanoi

Un editore un tempo molto glorioso ha avuto un sussulto di orgoglio e ha pubblicato un libro dal titolo "Le canzoni di Woody Guthrie" curato da Maurizio Bettelli.
Si tratta di qualcosa di più che necessario, nel senso che erano già canzoni necessarie quando sono state scritte, figurati un po' ora, coi fascisti dell'Illinois (quelli che Belushi odiava) solidamente piazzati qui da noi, ad ogni angolo di strada, ad ogni angolo di vita.

Rubo dal sito delle "Canzoni contro la guerra" (nella traduzione di Franco Senia) un testo che non sarà mai di troppo riportare per l'ennesima volta in cielo in terra o in ogni luogo della cattiva coscienza.

DEPORTATI

La raccolta è terminata
E le pesche stanno già marcendo
Le arance sonostipate nei loro depositi
Sotto conservante

Stanno per essere riportati in aereo
Oltre il confine col Messico
Dove spenderanno di nuovo tutti i loro soldi
Per poterlo riattraversare

Addio Juan addio Rosalita
Addio amici miei Jesus e Maria
Sarete privati perfino dei vostri nomi
Quando salirete sull'aereo
Vi chiameranno soltanto deportati

Mio nonno, lui guadò a fatica il il fiume
Gli portarono via i risparmi di tutta una vita
I miei fratelli e le mie sorelle
Arrivarono per lavoravare nei frutteti
Continuarono a tirare la carretta
Finché non caddero e morirono

Alcuni di noi vengono chiamati clandestini
Altri indesiderati
Il nostro contratto di lavoro è scaduto
E ce ne dobbiamo andare
Seicento miglia fino al confine messicano
Ci danno la caccia come se fossimo banditi
Fuorilegge, ladri

Siamo morti sulle vostre colline
Morti nei vostri deserti
Siamo morti nelle vostre valli
Morti nelle vostre pianure
Siamo morti ai piedi dei vostri alberi
Morti nelle vostre foreste
Lungo le due sponde del fiume
S
iamo morti alla stessa maniera

Il motore dell'areo si incendiò
Sopra il canyon di los gatos
Balenò come una meteora
E fece tremare le colline
Chi sono tutti questi amici
Sparsi tutt'intorno come foglie secche?
La radio ha detto che erano solo dei deportati

E' questo il modo migliore di coltivare i nostri orti?
E' questo il modo migliore di coltivare i nostri frutteti?
Cadere come foglie secche per concimare il terreno?
E non essere chiamati con nessun nome
Eccetto deportati?

Addio Juan addio Rosalita
Addio amici miei Jesus e Maria
Sarete privati perfino dei vostri
Nomi quando salirete sull'aereo
Vi chiameranno soltanto deportati.

postato da: AmoreAnArchiA alle ore 16:42 | link | commenti (4)
categorie: memoria dei cantanti
domenica, 01 giugno 2008

aggiornamenti

1 giu     2008     20.00     Malacarne    Verona

3 giu 2008        10.00      Sotto l’ombra di un bel fior (spettacolo teatrale sulla resistenza)    Lodi vecchio

14 giu 2008        21.00    Istituto Ernesto de Martino    Sesto fiorentino (FI)

15 giu 2008        18.00    E ti chiamaron matta                Reggio Emilia

20 giu 2008        21.00    Festival anticlericale    Ponticelli di malalbergo (BO)

21 giu 2008        21.00    E ti chiamaron matta in Agorà    Pisa

29 giu 2008        20.00    Festival Antirazzista    Filottrano (AN)

23 lug 2008        20.00    Mittelfest      Cividale (UD)

26 lug 2008        16.00    "Fur" (e ti chiamaron matta)    Cercivento (UD)

4 ago 2008         21.00    Castello di Prato    Prato

14 ago 2008        21.00    Monsano folk Festival (con Macina e Gang)    Jesi

29 ago 2008        21.00   Estate udinese (e ti chiamaron matta)            Udine
postato da: AmoreAnArchiA alle ore 15:29 | link | commenti (7)
categorie: