giovedì, 19 febbraio 2009

Patatine, prosecco, sigarette e disperazione anni cinquanta

Che bel film ho appena visto! A cominciare dal titolo:
Revolutionary Road
Il regista è Sam Mendes, quello di "American Beauty",  film di 10 anni fa, secondo me straordinario.
La sceneggiatura è tratta da un romanzo di Richard Yates, lo scrittore che, nel 1961, fu il primo a dare il via alla disillusione americana, scrivendo questo romanzo che presto diventò un cult per un’intera generazione di scrittori, Carver in testa. Pubblicato per la prima volta in Italia da Garzanti nel 1964, con il titolo I non conformisti, nel 2003 e nel 2008 è stato riproposto da Minimum fax: "Una contemporaneità disarmante, quella di Yates, uno scrittore capace di cogliere le nevrosi di una società che si compiace della propria immagine, pur essendo perfettamente cosciente dalla propria ipocrisia. Yates trasmette tutto il disagio dell’Occidente, facendolo per di più in tempi non sospetti, cioè quando il modello americano iniziava ad essere esportato in tutto il mondo, ma che ritorna prepotentemente attuale oggi, quando nessuno dubita degli effetti virali di quel modello". Il che è dimostrato dall'indovinatissimo film di cui vi parlo, lodatissimo dalla critica ed amato dal pubblico.
Gli interpreti sono Leonardo Di Caprio e Kate Winslet, entrambi invecchiati e induriti nel volto come nei gesti, quasi non fossero andati per sempre a fondo in illo tempore con il "Titanic" di tragica memoria (tragica anche nel senso del nauseabondo e dolciastro melodramma che solcò - inaffondabile esso - gli schermi di tutto il mondo e che tante lacrime e isterismi generò nel ggiovane pubblico di un decennio fa), ma, riemersi e sopravvissuti felici e contenti, nonché convolati a giuste nozze, si fossero ritirati nella ridente provincia americana, tornando ora, in veste di spettrali revenants, a mostrarci gli esiti fatali di ogni plasticato lieto fine.
Parentei estetica personale: Di Caprio si è imbufalito, come quasi tutti i giovinetti americani bellissimi e angelicati - la mia mamma definiva tale involuzione con l'efficace espressione dialettale "faccia de bufaun", per l'appunto - la Winslet invece è stupenda con quei suoi tratti, induriti sì, ma che aggiungono una nuova bellezza, intensa ed assai espressiva, alle notevoli fattezze donatele da mamma natura. Entrambi bravissimi.
Il film è perfetto. Godibilissimo, non ti annoi un secondo, scenografia maniacalmente curata - oh! le scomode poltroncine imbottite anni '50, con le gambette di legno in diagonale, uh! le immense cucine, commoventemente modernariate, eh! l'impeccabile ordine che regna ovunque sin dal primo mattino, letto già rifatto alle 7:00 e ripiani tirati a lucido pur mentre si strapazzano uova e si spremono arance! - attori di contorno cotti al punto giusto (straordinaria la Kate Bates - ve la ricordate nel nido del cucùlo  ed in Misery? - mamma conformistissima di un figlio matto come un cavallo e vittima di 27 elettroshock solo perché odia cotanta madre e dichiara a muso duro verità intollerabili per l'epoca), sceneggiatura da urlo. Tutto semplice, tutto scorrevole, tutto orripilante.
Non ve lo voglio raccontare, vi sciuperei il piacere della storia, ma voglio dirvi che mi ci sono immersa fino in fondo, che mi sono sentita esattamente ventenne e poi trentenne e poi disperata, pronta a farmi una sveltina in macchina con il miglior amico di mio marito, a gridare in faccia a quest'ultimo che se mi tocca con un solo dito urlerò a pedifiato, che non lo amo ed anzi lo detesto, a programmare in una notte una nuova vita a Parigi - nonostante i figli piccoli, nonostante la casa in proprietà, nonostante il lavoro da lasciare, nonostante l'improponibilità degli ideali e la pressione della realtà - a fumare una sigaretta dietro l'altra, a passare una notte nel bosco dietro casa riflettendo, a percorrere fino al punto di non ritorno la mia infinita infelicità....
Luciano, il mio ex marito amatissimo e indispensabile, che m'aveva chiesto prima di entrare al cinema: "ma è sicuro che è un bel film? mi si chiudono gli occhi per la stanchezza e non vorrei addormentarmi", è rimasto ad occhi spalancatissimi e l'ha apprezzato quanto me.  Tornando a casa mi son chiesta ad alta voce: ma com'è che la fantasia non invecchia? e lui: e perché dovrebbe invecchiare? ed io: ma scusa, non è mica un bell'affare sentirsi per due ore esattamente come quella tipa del film e dimenticarsi che l'artrosi avanza e che Parigi è sempre piovosa!!! Già, io sono pronta a partire, ma il mio corpo lo sconsiglia vivamente.
Insomma, andate a vederlo, disperatevi e ringiovanite.
ciao. mariateresa
p.s. che c'entrano le patatine, il prosecco e le sigarette del titolo? E' presto detto: rientrata da sola in casa (ve l'ho detto, sono felicemente separata da oltre 10 anni dall'adorabile Luciano), ho acceso il computer, stappato una bottiglia di buonissimo prosecco "Nino Franco", che m'ha messo in frigo a Natale la previdente sommelier Patrissia (benamata dell'Alessiuccio nostro), ed ho preso a scrivere, fumare - avevo smesso, ma lasciatemi trasgredire, altrimenti come faccio a pentirmi? - sorseggiare e sgranocchiare patatine "più gusto", le mie preferite. Sono al quarto calice...lunga è la notte, ma non infinita, proprio come il prosecco.
La fantasia però....
  
 
postato da: cenerinocodarossa alle ore 01:16 | link | commenti (1)
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lunedì, 09 febbraio 2009

In ricordo di Giampaolo Dossena

Con tanto martellamento di vacue parole sul caso Eluana - che il cielo abbia pietà di tutti 'sti verminosi pretasti, cardinaloni e vescovacci, che il cielo strafulmini 'sto ipocrita e spietato politicume decre-pitante! - chissà se qualcuno ha dedicato un pensiero a Giampaolo Dossena, morto tre giorni fa, a 78 anni, a casa sua, a Cremona. Dossena era uno che delle parole sapeva che fare, un  esperto di parole e giochi quant'altri mai, uno stupendo giocoliere che ha, tra l'altro, riscritto confidenzialmente la storia della letteratura italiana.

Ne vidi la prima volta il nome su Linus, molti decenni fa, accostato ad una parola nuovissima e strana, "limerick". Me ne incuriosii, lessi e m'innamorai. Da allora, ogni volta che ho incontrato i suoi giochi, i suoi pezzi giornalistici che si applicano al gioco, mi sono fermata incantata a percorrerli.

Copioeincollo qualcosa a proposito dei limerick da "Un breve viaggio intorno al limericco italiano" di Paolo Albani :      "Il limerick è una poesiola nonsensica in cinque versi, con uno schema ben preciso (il primo, il secondo e il quinto verso rimano fra loro, mentre il terzo verso rima con il quarto), di ritmo giambico-anapestico, contenente in genere nel primo verso il riferimento a un luogo geografico. I limericks (per alcuni la parola deriva da Limerick, città irlandese, famosa per l'assedio del 1690-91 di cui parla Laurence Sterne nel Tristram Shandy) furono resi famosi da Edward Lear (1812-1886), pittore, insegnante di disegno della regina Vittoria. In realtà, come precisa Dossena, Lear «non scrisse veri limerick (cose da osteria, volgari e sensate), ma dei nonsensi, che hanno la forma del limerick ma argomenti e toni ben diversi» (Giampaolo Dossena, «Limerick» voce dell'Enciclopedia dei giochi, 3 voll., Utet, Torino, 1999). ..In quanto espressione letteraria il limerick è una cosa seria. Hanno scritto dei limericks scrittori come Lewis Carroll, Robert Louis Stevenson, James Joyce e anche il filosofo Bertrand Russell, premio Nobel per la letteratura nel 1950. Sembra ci sia un limerick citato fra i versi de La terra desolata di T.S. Eliot . Ai limericks fanno pensare alcuni brani contenuti nel racconto Mondanità di Edgar Allan Poe...". E, come informa lo stesso Albani, di limerick si nutre un altro grande che voialtri sassaioli ben conoscete: Max Manfredi il quale, insieme a tale Manuel Trucco, "ha fatto «Il giro del mondo in 320 limerick», ne Il libro dei Limerick. Filastrocche, poesie e nonsense (Vallardi, Milano), scrivendo limericks seducenti, tragici, conviviali, titanici, felici, litigiosi, gastronomici, gotici, clericali, filosofici".  Per non dire di Gianni Rodari del quale ne riporto qui uno deliziosissimo:

Un signore molto piccolo di Como
una volta salì in cima al Duomo
e quando fu in cima
era alto come prima
quel signore micropiccolo di Como.

Non solo di limerick ovviamente s'occupò Dossena, ma di anagrammi, sciarade, incastri, combinazioni linguistiche, enigmi d'ogni tipo, e di letteratura, il suo primo amore mai dimenticato. Come scrive su Repubblica, ricordandolo, Stefano Bartezzaghi, "per chi li ha collezionati, i libri di Dossena occupano uno scaffale che non è facilissimo da sistemare: sono libri trasversali, non parlano mai di un argomento alla volta, amano la digressione. Sono anche libri grandemente umoristici, di un umore nero, nerissimo, in cui il riso sta per qualcosa che (sfiducia, traumi infantili, furore) forse è meglio non chiedersi cos' è. Dossena non ha compiuto i suoi progetti sulla letteratura, ha concluso quelli sui giochi. Sarà anche un caso, ma è un caso che ci dice da che parte voleva andare la sua scrittura".  

Non posseggo alcun libro di Dossena, ma si può sempre riparare. Domenica prossima è il mio compleanno, un compleanno a cifra tonda, ed in regalo dal caro Alessiuccio, che ama i libri almeno quanto ama la mamma (io credo molto di più), voglio i quattro volumi de "La storia confidenziale della letteratura italiana" (edita da Rizzoli). Sì?

Desidero chiudere questo post con un limerick (più o meno) che, parafrasando quello di Rodari sul signore di Como, mi sono inventato or ora in onore di Giampaolo Dossena: uno di quei Signori che, senza aver mai conosciuto di persona, riconosco come amico di una vita.

IL SIGNORE DI CREMONA

Un signore molto grande di Cremona
della lingua seppe fare una linguona, 
senz'andare in cima al duomo
stando in terra come un uomo, 
è salito su nel cielo di Cremona.
 
ciao. mariateresa
postato da: cenerinocodarossa alle ore 02:08 | link | commenti (1)
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lunedì, 02 febbraio 2009

Un video ogni tanto... Parigi

Parigi val bene una mossa
(Live al Tenco 2004)
postato da: AmoreAnArchiA alle ore 08:18 | link | commenti
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