Un editore un tempo molto glorioso ha avuto un sussulto di orgoglio e ha pubblicato un libro dal titolo "Le canzoni di Woody Guthrie" curato da Maurizio Bettelli.
Si tratta di qualcosa di più che necessario, nel senso che erano già canzoni necessarie quando sono state scritte, figurati un po' ora, coi fascisti dell'Illinois (quelli che Belushi odiava) solidamente piazzati qui da noi, ad ogni angolo di strada, ad ogni angolo di vita.
Rubo dal sito delle "Canzoni contro la guerra" (nella traduzione di Franco Senia) un testo che non sarà mai di troppo riportare per l'ennesima volta in cielo in terra o in ogni luogo della cattiva coscienza.
La raccolta è terminata
E le pesche stanno già marcendo
Le arance sonostipate nei loro depositi
Sotto conservante
Stanno per essere riportati in aereo
Oltre il confine col Messico
Dove spenderanno di nuovo tutti i loro soldi
Per poterlo riattraversare
Addio Juan addio Rosalita
Addio amici miei Jesus e Maria
Sarete privati perfino dei vostri nomi
Quando salirete sull'aereo
Vi chiameranno soltanto deportati
Mio nonno, lui guadò a fatica il il fiume
Gli portarono via i risparmi di tutta una vita
I miei fratelli e le mie sorelle
Arrivarono per lavoravare nei frutteti
Continuarono a tirare la carretta
Finché non caddero e morirono
Alcuni di noi vengono chiamati clandestini
Altri indesiderati
Il nostro contratto di lavoro è scaduto
E ce ne dobbiamo andare
Seicento miglia fino al confine messicano
Ci danno la caccia come se fossimo banditi
Fuorilegge, ladri
Siamo morti sulle vostre colline
Morti nei vostri deserti
Siamo morti nelle vostre valli
Morti nelle vostre pianure
Siamo morti ai piedi dei vostri alberi
Morti nelle vostre foreste
Lungo le due sponde del fiume
Siamo morti alla stessa maniera
Il motore dell'areo si incendiò
Sopra il canyon di los gatos
Balenò come una meteora
E fece tremare le colline
Chi sono tutti questi amici
Sparsi tutt'intorno come foglie secche?
La radio ha detto che erano solo dei deportati
E' questo il modo migliore di coltivare i nostri orti?
E' questo il modo migliore di coltivare i nostri frutteti?
Cadere come foglie secche per concimare il terreno?
E non essere chiamati con nessun nome
Eccetto deportati?
Addio Juan addio Rosalita
Addio amici miei Jesus e Maria
Sarete privati perfino dei vostri
Nomi quando salirete sull'aereo
Vi chiameranno soltanto deportati.
L'uomo finito
Una tartaruga d’accidia mi sale nelle ossa
La mente dal cuore è come fosse scollegata
Il respiro non manca e non soffia nella carcassa
Ed il sangue non gela affrontando la curva ghiacciata.
E la gola non serra le pene d’amore col fiato
I miei nervi lasciati andare, si sono allentati
Questi nervi s’appendono come fili da bucato
Non mi importa se sarò con lei o saremo perduti
Se mi spingono, già scivolavo di sella cadente
E non sento più nulla non sono aggrappato più a niente.
Non tracanno quell’acqua gelata che brucia le labbra
E non cerco qualcosa che accada, incontrare persone
L’arco giace ora inerte, la corda marcise e si slabbra
E le frecce spuntate che bruciano nere carbone
Non son teso, né atteso, né attento, ma come piantato
In un posto qualunque, qualunque minaccia m’è uguale
Mi si può attraversare come un finestrone spaccato
Come un telo di lino incolore, sbiancato di sale
Se mi spingono, già scivolavo di sella cadente
E non sento più nulla non sono aggrappato più a niente
Le ferite non bruciano, le cicatrici profonde
Sono sotterrate in pensieri perduti e scontati
Né i ricordi, né i sogni, né dubbi, né le domande
Mi commuovono, m’inteneriscono, sono auspicati
Sono stanco di battermi contro la gravitazione
Il mio cuore pulsa, lontano, perduto, in pensione
Sono steso appeso, confuso una corda pendente
Ed è tempo che parta al paese del nulla e del niente.
Ed è tempo che parta al paese del nulla e del niente.