venerdì, 21 settembre 2007

Gabriel Leroy

Mi porto sensi di colpa densi come grumi nel sangue.
Per dire la verità - masochisticamente - ci tengo anche a questi miei sensi e alla colpa. Mi servono per spingermi al tavolo da lavoro, insieme all'orrore per i discorsi dell'imbianchino (come diceva Bertolt), insieme agli amori finiti e finibondi, insieme a pochi entusiasmi e alla mia ancora immensa capacità d'entusiasmo.
Ho sensi di colpa, sia collettivi che personali.
Dell'ultimo dei quali volevo concionare quassù.

Sono - già l'ho detto più volte, anche quassù - un fan aggressivo e rabbiosamente convinto dell'immensità di quel talento della canzone moderna che è il francese Allain Leprest. Allain è un uomo difficile e tenerissimo, un écorché vif, come reciterebbe una frase idiomatica.
Allain è circondato da fan di aggressiva e rabbiosa convinzione che, come me, trovano un'incomprensibile porcheria che la semplice evidenza del suo genio non lo porti ad essere riconosciuto urbi et orbi come tale; e questo nonstante tutto ciò che Allain ha fatto, fa e farà per cercare di porre cariche di dinamite contro ogni ipotesi di diventare famoso.
Per creare un collegamento fra questi sparpagliati supporter c'è - of course - una mailing list a cui sono anche iscritti (almeno) due grandi artisti: il sottoscritto (...ahem!) e Claude Semal, eccelso cantattore poetico e politico (ne parlerò prima o poi). Questo per dire che siamo pochi... ma molto buoni!
Io sono uno spettatore di questa mailing list, un lurkatore per dirla con linguaggio specialistico, perchè il francese lo capisco bene assai... ma, quanto a scriverlo, sono un troglodita.
Ebbene, di questa mailing list uno dei più attivi animatori è Gabriel Leroy, instancabile, candido, entusiasta cronista di ogni concerto, ogni iniziativa musicale del giro degli artisti che stanno intorno e affianco ad Allain. Quelli come lui sono personaggi indispensabili a noi cantanti, quelli che non ti fanno sentire solo e abbandonato, sono gli altri te stesso, quelli che per amore ti affiancano... quelli che - come in una canzone di Vissotsky - vivono con te in una trincea e senza cui è difficile definirsi vivi.

A maggio in questa mailing list circola la notizia che esiste il mio disco "Sotto il pavé la spiaggia", che contiene quelle tre canzoni di Allain... e qualcuno addirittura piazza un link a un sito nascosto su cui ne ha messo gli mp3 scaricabili, qualcun altro si interroga sul senso di alcune traduzioni, effettivamente non perfettamente comprensibili per un francese. Mi sembra allora il caso di uscire allo scoperto sulla mailing list, dichiaro tutta la mia approvazione per chi fa condividere liberamente la mia musica e cerco di chiarire il senso e i riferimenti delle mie versioni italiane.
In privato mi scrive anche Gabriel Leroy:
(traduco dal francese suo) "Vorrei comprare il suo CD sotto il pavé la spiaggia, per ottenere le parole italiane delle canzoni di Leprest.
Lavoro per e con Allain.
g."

(traduco dal francese mio) "Oh, ma che piacere...
certamente lei sa che Allain è un genio della canzone, un uomo amorevole e adorabile... però che non è facilissimo tenere i contatti con lui! Sopratutto dall'Italia!
Ci si era visti nel 2003 (le allego una fotografia presa durante quell'incontro) a Parigi e Allain era entusiasta delle mie traduzioni... (o insomma era entusiasta che qualcuno si occupasse di lui in Italia)... in quell'occasione mi autorizzò a incidere i suoi brani.
Poi il disco è uscito con un paio d'anni di ritardo, ho tentato di raggiugerlo... ma intanto lui era alle prese coi gravissimi problemi di salute che lei sa... allora per paura di disturbarlo mi son fermato.
Sono ovviamente felicissimo di spedirle una copia di "Sotto il pavé"... anche se per i testi posso più rapidamente inviarle una e-mail (non si tratta di vere e proprie "traduzioni"... piuttosto di "imitazioni" come si diceva tre secoli fa).
In più è appena uscito un mio disco registrato dal vivo che contiene una versione differente di "Chissà" (C'est peut-etre).
In più... il mio lavoro sulle canzoni di Allain continua! Ora canto anche "Nudo" (Nu) "Piove sul mare" (Il pleut sur la mer). Se interessa posso vedere come farvi avere dei provini che sto registrando in questi giorni col mio pianista.
Può vedere come l'impegno per il nostro continua anche in Italia.
Un grandissimo bacio per Allain.
a presto. A."

Gabriel mi risponde subito: " Grazie per la risposta. La faccio subito leggere ad Allain. è fantastico ritrovare in te lo stesso fervore, la stessa fedeltà, la stessa amicizia per Allain, che qui hanno i migliori. Lo vedo spesso per lavorare in tranquillità con lui, per lui, all'incirca un giorno a settimana. Vuol pubblicare un libro con una scelta delle sue canzoni-poesie. La scelta è sua. Il libro sarà del tutto suo. Io faccio un lavoro di preparazione. L'autore è lui. Ecco spiegate le mie intenzioni. Quanto a me
dico ciò che penso,
penso ciò che dico,
faccio ciò che dico
dico ciò che faccio
faccio ciò che penso.....
Mi assumo ogni responsabilità di ogni mio atto (ho 63 anni) ed è perciò che trovi il mio indirizzo e il mio telefono qua sotto.
Allain riceve la posta al Bar che frequenta. Voglio comunque comprare una copia del tuo CD per me. Grazie di tutto. Con amicizia. Gabriel."


Quest'è matto - pensai leggendo quella sfilza di "dico ciò che penso, faccio ciò che dico"... dunque mi piace.
Epperò dopo quel breve scambio di messaggi... più nulla...
Inghiottito dai triboli, dai dissapori coi musicisti che mi accompagnano, dai casini esistenziali, dagli spostamenti e dai begli incontri, dalle nuove prove coi nuovi musicisti con cui si inizia, s'incomincia, si ricomincia, Gabriel Leroy viene consegnato a un angolino della casa - disordinatissima - che sta nella mia testa. Nulla questa casa perde... certo... ma molto nasconde. A lungo.
Ogni tanto mi risorge in questi mesi il senso di colpa di non aver ancora mandato niente a Gabriel Leroy. Allora pensavo: devo avere il tempo di scrivergli una lunga lettera e raccontargli un po' di cose... e poi alla lettera devo allegare i provini di quelle tre nuove canzoni di Allain che ho adattato... una per volta, in mp3... ma chissà se ci stanno... o farmeli mettere da qualche parte, sì che li possa scaricare con comodo...
E sono passati dei mesi, è passata l'estate...

Qualche giorno fa è arrivato sulla mailing list di Allain questo messaggio di Claude Semal:
"Ho appena saputo della morte di Gabriel Leroy, che spesso interveniva su questa lista e che era uno dei grandi ammiratori e conoscitori di Allain. So che lavorava a una raccolta completa delle sue canzoni, insieme a lui. Gli avevo scritto in agosto per passargli un paio di manoscritti che Allain mi aveva affidato durante un passaggio in Belgio.
Il figlio di Gabriel mi ha comunicato che era stato ospedalizzato un mese fa e che è appena morto."

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lunedì, 20 agosto 2007

Cremona e il Gallo

eccomi qui dopo la lunga (lunga?... beh, insomma...) pausa estiva in cui mi son fatto scarrozzare dai trasporti pubblici per il complicato sud:

avete mai provato a fare la tratta Catanzaro lido/Lecce? e poi qualche giorno dopo Lecce/Reggio Calabria? per poi ripartire al mattino alla volta di Napoli?... No?... Allora voi forse potete anche sapere che il settentrione è molto lontano dal mezzogiorno, ma non saprete che il sud è diviso dal sud da barriere pressocchè insormontabili... e questo è un discorso che parte dai collegamenti territoriali ma arriva molto lontano... e volendo spiega tante cose.

Intanto dò in estremissimo (perchè in estremissimo mi hanno contrattato!) l'informazione che canterò in una bella situazione di festa provinciale dell'ARCI a Cremona giovedì prossimo, il 23...

Ho con l'ARCI di Cremona un vecchio amore, ereditato dal mio passato di fumettaro: lì sorse un mucchio d'anni fa il mitologico centro intitolato ad Andrea Pazienza, da me frequentato per fumettistici motivi.
E lì pure mi trovai a cantare - per la prima volta in pubblico - una mia canzone sui fumetti, in quella che è la preistoria di questa mia personale avventura canterina (sarà stato il 94? o giù di lì, insomma).
L'occasione fu offerta e voluta da uno di quei matti totali che agitano la provincia italiana e funzionano come il caglio nel latte... coagulano energie sospese, intenzioni, potenzialità... rompono i coglioni a tutt'il mondo e alla fine - per quanto con un dispendio di forze enorme da parte loro, forse fin eccessivo - sortiscono un qualcosa che resta e - talvolta - dura.
Sono persone indispensabili, come il Gennari di San Benedetto del Tronto, come - per quanto ho intuito dall'unica volta in cui l'ho incontrato - doveva essere l'Amilcare Rambaldi di Sanremo, come "il Gallo" di Cremona... appunto... l'uomo dietro la nascita del "centro" suddetto e "l'incasinatore culturale" (rubo la definizione a Max Manfredi) che era dietro a millanta cose.

Ora credo che già da un po' il Gallo si sia sposato, abbia figliato e si sia dato una calmata... però lo attendo al varco: il matto è una vocazione... ben più del cantautore.
Certe città per noi significano una persona e così, appena m'hanno telefonato per dirmi "Cremona", m'è venuta in mente 'sta roba, anche se non so se dietro questo strano e improvviso concerto - comunicatomi l'altr'ieri - ci sia ancora una volta lui... ma lo stile e la follia è quella. Cercherò di esserne degno, come già cercai nel '94 (o '95?). Venite a vedere.

ARCI FESTA 2007
cortile palazzo Duemiglia
Cemona

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categorie: memorie di un cantante
giovedì, 05 luglio 2007

Stamane ero quasi felice perchè m'era arrivato il cofanetto coi due volumi delle opere poetiche complete di Aragon (alla modica cifra di centoventieuri... 'sti cazzi di Pleiade sono bellissimi, ma cari come la trifola!!!).
Me li son caricati nello zaino, sul portapacchi della bici, e son partito e dopo un po'...

Cazzarola... senza nessun minaccioso preavviso, senza nessuna ragione apparente, nottetempo o di primissima mattina (fra il mio ritorno dal lavoro - verso le 18 e 30 - e prima che uscissi - cioè verso le 7 e mezza - ) mi son ritrovato con entrambe le gomme della bicicletta tagliate...


Taglio netto e chiaro, m'ha detto con aria consapevole il biciclettaro del naviglio pavese porgendomi lo scatolotto per digitare il pin del bancomat,  laterale...
(Ora che ci penso, protendo per l'ipotesi della prima mattina, perchè son riuscito a fare qualche chilometro prima che fossero a terra).

Che fare?
Mi vedo molto male ad appostarmi per sorprendere lo sgozzatore di pneumatici!
Non ringhierò dalla ringhiera!

Eppoi... qualche anno fa avevo... diciamo... dei vivaci scambi d'opinione coi vicini in merito ai miei gatti e alle chitarre... ma oramai, sono un inquilino (quasi)modello! Niente più gatti e le chitarre le uso molto più fuori casa che dentro.
Nemmeno un ritorno di fiamma (ossidrica: egli era un ex-topo d'appartamento) del mio storico peggior vicino - quello di sotto - si giustifica: proprio in 'sti giorni giace in un letto d'ospedale.

Perchè? ...ché segnale può essere? ...non l'ho mica capito.

E se fosse solo un intemperanza degli infanti che sciamano nel cortile della mia ca' di ringhiera: qualche tempo fa nessuna bici s'è salvata dalla privazione della parte superiore svitabile dei campanelli...
dopo il secondo campanello decapitato ho ovviato comprando un campanello tutto-d'un-pezzo... come si conviene!
Ma questo sarebbe un salto di qualità... un "mirare al cuore della coscienza ecologica" che non voglio figurarmi!

Ufff... dopo la costosa sostituzione, ora m'angustio sulla via del ritorno!

Si accettano consigli...

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martedì, 27 marzo 2007

Un pass’a n’ante, un pass’indietro.

Due parole su una polemica in cui mi trovo in qualche modo coinvolto, ma su cui non ho una posizione precisa.

Ovviamente so che il secondo re d’Italia, il re “buono” (attenzione alle virgolette), subì tre attentati da parte di altrettanti anarchici e che il terzo andò a buon (questa volta senza virgolette) fine.
Ma orrori e retroscena del primo sfortunato tentativo di arginare la “bontà” di re Umberto mi erano del tutto ignoti, finché qualche anno fa i compagni della FAI Milanese di viale Monza, non mi misero in mano un enorme tomo di Giuseppe Galzerano.
GIOVANNI PASSANNANTE: la vita, l’attentato, il processo, la condanna a morte, la grazia “regale” e gli anni di galera del cuoco lucano che nel 1878 ruppe l’incantesimo monarchico. (Galzerano Editore 1997).
Mi appassionai alla lettura del documentatissimo volume ed entrai col cuore e con la mente nel dramma di Passannante. Ve l'ho già raccontata qualche post fa, ma ribadire giova: era un ragazzo mingherlino di 29 anni, nato a Salvia di Lucania, un paese miserabile di una regione tutt’oggi poverissima. Cresciuto nella più assoluta miseria, sopravvissuto all’altissima mortalità infantile del tempo e della zona, faceva umili lavori di cuoco in trattoria, coltivava la speranza del riscatto, l’ostinazione di imparare – unico della sua famiglia – a leggere e scrivere, vizio per cui era guardato con diffidenza nelle locande in cui prestava servizio.
Presto si appassionò agli ideali repubblicani, divenne un libertario con venature messianiche, un cultore della fraternità, un sostenitore ante litteram dei diritti delle donne, un oste che dava da mangiare gratis alla povera gente e infine, forzando la gentilezza del suo animo, un aspirante tirannicida.

Durante la lunga tourné con cui Umberto sanciva nel 1878 la propria salita al trono, Giovanni a Napoli impegnò la sua giacca per procurarsi un coltellino con cui si avventò sulla carrozza del monarca. Riuscì appena a scalfirlo, e fu subito quasi massacrato dalla scorta. Fu arrestato, torturato, angariato.
Fu condannato a morte (per l’intenzione di uccidere il re!). Poi fu graziato.
L’intera sua famiglia venne rinchiusa in manicomio: solo una famiglia di pazzi poteva generare un regicida! Al paese di Salvia di Lucania venne cambiato il nome. Savoia di Lucania, si chiama oggi.
A Passannante viene riservato un cammino d’inferno: è rinchiuso in una cella sotto il livello del mare, nel buio totale, con una catena di diciotto chili al collo, isolato da ogni contatto umano. Vive e si ciba fra i propri escrementi. In capo a pochi anni è straziato dallo scorbuto e – ora si! – impazzisce. Dopo dieci anni viene trasferito in manicomio e lì muore nel 1910, ridotto a una larva cieca.
Non è finita: la sua testa viene spiccata dal corpo, il cervello conservato in vaschetta ed esposto a fianco al cranio al museo criminologico di Roma. Esposto ancor oggi.

Di questa vicenda ci troviamo a parlare, per gli strani casi della vita, un giorno di alcuni anni fa con Andrea Satta, cantante dei Tetes de bois, artista nella vita prima ancora che nell’arte e agitatore culturale dalla mille risorse.
Per lui la memoria e l’orgoglio di Passannante diventano un rovello: vuole in qualche modo parlare della vicenda, farla conoscere. Credo abbia esercitato fascino su di lui anche quel non so ché di vagamente surrealista che contiene, effettivamente questa storia di paesi senza nome e di cervelli esposti – sia detto con tutto il rispetto per Passannante – sfiora i confini dell’humor nero: i carnefici di Giovanni oggi ci appaiono più vicini a una macabra messinscena, a un Frankenstein Junior in versione tragica; nella loro trucidità non si riesce a prenderli sul serio, una risata li ha già seppelliti questi tagliatori di teste. Andrea Satta in questi ultimi anni si è attivato col doppio scopo di riportare Passannante a casa e nel contempo di restituire a Savoia di Lucania il suo vero nome.
Finalmente un mesetto fa mi chiama a prendere parte a un grande spettacolo a Roma per promuovere queste intenzioni.

Lo spettacolo si svolge in pompa magna al teatro Palladium di Roma il 19 marzo scorso, in una Roma insolitamente piovosa e fredda. Vi sfilano - senza alcun trattamento privilegiato, tutti uguali in cartellone - star dello show business, giornalisti, poeti, persino qualche carica istituzionale (che dopo cinquant’anni di repubblica si siano finalmente accorti che il cranio di un tirannicida non è un’aberrazione di natura?).
C’è Gino Paoli che apre cantando Gli anarchici di Ferré con Andrea e con tutti i Tetes, tanto bravi sul palco quanto premurosi fuori, c’è Ulderico Pesce, attore che ha dedicato un intero spettacolo a Passannante, c’è Enrico de Angelis, Gianni Mura, Carmen Consoli che canta in maniera sublime "Malarazza" Ti lamenti? Di che ti lamenti? Pigghia lu bastune e tira fora li dienti"
Lo spettacolo è una kermesse che, nonostante la lunghezza, magnetizza il teatro stracolmo. Un trionfo. Il nome di Durruti evocato da Mauro Macario è accolto da un interminabile applauso…
Insomma, di che tornarsene a Milano soddisfatti.

E invece sulla posta elettronica mi aspetta un’amara sorpresa, l’ottimo Galzerano – l’autore della monografia di cui ho detto - ha inviato una mail in questi toni: “Per motivi storici e politici è una follia seppellire i resti di Giovanni Passannante.” Un po’ mi sento colpito sul vivo, anche perché, con Galzerano ci stimiamo e ci vogliamo bene… e rispondo piccato. Giuseppe mi invia un lungo appassionato scritto che chiarisce il suo punto di vista di cui vi cito alcuni passi:

“Appello agli storici e agli uomini di cultura. È in atto un brutale e incivile tentativo di cancellare una pagina della storia sociale e politica del nostro paese. (…) È necessario ribadire ancora una volta che per motivi storici e politici sono totalmente contrario alla sepoltura dei resti di Giovanni Passannante (…). Mi sono interessato di Passannante per passione politica e senza secondi fini, quando nessuno se ne occupava, consultando per le mie ricerche numerosi archivi in Italia e all'estero. (…) Attualmente il suo cervello e il suo cranio sono conservati al museo criminologico Altavista di Roma. Questi due reperti che ormai appartengono alla lunga e drammatica storia della repressione italiana testimoniano alle future generazioni la barbarie di quel tempo e della monarchia dei Savoia e di chi diede l'ordine di decapitare un morto. (…) A distanza di cent'anni non ha nessun senso seppellire i due piccoli resti del cadavere, che ormai svolgono un ruolo di testimonianza storica e la storia ha bisogno di essere portata alla luce e non di essere seppellita. Se qualcuno dovesse decidere - per fare un esempio - di seppellire i resti di Pompei, l'opinione pubblica giustamente si opporrebbe gridando ad un attentato alla storia e alla conoscenza. Quei resti devono rimanere per gli storici e per i cittadini come un'indistruttibile ed eloquente testimonianza della durissima repressione monarchica, dei difficili rapporti tra cittadini e istituzioni, testimoni muti eppure parlanti della tragedia di un uomo e allo stesso tempo della mancanza di rispetto per la vita umana ma anche per la stessa morte.(…) Seppellire Passannante nell'attuale Savoia di Lucania significherebbe recare nuove e inacettabili persecuzioni alla memoria del cuoco lucano.(…) Chi vuole la sepoltura di Passannante non ha mai avuto a che fare con la storia e con il lavoro storiografico, che privilegia i documenti e non li nasconde. (…) perchè seppellire solo i resti di Passannante quando le chiese del nostro bel paese sono piene di resti di santi e madonne? Dirò di più, finanche i resti di Cesare Lombroso - la sua testa è conservata in un recipiente di vetro - sono esposti a Torino nel Museo di Antropologia criminale. Allora seppellire solo i resti di Passannante è un'ulteriore ingiustizia nei suoi confronti e un'offesa alla sua memoria. (…) Si vuol fare - mi auguro senza volerlo - un favore ai Savoia, eliminando la prova della loro crudeltà politica ed umana: quei resti ci fanno capire chi erano…(…) Sono un monito politico e storico per il passato, per il presente e per il futuro affinchè nessuno decapiti uomini e combattenti in nessuna parte del mondo. (…) Giuseppe Galzerano.”

Nel frattempo anche un messaggio su questo blog, mi rimanda a un’opinione piuttosto acida espressa da un altro blog “Arte” in merito allo spettacolo cui ho preso parte, la trovate qui.

Bah, ovviamente le critiche contenute in questi interventi mi muovono a pormi delle domande, a formulare degli interrogativi, ma non giungo a darmi una risposta definita.

Io ho partecipato a quello spettacolo, ma non credo di dover fare a mia discolpa l'elenco delle iniziative a sostegno dei compagni vivissimi, e in generale di tutte le iniziative contro la repressione cui ho aderito. Quanto a tutti coloro – Tetes de bois in testa – che si sono mossi per portare la loro solidarietà in questa vicenda, direi che non possiamo proprio dire che per gli anarchici seppelliti vivi nelle prigioni non ci siano stati movimenti d’opinione: come si può scordare, per esempio, l'impegno onestamente profuso da molti non anarchici (Stajano, Cederna, ecc...) alla causa della liberazione di Valpreda e della verità per Pinelli. Io a quelle persone porto stima e gratitudine, pur nell’eventuale differenza delle opinioni.

La cosa che maggiormente mi sfugge è sopratutto dove sia "tutto questo apparato clericale della degna sepoltura" nell’intenzione di togliere ciò che resta di Passannante da quel museo degli orrori. Forse che gli anarchici hanno mai aderito alla pratica dell'imbalsamazione e dei mausolei nella piazza rossa? Forse ho capito male leggendo le pagine stupende dedicate da Kaminski ai funerali di Durruti? Forse che serva spostare la bara di Pinelli dal cimitero di Carrara dove si trova, alla questura di Milano per continuare a provare tutta la propria rabbia?
Forse hanno fatto male i compagni che portarono in corteo per tutta Pisa Franco Serantini al cimitero colle lacrime agli occhi?
O per volare alto ricorrendo a qualche reminiscenza liceale, Foscolo - che non era proprio un clericale modello - ha avuto qualcosa di importante da dire sul potere evocativo di rabbia e di passione dei sepolcri.

Per cui, cari compagni, discutiamo pure dell'opportunità dell’iniziativa in questione, ma tenendo ben presente che, parlare di Passannante oggi, corrisponde al tentativo di riaccendere un lume su questa storia oscurata del nostro "belpaese", ben vengano allora spettacoli e concerti. A parte l'ottimo libro di cui ho abbondantemente detto, cosa è stato fatto contro l'oblio di questa vicenda negli anni passati?

Non so dire se abbia ragione Galzerano o se abbia ragione chi sostiene che ciò che resta di Passannante andrebbe spostato dal museo criminologico e forse a questo punto nemmeno mi pare fondamentale.
Quello che so per certo è che l'unica degna dimora del compagno Passannante – al di là di ciò che resta del suo corpo - è nella sua memoria, viva nella nostra, nelle lotte contro le casate degli oppressori e dei loro degni eredi fascisti e postfascisti. Tutto ciò che conta è in questo cantare e gridare contro l'oblio e contro la barbarie.
L’iniziativa dei Tetes de Bois a questo è valsa: gli spettatori che uscivano dal teatro Palladium ne sapevano certo molto di più su Passannante di quando sono entrati, e per questo sono personalmente orgoglioso di avervi partecipato.
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giovedì, 08 marzo 2007

mesciu Passannante e auri uagnuni

Qualche settimana fa sono rimasto davvero di sasso a vedere una roba che m'è parsa pazzesca (pazzescamente bella, dico).
Pazzesca perchè era sulla TV, sulla RAI, e perchè era la conclusione di un programma in prima serata.
Il programma della Dandini - Parla con me - che s'è concluso con una canzone che Ascanio Celestini cantava a mo' di sigla. La canzone giocava sul concetto di ladro e di padrone ed era un esplicito attacco alla proprietà privata, il ché già mi aveva messo bene e assai!
Io già a 'sto Celestini gli volevo bene e lo stimavo per i suoi spettacoli! Ora attacca pure un principio come la proprietà, gli stra-voglio bene.
Ma la cosa non s'è fermata lì. Mentre la canzone se ne stava bella bella per finire il Celestini ha chiosato (cito a memoria): "In questi giorni Emanuele Filiberto di Savoia ha detto che l'italia è ormai matura per essere una monarchia parlamentare. In conseguenza di ciò dedico questa canzone a Gaetano Bresci tessitore, anarchico e uccisore di re".

Madò! Ho sentito bene? Proprio così...
(magari chi mi legge - se è capace - se lo può pure andare a vedere su qualche Rai punto clik di sorta!)

Ci son rimasto! Bravo Celestini, non sei solo un grande artista, sei molto di più, sei un uomo coraggioso!
Avrei voluto dirlo a tutti, mi sono messo a saltare qui e lì per casa... fare telefonate in giro...

Voglio quindi esprimere qui la mia più grande ammirazione per Ascanio Celestini. Augurargli ogni bene, ogni fortuna e che possa campare fino 300 anni.
*

Per restare in tema, Andrea Satta sta organizzando un bello spettacolo per Passannante. Sapete chi è stato Passannante? Beh il solito benemerito wiki può essere d'aiuto.
Per farla breve Passannante tentò di uccidere - una dozzina d'anni prima di Bresci -  Umberto I con un coltellino da pane e la pagò (lui la sua famiglia e il suo paese)  durissimamente.
Nell'assurda condizione carceraria in cui fu ristretto diventò pazzo e, una volta morto, gli venne segata via la testa, il suo cervello venne messo in formaldeide e i suoi resti sono ancora esposti al museo criminologico (è orribile, ma "la gente magari fa anche finta / però le cose è meglio fargliele sapere").

Andrea Satta sono anni che s'adopera per una degna sepoltura del compagno (in una repubblica i tirannicidi non dovrebbero poi essere considerati gente così assurda, o no?). Pare che alla fine ci si potrà riuscire. Noi intanto saremo a cantare per Passannante a Roma, al teatro Palladium la sera di lunedì 19 marzo.

Chi siamo "noi"? Che io sappia ci saranno Gino Paoli, Mauro Macario, Paola Turci, Consoli, ecc... (mi scuso con gli altri che verranno e di cui non conosco il nome) oltre che ovviamente i padroni - si fa per dire - di casa, i Tetes de bois.

Un pass'a n'ante un pass'indietro
Nell'aria umida di vetro
Un pass'a n'ante che poi riesci
E se non riesce finisce Bresci.

*

ATTENZIONE! ATTENZIONE! ATTENZIONE!
IL CONCERTO DEL 14 A BOLOGNA ALLE SCUDERIE è SPOSTATO A MERCOLEDI' 28

Mercoledì 28 di marzo grandissima presentazione di "Sotto il pavé" a Bologna, alle Scuderie, con i Moka al massimo della forma, della formazione e della formaldeide (nel senso che se non sono al massimo gli faccio fare la fine di Passannante)!
Il concerto verrà aperto da Maria Elena, ormai vittima di paurosi corsi teatrali e in rotta per divenire una futura Sciantosa di professione (fame per fame, tanto vale fare una cosa beddha) con lei Nicolò Bertozzo e, ad accompagnarli, mesciu Simeone Pozzini: particolarmente meritorio per essere l'unico lodigiano ad applicarsi in un corso di salentino (ce cazzu'sta uardi?). Eseguiranno - in tema con lo spettacolo - pezzi di Brassens, di Chico Buarque e un'antica rarità sottratta ai cassetti segreti del sottoscritto "La nebbia blu".

Non mancate per nessun motivo.
...e poi, e poi i prossimi appuntamenti:

- 17 marzo a Genova si presenta il CD che pochi hanno potuto sentire ma molto bello curato da Isa su Genova stessa.
- 19 marzo Andrea Satta dei Tetes de Bois ha organizzato ecc... ecc... (vedi sopra).
- 23 marzo a Torino MIrafiori Sud (Centro del Protagonismo Giovanile, Strada delle Cacce 36) concerto coi Moka.
- il 24 marzo i giovani di rifondazione di Siena ci hanno invitato a fare un concerto all'Orto de'Pecchi (a 50 m. da Piazza del Campo, mi dicono).
- 28 marzo c'è il concerto delle Scuderie di Bologna di cui sopra
- il 29 marzo a Milano in via Torino ci sarà il nostro show case in FNAC alle ore 18.
- sempre quel 29 lì, a sera, io e Rocco cantiamo alla Cueva (proprio su via Gorizia, piena Alzaia del naviglio)
- 10 apr 2007 18.00 show case in FNAC Genova
- l'11 aprile a Massa ci sarà uno spettacolo resistente con me e il carissimo Della Mea, probabilmente al teatro comunale.
- il 14 aprile sono ospite specialissimo del cantautore più specialissimo che conosco: Max Manfredi a Milano.
- 19 apr 2007 21.00 alla FAI di Milano Viale Monza 255 (in duo con Rocco).
- 21 apr 2007 21.30 ARCI Joe (Moka) Fidenza
- 27 apr 2007 21.00 Coop. Sancho Panza Rassegna resistente Varese
- 30 apr 2007 22.00 aspettando domani primo maggio coi Moka (anteprima Zollette) Asti
- 5 mag 2007 21.30 centro sociale il macello (Moka) Lugano
- 29 giugno 2007 21.30 Porta dei canti in Scighera Milano

ps
Ahem... mi rendo conto, riguardando ora il tutto, che per essere un post dell'8 marzo non si parla moltissimissimo di donne... vabbè, le compagne sapranno spero perdonarmi, io no...

postato da: AmoreAnArchiA alle ore 17:02 | link | commenti (13)
categorie: memorie di un cantante