Potete ascoltare (e scaricare) l'intera serata del 17 ottobre scorso dal sito di Scighera. La scaletta prevede
- Straniero (una mia canzone a introduzione generale)
- un'intervista di Lorenzo Valera a Gianni Berengo Gardin sull'esperienza con Basaglia
- l'esecuzione integrale di "E ti chiamaron matta"
- In un anno e più d'amore
- Il numero d'appello
- E qualcuno poi disse
- Ti ricordi Nina
- Ballata dell'alcolizzato
- Emigrato su in Germania
Voce e chitarra Alessio Lega
Basso, diamonica, percussioni e chitarra Rocco Marchi
Voce Lorenzo Valera
- ancora un intervento di Berengo Gardin
- una chiusura con due canzoni cantate da me
- I Bravi coglioni (Geroges Brassens)
- Quando si va dove (Renaud)
Buon ascolto.
Casa Berengo Gardin è al centro di Milano, in uno stabile bellissimo. Vi si accede con un ascensore - antico e minuscolo, il più minuscolo ch'io abbia visto, una baretta trapezoidale incastrata in un angolo - che sarebbe una vera e propria tortura per ogni claustrofobico. Ci siamo andati io e Lorenzo.
Lo studio dell'insigne fotografo è in ampio soppalco ("salite... attenti alla testa!" Lorenzo passa indenne, io rovinosamente picchio: TUM, Ahi! "Io ve l'ho detto", fa sardonico il folletto-fotografo).
Alle pareti cose mirabili: foto (of course!), quadri: un autoritratto di Ligabue (!!!!!), una dedica di Cartier-Bresson (ma è un obbligo per i grandi fotoreporter avere un cognome doppio?).
Io e Lorenzo, subito scambiati per due giornalisti intervistatori (ci saremmo dovuti offendere?). Poi s'è chiarito l'equivoco. Eravamo quelli della Scighera, per l'iniziativa dei matti ("vammi a prendere le foto di Gorizia", ha detto l'impagabile Gianni nei suoi jeans un po' troppo abbondanti).
Con brusca gentilezza, senza fronzoli, senza particolari raccomandazioni (a parte: "non mettete scotch dietro le foto"), senza trombe, grancasse, ottavini, senza fanfara ci sono state messe in mano 20 stampe di altrettante foto che hanno fatto la rivoluzione.
Sono quelle meravigliose foto che sono andate a comporre il libro "Morire di classe".
Io e Lorenzo un quarto d'ora dopo eravamo seduti al bar, lui di fronte a un'insalata, io a un pomodoro condito (e da questo si può misurare lo straniamento totale!) instupiditi da ciò che stringevamo nelle braccia.
20 foto di Berengo Gardin... 20 di quelle foto di Berengo Gardin, 20 stampe, 20 capolavori di un'arte che è testimonianza, che è denuncia, che è riflessione, che è storia, che è futuro.
Non è stato facile staccarsi da quel tesoro appena conquistato, per cederlo subito all'allestimento della mostra, ma dovevo raggiungere Patrizia e subito partire a incontrare, insieme a Daniele, - nel profondo del pavese - il primo fan storico di Piero Ciampi: un pittore che realizzò una mostra che probabilmente ne fu la prima celebrazione postuma, e che perciò ebbe in sorte di essere ringraziato con un'emozionante lettera dal padre di Piero, e di avere da Roberto (il fratello, l'alter ego, l'engelo custode) le chiavi del sottoscala romano in cui abitava: "vai e prendi quello che ti serve...". Lui vi entrò ma non ebbe il coraggio di toccar nulla "mi sarebbe parso di violare qualcosa". Tipo singolare questo: un professore di disegno, sprofondato nella periferia della periferia del nord, oggi senza più grandi velleità. Un tranquillo e un po' rassegnato compagno, ma pronto - dietro tonnellate di una disillusione che serve a campare la vita - a far affacciare l'antica passione per quella rivolta, che un tempo gli aveva insegnato un poeta alcolizzato di Livorno...
Strana giornata.
Ah, le foto di Berengo Gardin magari venite a vederle durante la serata del prossimo venerdì 17 (e poi non dite più che sono superstizioso!) ottobre, quando finalmente presenteremo il nostro E TI CHIAMARON MATTA in Scighera.