lunedì, 03 novembre 2008

E ti chiamaron matta live in Scighera 17/10/2008

Potete ascoltare (e scaricare) l'intera serata del 17 ottobre scorso dal sito di Scighera. La scaletta prevede
- Straniero (una mia canzone a introduzione generale)
- un'intervista di Lorenzo Valera a Gianni Berengo Gardin sull'esperienza con Basaglia
- l'esecuzione integrale di "E ti chiamaron matta"
     - In un anno e più d'amore
     - Il numero d'appello
     - E qualcuno poi disse
     - Ti ricordi Nina
     - Ballata dell'alcolizzato
     - Emigrato su in Germania
Voce e chitarra Alessio Lega
Basso, diamonica, percussioni e chitarra Rocco Marchi
Voce Lorenzo Valera
- ancora un intervento di Berengo Gardin
- una chiusura con due canzoni cantate da me
     - I Bravi coglioni (Geroges Brassens)
     - Quando si va dove (Renaud)

Buon ascolto.

postato da: AmoreAnArchiA alle ore 10:05 | link | commenti (4)
categorie: e ti chiamaron matta
lunedì, 13 ottobre 2008

Berengo Gardin - Basaglia - Nebbiosi

Casa Berengo Gardin è al centro di Milano, in uno stabile bellissimo. Vi si accede con un ascensore - antico e minuscolo, il più minuscolo ch'io abbia visto, una baretta trapezoidale incastrata in un angolo - che sarebbe una vera e propria tortura per ogni claustrofobico. Ci siamo andati io e Lorenzo.

Lo studio dell'insigne fotografo è in ampio soppalco ("salite... attenti alla testa!" Lorenzo passa indenne, io rovinosamente picchio: TUM, Ahi! "Io ve l'ho detto", fa sardonico il folletto-fotografo).
Alle pareti cose mirabili: foto (of course!), quadri: un autoritratto di Ligabue (!!!!!), una dedica di Cartier-Bresson (ma è un obbligo per i grandi fotoreporter avere un cognome doppio?).

Io e Lorenzo, subito scambiati per due giornalisti intervistatori (ci saremmo dovuti offendere?). Poi s'è chiarito l'equivoco. Eravamo quelli della Scighera, per l'iniziativa dei matti ("vammi a prendere le foto di Gorizia", ha detto l'impagabile Gianni nei suoi jeans un po' troppo abbondanti).

Con brusca gentilezza, senza fronzoli, senza particolari raccomandazioni (a parte: "non mettete scotch dietro le foto"), senza trombe, grancasse, ottavini, senza fanfara ci sono state messe in mano 20 stampe di altrettante foto che hanno fatto la rivoluzione.
Sono quelle meravigliose foto che sono andate a comporre il libro "Morire di classe".

Io e Lorenzo un quarto d'ora dopo eravamo seduti al bar, lui di fronte a un'insalata, io a un pomodoro condito (e da questo si può misurare lo straniamento totale!) instupiditi da ciò che stringevamo nelle braccia.
20 foto di Berengo Gardin... 20 di quelle foto di Berengo Gardin, 20 stampe, 20 capolavori di un'arte che è testimonianza, che è denuncia, che è riflessione, che è storia, che è futuro.

Non è stato facile staccarsi da quel tesoro appena conquistato, per cederlo subito all'allestimento della mostra, ma dovevo raggiungere Patrizia e subito partire a incontrare, insieme a Daniele, - nel profondo del pavese - il primo fan storico di Piero Ciampi: un pittore che realizzò una mostra che probabilmente ne fu la prima celebrazione postuma, e che perciò ebbe in sorte di essere ringraziato con un'emozionante lettera dal padre di Piero, e di avere da Roberto (il fratello, l'alter ego, l'engelo custode) le chiavi del sottoscala romano in cui abitava: "vai e prendi quello che ti serve...". Lui vi entrò ma non ebbe il coraggio di toccar nulla "mi sarebbe parso di violare qualcosa". Tipo singolare questo: un professore di disegno, sprofondato nella periferia della periferia del nord, oggi senza più grandi velleità. Un tranquillo e un po' rassegnato compagno, ma pronto - dietro tonnellate di una disillusione che serve a campare la vita - a far affacciare l'antica passione per quella rivolta, che un tempo gli aveva insegnato un poeta alcolizzato di Livorno...

Strana giornata.

Ah, le foto di Berengo Gardin magari venite a vederle durante la serata del prossimo venerdì 17 (e poi non dite più che sono superstizioso!) ottobre, quando finalmente presenteremo il nostro E TI CHIAMARON MATTA in Scighera.

postato da: AmoreAnArchiA alle ore 13:05 | link | commenti
categorie: e ti chiamaron matta
mercoledì, 17 settembre 2008

Ti chiamaron matta di Gianni Nebbiosi: i testi (6)

6) EMIGRATO SU IN GERMANIA
 
Emigrato su in Germania
sento il cuore che mi smania
sento estranee cose e gente
e alla fine anche la mente.
 
E finito in ospedale
per ‘sta malattia mentale
ci ho trovato, con stupore,
un che parla da signore.
 
E racconta certi fatti
di romanzi e di ritratti
di poeti e di persone
di cui non conosco il nome.
 
Io gli parlo di cantieri
e dei miei troppi mestieri
di sudore, di fatica…
cose che non le sa mica.
 
Ma ci stiamo ad ascoltare
e ci sembra di imparare
il perché siam stati esclusi
il perché ci hanno rinchiusi.
 
E così l’altra mattina
quando han fatto la strozzina
e picchiato a più non posso
un che s’è pisciato addosso
 
Noi ci siam guardati in viso
e poi dopo all’improvviso
non più servi né stranieri
fummo addosso agli infermieri.
*
(è la mia preferita)
postato da: AmoreAnArchiA alle ore 09:58 | link | commenti (2)
categorie: e ti chiamaron matta
martedì, 16 settembre 2008

Ti chiamaron matta di Gianni Nebbiosi: i testi (5)

5) BALLATA DELL’ALCOLIZZATO
 
Chissà se l’infermiere che sta qui di notte
s’è mai chiesto perché
siamo finiti qui al reparto tre.
 
“Vieni qui Mario prendi un bicchiere”
“Ma cosa fai? Stai sempre a bere…”
“Sentimi Mario non fare il cretino
io ci sto bene con il mio vino
e non invidio chi si accontenta
dopo otto ore da quasi animale
di un po’ di tele primo canale”.
 
“Dica Proietti fra un paio d’ore
venga di sopra dal direttore”.
Giunge il momento va dal padrone
“Lei rende poco, lei è un ubriacone
e quel che è peggio è che c’ha il coraggio
di provocare uno strano contagio
guardano lei come babbei”
 
“Dica Proietti deve piantarla
tutte le notti lei grida e parla
in questa casa c’è tanta gente
lavoratori… lei non fa niente
e si permette di disturbare
chi il giorno dopo va a lavorare
quindi lo sfratto è affare fatto”
 
Chissà se l’infermiere che sta qui di notte
s’è mai chiesto perché
siamo finiti qui al reparto tre.
 
Chissà se ha mai pensato che i nostri cervelli
di alcol imbottiti
hanno il coraggio d’essere impazziti
 
Chissà cosa ne pensa di questa pazzia
lui ch’è quasi un signore
con il cervello che impazzisce a ore.
*
Su Bielle c'è una bella recensione di "Compagnia cantante" e anche un'affettuosa stroncatura di "E ti chiamaron matta".
postato da: AmoreAnArchiA alle ore 10:53 | link | commenti (4)
categorie: e ti chiamaron matta
mercoledì, 10 settembre 2008

Ti chiamaron matta di Gianni Nebbiosi: i testi (4)

4) TI RICORDI NINA
 
Ti ricordi Nina
il vecchio girotondo
nella campagna chiara
di mezza primavera
per far crescere il grano
pregavi un dio lontano
un dio che non si paga:
e ti chiamaron maga.
 
Ti ricordi Nina
quando arrivò l'estate
il tuo parlar col cielo
con l'erba e con il melo
il tuo fuggir nei campi
quando la notte canta:
e ti chiamaron santa.
 
Ti ricordi Nina
la luce dell'inverno
e le case erano tane
per spartirsi la fame
tu stavi in mezzo al gelo
e bestemmiavi il cielo
con gli occhi di chi prega:
e ti chiamaron strega.
 
Ti ricordi Nina
il medico in paese
venuto da lontano
col suo camice bianco
ed un sorriso stanco
inutile e tagliente
come la vecchia latta:
e ti chiamaron matta.
 
E ti chiamaron matta
e ti chiamaron matta…
*
Il mio CD "Compagnia cantante" allegato al libro "Canta che non ti passa" ed. Stampa Alternativa - Nuovi equilibri è rientrato nella cinquina dei finalisti per le targhe del Club Tenco di Sanremo. Ne sono raggiante! Intanto potete ascoltare quattro brani di questo lavoro da qui, in ogni caso presto avrete ulteriori folli comunicazioni in merito. Grazie a chi ancora mostra di valutare così degno il mio lavoro.
postato da: AmoreAnArchiA alle ore 11:28 | link | commenti (1)
categorie: e ti chiamaron matta