martedì, 21 ottobre 2008

Un minuto di sole in più/in meno

Non avevo ancora fatto in tempo a smettere di brindare alla vita, perché un nemico della vita stessa si era andato a schiantare in macchina nella sua Austria, che la morte di Foa mi ha tolto quel minuto di sole in più.
Mi consolo con questa canzoncina di Pierre Perret, che, tenero come sa essere, quando però è cattivo lo è fino in fondo.
Mia sorella trova che questa canzone sia pericolosamente indulgente coi peggiori istinti umani (che non dovrebbero mai essere di rancore), ma sentire (e vedere) in originale questo brano, cantato dal vecchio perfido angioletto, dà la misura del gioco che in fondo è.

Un minut de soleil en plus

Moi je vis ma vie sans inhibition
Sans complexe ni dépression
Je n'écoute la fille de la météo
Que lorsqu'elle me dit qu'il fait beau.

Mais je tends l'oreille aux infos que j'abhorre
Si j'apprends qu'un salaud est mort.
Et je m'émerveille de ces petits plus
Qui pour moi font briller Phoebus.

Un dealer se fiche sous un autobus
Je vide une bouteille de Pétrus
Si Milosevic fait un infarctus
Une minute de soleil en plus.

Un enfant qui pleure, adieu ma gaieté
Au contraire je suis enchanté
Qu'un général meure d'une jolie gangrène
Au bras qui tenait la gégène.

Y a que les hypocrites qui pleurent sur le sort
D'un salopard quand il est mort.
Moi les parasites de la société
Je trouve qu'ils ont trop de santé.

Les fachos s'étripent au plus haut niveau
Même si ça pollue l'caniveau
Si l'gros porc zigouille l'immonde foetus
Une minute de soleil en plus.

Kadhafi s'étrangle d'un os de mouton
J'adopte le fils du mouton
S'il imite son père au prochain méchoui
Il met Ben Laden au tapis.

Pour çui qui tabasse sa femme ou son chien
Un p'tit cancer me paraît bien.
Pinochet trépasse - Desproges dirait ça
Je reprends deux fois d'la pizza.

Un poseur de bombes s'la prend dans les dents
Ça lui économise un cure-dents.
Si un pédophile la prend dans l'anus
Une minute de soleil en plus.

Vivo la mia vita senza inibizioni / Né complessi, né depressione / Ascolto la ragazza che fa il meteo / Solo se prevede bel tempo. // Ma tendo l’orecchio al notiziario che abborro / Se sento che un farabutto è morto / E mi meraviglio di queste cosine / Che per me fanno brillare Febo // Uno spacciatore si fotte sotto un autobus / Brindo con un bottiglia di Petrus / Se Milosevic ha un infarto / Un minuto di sole in più. // Un bambino che piange, addio felicità / Però sono incantato / Che un generale muoia di una cancrena carina / Al braccio con cui brandiva gli elettrodi. // Solo gli ipocriti piangono sulla sorte / Di un farabutto morto / Io, i parassiti della società, / Trovo che godano di troppa salute. // I fascisti si sgozzino a volontà // Anche se si intasano le fogne / Se il grosso porco accoppa l’immondo feto / Un minuto di sole in più. // Geddafi si strozza con un osso di pecora / Adotto la figlia della pecora / Se è degna della madre al prossimo spiedino / Mi mette Bin Laden al tappeto. // Per chi prende a botte la donna o il cane / Un bel cancro mi pare il minimo / Pinochet trapassa… il poeta dice / Offro la piazza a tutti. // Un posatore di mine se la prende nei denti / Farà a meno dello stuzzicadenti / Se un pedofilo se la prende nell’ano / Un minuto di sole in più.
postato da: AmoreAnArchiA alle ore 10:13 | link | commenti (4)
categorie: memoria dei cantanti
mercoledì, 20 agosto 2008

agosto, mese di partenze e (chissà) di ritorni

Speriamo che passino la loro morte in vacanza, come si augurava Brassens per sé (anche se poi io personalmente detesto le vacanze). Nino Ferrer e Herbert Pagani sono partiti in questo mese, uno dieci e l'altro vent'anni fa, uno volontariamente l'altro no.

C'è un bel traffico di amici mai conosciuti nel mio cuore in questo mese, spero non rallenti troppo il rientro a casa. Un bacio per tutti. Tranne che per i

Signori presidenti
(Herbert Pagani)

Per quella schiuma bianca che copre i nostri fiumi
Per tutti i nostri pesci che vanno a pancia in su
E per la primavera che cede i suoi profumi
Al superdetersivo con i granelli blu.
E per i panni sporchi lavati troppo tardi
In certe lavatrici intorno al Quirinale
Che puzzano d'inganni di sangue e di miliardi
Mentre la lira scende ed il terrore sale.

Per tutta la violenza che scende nelle case
Dai cieli crocefissi da antenne di tivù
Quando non è di turno tra Cirio e Belpaese
Il papa che consiglia: votate per Gesù.
Per l'urlo del pallone che vomita la radio
Coprendo altre urla nei vostri mattatoi
Prima che ci stendiate sull'erba di uno stadio
Signori Presidenti grazie da tutti noi.

E bravi per le belle centrali nucleari
Che tutti già paghiamo e che nessuno vuole
E che circonderete di mille militari
Finché non metterete un contatore al sole.
Bravi per la giustizia, che se non tace, giace
Per la rivoluzione che ha i piedi gonfi e siede
E per aver ridotto la libertà e la pace
A tristi prostitute che fanno il marciapiede

Bravi per le colombe costrette a fare i falchi
Perché vendete armi al meglio compratore
E per i vostri amori imposti ai rotocalchi
Perché la gente creda che voi c'avete un cuore.
Io vi ringrazio ancora e me ne vado adesso
La musica era bella e le parole no
Ma il mondo è bello e voi ne avete fatto un cesso
E finché ci sarete, così io canterò.

 - 20 ago 2008, 21.30 - Recital in solitario Cortile di Palazzo Palmieri Martignano (LE)
 - 23 ago 2008, 22.00 - Merizzo(Villafranca MS) con I.della Mea e Davide Giromini
 - 29 ago 2008 21.00 Estate udinese (e ti chiamaron matta) nell'Ex-Opp di Udine
 - 4 set 2008 18.00 Matti chiari, amicizia lunga... un'iniziativa di StampaAlternativa durante il festival della letteratura a Mantova
 - 5 set 2008 21.30 Festa USI Riotorto (LI)
 - 6 set 2008 21.30 Festival di letteratura resistente (Stampalternativa) Pitigliano
 - 13 sett Vibo Valentia (da confermare)
 - 14 set 2008 21.30 Festa di liberazione Cropani Marina (CZ)
postato da: AmoreAnArchiA alle ore 09:00 | link | commenti (10)
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lunedì, 09 giugno 2008

l'uomo nero (ciascuno il suo): ancora Vysotskij

Il mio uomo nero
 
Il mio uomo nero in doppiopetto grigio
Che sia burocrate, sbirro o ministro
Bussa alla porta, inatteso e ligio
Cambia di maschera come un clown sinistro
 
Mentre mi spezza le ali mi sorride
E mentre grido mi guarda cattivo
Per l’impotenza la voce mi stride
E grazie tante se ancora sono vivo
 
Mi faccio calma, allungo la scena
Chiedo consiglio ad un santone indiano:
Tutto ha una fine, anche ‘sta catena
E poi mi esplode l’urlo, mi dimeno.
 
Attorno a me l’isteria chiama la gogna
“Guarda che viaggi, a Parigi che fa
E i dirigenti stanno zitti? Vergogna!
Ci fosse ancora quello di qualche anno fa!”
 
Le voci salgono calunniosamente
Su come faccio denaro e vacanze
Vi lascio tutto, anche immediatamente:
Del mio regno vi do tutte e tre le stanze!
 
Certi miei amici, poeti laureati
Paternalistici danno lezioni
“I versi è meglio tenerseli appuntati
E non buttarli al vento delle canzoni”
 
Io reggo a malapena me stesso
È alla morte che parlo e che ascolto
Era già un pezzo che mi veniva appresso
Ma la mia voce rauca la spaventa molto
 
Son sempre pronto per gli appuntamenti
Ed a domanda rispondo come so
Io con la vita ho già fatto i miei conti
E mi trascino il fardello da mo’
 
Fra il sacro e il falso la so la differenza
E chi ha provato non me l’ha divelta
Sulla strada che mi avanza, io avanzo
Che per fortuna non ho avuto scelta.
1979
postato da: AmoreAnArchiA alle ore 12:26 | link | commenti
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giovedì, 05 giugno 2008

Woody e i nazisti del Quidanoi

Un editore un tempo molto glorioso ha avuto un sussulto di orgoglio e ha pubblicato un libro dal titolo "Le canzoni di Woody Guthrie" curato da Maurizio Bettelli.
Si tratta di qualcosa di più che necessario, nel senso che erano già canzoni necessarie quando sono state scritte, figurati un po' ora, coi fascisti dell'Illinois (quelli che Belushi odiava) solidamente piazzati qui da noi, ad ogni angolo di strada, ad ogni angolo di vita.

Rubo dal sito delle "Canzoni contro la guerra" (nella traduzione di Franco Senia) un testo che non sarà mai di troppo riportare per l'ennesima volta in cielo in terra o in ogni luogo della cattiva coscienza.

DEPORTATI

La raccolta è terminata
E le pesche stanno già marcendo
Le arance sonostipate nei loro depositi
Sotto conservante

Stanno per essere riportati in aereo
Oltre il confine col Messico
Dove spenderanno di nuovo tutti i loro soldi
Per poterlo riattraversare

Addio Juan addio Rosalita
Addio amici miei Jesus e Maria
Sarete privati perfino dei vostri nomi
Quando salirete sull'aereo
Vi chiameranno soltanto deportati

Mio nonno, lui guadò a fatica il il fiume
Gli portarono via i risparmi di tutta una vita
I miei fratelli e le mie sorelle
Arrivarono per lavoravare nei frutteti
Continuarono a tirare la carretta
Finché non caddero e morirono

Alcuni di noi vengono chiamati clandestini
Altri indesiderati
Il nostro contratto di lavoro è scaduto
E ce ne dobbiamo andare
Seicento miglia fino al confine messicano
Ci danno la caccia come se fossimo banditi
Fuorilegge, ladri

Siamo morti sulle vostre colline
Morti nei vostri deserti
Siamo morti nelle vostre valli
Morti nelle vostre pianure
Siamo morti ai piedi dei vostri alberi
Morti nelle vostre foreste
Lungo le due sponde del fiume
S
iamo morti alla stessa maniera

Il motore dell'areo si incendiò
Sopra il canyon di los gatos
Balenò come una meteora
E fece tremare le colline
Chi sono tutti questi amici
Sparsi tutt'intorno come foglie secche?
La radio ha detto che erano solo dei deportati

E' questo il modo migliore di coltivare i nostri orti?
E' questo il modo migliore di coltivare i nostri frutteti?
Cadere come foglie secche per concimare il terreno?
E non essere chiamati con nessun nome
Eccetto deportati?

Addio Juan addio Rosalita
Addio amici miei Jesus e Maria
Sarete privati perfino dei vostri
Nomi quando salirete sull'aereo
Vi chiameranno soltanto deportati.

postato da: AmoreAnArchiA alle ore 16:42 | link | commenti (4)
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mercoledì, 28 maggio 2008

l'anno Vysotskij 3

L'uomo finito

Una tartaruga d’accidia mi sale nelle ossa
La mente dal cuore è come fosse scollegata
Il respiro non manca e non soffia nella carcassa
Ed il sangue non gela affrontando la curva ghiacciata.

E la gola non serra le pene d’amore col fiato
I miei nervi lasciati andare, si sono allentati
Questi nervi s’appendono come fili da bucato
Non mi importa se sarò con lei o saremo perduti

Se mi spingono, già scivolavo di sella cadente
E non sento più nulla non sono aggrappato più a niente.

Non tracanno quell’acqua gelata che brucia le labbra
E non cerco qualcosa che accada, incontrare persone
L’arco giace ora inerte, la corda marcise e si slabbra
E le frecce spuntate che bruciano nere carbone

Non son teso, né atteso, né attento, ma come piantato
In un posto qualunque, qualunque minaccia m’è uguale
Mi si può attraversare come un finestrone spaccato
Come un telo di lino incolore, sbiancato di sale

Se mi spingono, già scivolavo di sella cadente
E non sento più nulla non sono aggrappato più a niente

Le ferite non bruciano, le cicatrici profonde
Sono sotterrate in pensieri perduti e scontati
Né i ricordi, né i sogni, né dubbi, né le domande
Mi commuovono, m’inteneriscono, sono auspicati

Sono stanco di battermi contro la gravitazione
Il mio cuore pulsa, lontano, perduto, in pensione
Sono steso appeso, confuso una corda pendente
Ed è tempo che parta al paese del nulla e del niente.

Ed è tempo che parta al paese del nulla e del niente.

postato da: AmoreAnArchiA alle ore 13:05 | link | commenti
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