Con tanto martellamento di vacue parole sul caso Eluana - che il cielo abbia pietà di tutti 'sti verminosi pretasti, cardinaloni e vescovacci, che il cielo strafulmini 'sto ipocrita e spietato politicume decre-pitante! - chissà se qualcuno ha dedicato un pensiero a Giampaolo Dossena, morto tre giorni fa, a 78 anni, a casa sua, a Cremona. Dossena era uno che delle parole sapeva che fare, un esperto di parole e giochi quant'altri mai, uno stupendo giocoliere che ha, tra l'altro, riscritto confidenzialmente la storia della letteratura italiana.
Ne vidi la prima volta il nome su Linus, molti decenni fa, accostato ad una parola nuovissima e strana, "limerick". Me ne incuriosii, lessi e m'innamorai. Da allora, ogni volta che ho incontrato i suoi giochi, i suoi pezzi giornalistici che si applicano al gioco, mi sono fermata incantata a percorrerli.
Copioeincollo qualcosa a proposito dei limerick da "Un breve viaggio intorno al limericco italiano" di Paolo Albani : "Il limerick è una poesiola nonsensica in cinque versi, con uno schema ben preciso (il primo, il secondo e il quinto verso rimano fra loro, mentre il terzo verso rima con il quarto), di ritmo giambico-anapestico, contenente in genere nel primo verso il riferimento a un luogo geografico. I limericks (per alcuni la parola deriva da Limerick, città irlandese, famosa per l'assedio del 1690-91 di cui parla Laurence Sterne nel Tristram Shandy) furono resi famosi da Edward Lear (1812-1886), pittore, insegnante di disegno della regina Vittoria. In realtà, come precisa Dossena, Lear «non scrisse veri limerick (cose da osteria, volgari e sensate), ma dei nonsensi, che hanno la forma del limerick ma argomenti e toni ben diversi» (Giampaolo Dossena, «Limerick» voce dell'Enciclopedia dei giochi, 3 voll., Utet, Torino, 1999). ..In quanto espressione letteraria il limerick è una cosa seria. Hanno scritto dei limericks scrittori come Lewis Carroll, Robert Louis Stevenson, James Joyce e anche il filosofo Bertrand Russell, premio Nobel per la letteratura nel 1950. Sembra ci sia un limerick citato fra i versi de La terra desolata di T.S. Eliot . Ai limericks fanno pensare alcuni brani contenuti nel racconto Mondanità di Edgar Allan Poe...". E, come informa lo stesso Albani, di limerick si nutre un altro grande che voialtri sassaioli ben conoscete: Max Manfredi il quale, insieme a tale Manuel Trucco, "ha fatto «Il giro del mondo in 320 limerick», ne Il libro dei Limerick. Filastrocche, poesie e nonsense (Vallardi, Milano), scrivendo limericks seducenti, tragici, conviviali, titanici, felici, litigiosi, gastronomici, gotici, clericali, filosofici". Per non dire di Gianni Rodari del quale ne riporto qui uno deliziosissimo:
Un signore molto piccolo di Como
una volta salì in cima al Duomo
e quando fu in cima
era alto come prima
quel signore micropiccolo di Como.
Non solo di limerick ovviamente s'occupò Dossena, ma di anagrammi, sciarade, incastri, combinazioni linguistiche, enigmi d'ogni tipo, e di letteratura, il suo primo amore mai dimenticato. Come scrive su Repubblica, ricordandolo, Stefano Bartezzaghi, "per chi li ha collezionati, i libri di Dossena occupano uno scaffale che non è facilissimo da sistemare: sono libri trasversali, non parlano mai di un argomento alla volta, amano la digressione. Sono anche libri grandemente umoristici, di un umore nero, nerissimo, in cui il riso sta per qualcosa che (sfiducia, traumi infantili, furore) forse è meglio non chiedersi cos' è. Dossena non ha compiuto i suoi progetti sulla letteratura, ha concluso quelli sui giochi. Sarà anche un caso, ma è un caso che ci dice da che parte voleva andare la sua scrittura".
Non posseggo alcun libro di Dossena, ma si può sempre riparare. Domenica prossima è il mio compleanno, un compleanno a cifra tonda, ed in regalo dal caro Alessiuccio, che ama i libri almeno quanto ama la mamma (io credo molto di più), voglio i quattro volumi de "La storia confidenziale della letteratura italiana" (edita da Rizzoli). Sì?
Desidero chiudere questo post con un limerick (più o meno) che, parafrasando quello di Rodari sul signore di Como, mi sono inventato or ora in onore di Giampaolo Dossena: uno di quei Signori che, senza aver mai conosciuto di persona, riconosco come amico di una vita.
IL SIGNORE DI CREMONA