martedì, 30 settembre 2008

dopodomani (giovedì) in Scighera

Sarò a dare una mano a Dino per presentare un libro (che non ho letto), ma, da quel che m'è stato detto, dovrebbe trattarsi di qualcosa di relativo alla Spagna del '36.
Beh... io devo fare la colonna sonora e mi è stata commissionata una suite di quattro pezzi sulla rivoluzione spagnola. Nemmeno però volevo fare la pura e semplice riesecuzione del best of del canzoniere rivoluzionario, che non ne ho manco la competenza, mica sono Ernst Busch! (nel bene e nel male).

Eseguirò dunque il classicissimo A las barricadas, la mia traduzione del pezzo di Utge-Royo Luglio del '36 (Pardon si vous avez mal a l'Espagne), A galopar, capolavoro di Paco Ibanez da un testo di Rafael Alberti e un misciotto fra la canzone Los quatros generales e la poesia di W.H. Auden Spain 1937, della cui riuscita sono molto fiero e di cui vi riproduco il testo.

Chi viene è benvenuto.

LOS QUATRO GENERALES/SPAGNA 1937
 
Los quatro generales
los quatro generales,
mamita mía
que se han alzado
 
Para la Nochebuena
para la Nochebuena,
mamita mía
serán ahorcados
 
(…) Ieri la polizza assicurativa calcolata punto per punto,
i vaticini dell’acqua. Ieri l’invenzione
della ruota e dell’orologio, l’addomesticamento
dei cavalli; ieri il frenetico mondo dei navigatori.
 
Ieri l’abolizione delle fate e dei giganti;
la fortezza come un’aquila immota che fissa la valle,
la cappella eretta nel bosco;
ieri l’intaglio d’angeli e d’orrendi demoni alati.
 
Il processo agli eretici tra le colonne di pietra;
ieri le faide teologiche nelle taverne
e la guarigione alla fonte miracolosa;
ieri il sabba delle streghe. Ma oggi la lotta.
 
Ieri l’installazione di dinamo e turbine;
la costruzione di ferrovie nel deserto coloniale;
ieri la classica lezione
sull’origine dell’umanità. Ma oggi la lotta.
 
Ieri la fede nell’assoluto valore dei greci;
il calare del sipario sulla morte di un eroe;
ieri la preghiera al tramonto,
e il culto dei pazzi. Ma oggi la lotta. (…)
 
Madrid, que bién resistes
Madrid, que bien resistes
mamita mía
los bombardeos
 
De las bombas se rién
De las bombas se rién,
mamita mía
los madrileños

(…) Domani, forse, il futuro: le ricerche sulla fatica
E sui movimenti degli imballatori; l’esame graduale di tutte
Le ottave della radiazione;
domani la dieta e il respiro per allargare la coscienza.
 
Domani la riscoperta dell’amore romantico;
le fotografie dei corvi; tutto il divertimento
all’ombra dominante della libertà;
domani l’ora del regista teatrale e del musicista.
 
Domani per i giovani i poeti che esplodono come bombe,
le passeggiate sul lago, l’inverno della comunione perfetta;
domani le corse in bicicletta
fuori porta le sere d’estate: ma oggi la lotta.
 
Oggi l’inevitabile aumento dei rischi di morte;
la conscia accettazione della colpa nei casi di omicidio;
oggi l’impiego delle forze
per lo squallido opuscolo effimero e per la riunione noiosa.
 
Oggi le consolazioni di ripiego; la sigaretta fumata in due;
le carte nel capanno a lume di candela, il concerto stonato,
le barzellette sporche; oggi
l’abbraccio maldestro e insoddisfacente prima di ferire.
 
Le stelle sono morte; gli animali non guarderanno:
rimaniamo soli col nostro giorno, e il tempo è breve e
la storia (la storia) agli sconfitti
può dire “ahimé” ma non darà aiuto né perdono.
postato da: AmoreAnArchiA alle ore 10:25 | link | commenti (3)
categorie: lettera dura
lunedì, 29 settembre 2008

Compagnia Cantante: i testi (1)

I bravi coglioni (Georges Brassens)
N.B. cliccando sul titolo potete scaricare il brano in mp3

Senza esser definibile un perfetto idiota
Non sono uno scienziato, un genio, una cometa
Ma son di buon carattere, di compagnia
E ciò compensa tuttavia
 
I bravi coglioni
Come me, come te, come noi, come voi
Se non stanno buoni
S’arrabattano, sbattono, fanno casini
Non è poi grave
Fra pagliuzza e trave
Ma statisticamente
I tre quarti dei matti son capi di stato
Malati di mente
Hanno zelo, denari, mostrine, alamari
E per questo fanno
Il massimo danno.
 
Se il signor Tizio fosse solo un ragioniere
Ragionerebbe in ogni caso col sedere
Ma è quadro di partito, è capo gabinetto
Fa una cazzata e salta tutto…
 
I bravi coglioni
(ecc.)
 
Se il generale Caio non avesse i gradi
Un paio di stronzate avrebbero rimedi
Ma è capodivisione, gioca con le bombe
Se sbaglia cade l’ecatombe…
 
I bravi coglioni
(ecc.)
 
O dio del cielo hai fatto proprio un bel casino
Hai messo i ciechi alla guida del destino
Se non ci fossi stato… o fossi un po’ più sveglio
Non ti incazzare… ma era meglio!
 
I bravi coglioni
(ecc.)
postato da: AmoreAnArchiA alle ore 11:07 | link | commenti
categorie: compagnia cantante
martedì, 23 settembre 2008

due aggiornamenti in extremis

- Giovedì 25, io e Roccuzzo faremo una cantata del tutto informale (dopo una cena di autofinanziamento contro lo sfratto) al Circolo dei Malfattori di via Torricelli 19 a Milano.

- sabato 27 Piazza San Carlo a Torino per "Portici di Carta" io e Gualtiero Bertelli canteremo Cantacronache. Testimonianze di Emilio Jona e Fausto Amodei. La serata è voluta e pensata da Enrico de Angelis.

postato da: AmoreAnArchiA alle ore 11:33 | link | commenti (1)
categorie:
lunedì, 22 settembre 2008

Insulina

                                         per Patrizia
È una malattia di grumi dentro il sangue
Dove arranco quando corro in bicicletta
Perdo tempo perché c’ho fin troppa fretta
Di arrivare esangue fino a un’altra notte
 
Ti spalanchi e poi mi dici “Che ti piace?”
Me mi piace quando un ricciolo frappone
La terribile bellezza della faccia
Che non dà respiro, scinde, mi scompone...
 
Me mi piace quando mi tolgo le lenti
E sei un cono d’ombra liquida e sfocata
E man mano che avvicini i passi lenti
Ti fai coppa d’ambra languida e infuocata.
 
È una malattia che sanguina nel sangue
Che risvegli, che sonnecchi, che s’imponga
Che mi stia di fronte, sia la fonte, imponga
Che non c’è insulina che mi ti disciolga
 
Quando guardo che ti curi o ti suicidi
Che t’innietti nella folla della vita
Che tracanni e che palpiti e che ridi
E sei tanto viva che non hai l’uscita
 
E sei tanto viva che un po’ mi spaventi
Ma se un ricciolo frappone una barriera
Per fortuna fra i tuoi occhi nella sera
Trovo il tempo di un respiro fra due canti.
14 settembre 2008
postato da: AmoreAnArchiA alle ore 10:47 | link | commenti (1)
categorie: diario in versi
mercoledì, 17 settembre 2008

Ti chiamaron matta di Gianni Nebbiosi: i testi (6)

6) EMIGRATO SU IN GERMANIA
 
Emigrato su in Germania
sento il cuore che mi smania
sento estranee cose e gente
e alla fine anche la mente.
 
E finito in ospedale
per ‘sta malattia mentale
ci ho trovato, con stupore,
un che parla da signore.
 
E racconta certi fatti
di romanzi e di ritratti
di poeti e di persone
di cui non conosco il nome.
 
Io gli parlo di cantieri
e dei miei troppi mestieri
di sudore, di fatica…
cose che non le sa mica.
 
Ma ci stiamo ad ascoltare
e ci sembra di imparare
il perché siam stati esclusi
il perché ci hanno rinchiusi.
 
E così l’altra mattina
quando han fatto la strozzina
e picchiato a più non posso
un che s’è pisciato addosso
 
Noi ci siam guardati in viso
e poi dopo all’improvviso
non più servi né stranieri
fummo addosso agli infermieri.
*
(è la mia preferita)
postato da: AmoreAnArchiA alle ore 09:58 | link | commenti (2)
categorie: e ti chiamaron matta