martedì, 30 giugno 2009

Teatro No! (letteratura, ancor meno)

sempre che mi conosco
ho visto il cielo scuro
ho dato pugni al muro
se muoio mi capisco

se voglio riconosco
nell'ombra di una mosca
se posso prendo ed esco
se t'amo io rinasco

da quando mi sei stata
non ho più scorto niente
la vita è l'accidente
è un'ombra illuminata

da quando sei arrivata
vicina ed anche insieme
hai sciolto le catene
la vista rischiarata

che tu di tanta luce
m'illumini anche il male
che illuminato assale
che ride se infelice

che piange s'è felice
che urla ciò che tace
che non può darsi pace
che brucia alla tua voce

se la tua voce sente
di più quando sei assente
perché fra cuore e mente
non m'hanno posto niente

niente che possa fare
da schermo a tanto amare
niente che sia dolore
tutto che duole amore

tutto che vuole amore
postato da: AmoreAnArchiA alle ore 11:46 | link | commenti (1)
categorie: diario in versi
mercoledì, 22 ottobre 2008

sordo

...e si ha un bel mettersi a cantare
tanto il dolore - è notorio - è sordo
e tutto ciò che è felice puzza di ricordo

mentre il dolore, invece, pare
- anche quello vecchio di trent'anni -
sia presente, davanti, stabile... e non inganni

è garantito, è certificato
il dolore è fermo con la sua morsa
non subisce corsi, ricorsi, crolli di borsa

nella cantina del costato
come una vecchia bottiglia di vino
messa da parte per festeggiare ogni nuovo mattino.

...e si ha un bel mettersi a fare i versi
come un cane, come un poeta
come una certa corsa affannata senza più meta

come la corsa dei cani persi
che più che corsa può dirsi "fuga"
(ma, di preciso, qui da fuggire non c'è una sega!)

fuga di Bach, fuga di baci
in quest'amore torrentizio
che vuol celare il vecchio dolore nel nuovo vizio

dal corpo morto sulle braci
al corpo vivo al cui porto arrivo
sveglio e pentito ogni giorno di essere ancora vivo.

postato da: AmoreAnArchiA alle ore 11:30 | link | commenti (3)
categorie: diario in versi
mercoledì, 08 ottobre 2008

variazioni su Patrizia

Ebbene, poiché vivere è proibito
che (non sia mai!) ci si dovesse abituare!
Così che a fare i conti fra il passato e l'infinito
fra i sogni di futuro e quest'incognita di andare.

Così che, rileggendoti un diario,
ti ci sei ritrovata tutta intera
e se - si dice - il mondo sia bello perché vario
e l'orbita cangiante lungo l'arco della sera,

tu senza variazioni nel casino
del filo dei vent'anni di una vita
che t'hanno vista scorrere come acqua al lavandino
di casa tua, cercandoti l'uscita.

Tu che strabuzzi gli occhi nel guardare
che il TA-GA-DÀ di giri e di percorsi
e che l'età, le botte, questo correre e cercare
non lascia sulle braccia manco i segni dei rimorsi.

Tu sei rimasta uguale a quella matta
con le pagliuzze d'oro nello sguardo
e che cercando l'oro nella bocca d'ogni notte
sei giunta tuo malgrado a ogni domani un po' in ritardo.

Sei buffa quando TU dici "speriamo
che non vengano lette dai miei figli"
quelle parole che nel fitto del ricamo
del mondo, dei suoi trucchi, dei suoi imbrogli

ti dicono che sei sempre la stessa
inquieta, incorreggibile, perduta
tradita dalla propria fretta, ma mai compromessa
mai convertita dalla tua caduta.

Col culo illuminato dal mattino
così che non ne vedi la furbizia
mentre bevi la vita come il vino
coi tuoi gusti plebei e con l'anima patrizia.

Il tempo per te è solo un calendario:
non ci son santi, né obbligo morale...
Che fra vent'anni, quando riapriremo quel diario,
io so che per fortuna ti ritroveremo uguale.
postato da: AmoreAnArchiA alle ore 22:20 | link | commenti
categorie: diario in versi
lunedì, 22 settembre 2008

Insulina

                                         per Patrizia
È una malattia di grumi dentro il sangue
Dove arranco quando corro in bicicletta
Perdo tempo perché c’ho fin troppa fretta
Di arrivare esangue fino a un’altra notte
 
Ti spalanchi e poi mi dici “Che ti piace?”
Me mi piace quando un ricciolo frappone
La terribile bellezza della faccia
Che non dà respiro, scinde, mi scompone...
 
Me mi piace quando mi tolgo le lenti
E sei un cono d’ombra liquida e sfocata
E man mano che avvicini i passi lenti
Ti fai coppa d’ambra languida e infuocata.
 
È una malattia che sanguina nel sangue
Che risvegli, che sonnecchi, che s’imponga
Che mi stia di fronte, sia la fonte, imponga
Che non c’è insulina che mi ti disciolga
 
Quando guardo che ti curi o ti suicidi
Che t’innietti nella folla della vita
Che tracanni e che palpiti e che ridi
E sei tanto viva che non hai l’uscita
 
E sei tanto viva che un po’ mi spaventi
Ma se un ricciolo frappone una barriera
Per fortuna fra i tuoi occhi nella sera
Trovo il tempo di un respiro fra due canti.
14 settembre 2008
postato da: AmoreAnArchiA alle ore 10:47 | link | commenti (1)
categorie: diario in versi
venerdì, 30 maggio 2008

Ogni inizio è la premessa di una fine

Rosa gialla
(Gioia di mille passioni)
 
Andavo per la mia vita
Cercando luoghi di canto
E scivolavo di nota
In nota come di pianto
 
Come di pianto scendendo
Calavo sopra ogni nota
Nasce la lacrima tonda
(poi) S’allunga sopra la gota
 
Vidi questa rosa gialla
Nel lungo manto del sole
Vidi come una farfalla
Che sfavillava parole
 
Sentii il suo canto di voce
Che la mia gola riposa
Le dissi: porto una croce
Tu una bocca appetitosa
 
E tu una bocca da baci
Scommetteresti una cosa?
Che per le nostre due voci
Una lucida una corrosa
 
Un bacio sarebbe in grado
Di trasformarsi in un canto
Sulla tua bocca che vedo
Per la tua bocca che sento
 
Potrei anche dirvi che tutto
Fallisce ad ogni occasione
Avrei un ricordo brutto
(forse) Una nuova canzone
 
Però mi disse signore
Gioia di mille passioni
Offro canzoni d’amore
Ed un amore in canzoni.
(2002)
postato da: AmoreAnArchiA alle ore 09:57 | link | commenti
categorie: diario in versi